Alisson Ramses Becker, meglio noto come Alisson, 24enne portiere della Roma arrivato in Italia la scorsa estate dall’Internacional de Porto Alegre, si è raccontato nel corso del programma Roma Inside, in onda su RomaTV:

“Mi trovo molto bene a Roma, è un’esperienza unica in un città storica e in una squadra come la Roma, culturalmente è molto simile al Brasile, mi trovo bene con la mia famiglia. Mi trovo bene non solo per il calcio ma anche a livello culturale, questa città ti può insegnare molto, quindi è un’esperienza positiva. All’inizio è stato difficile a causa della lingua, finché non la impari, qua parlano tutti italiano e un po’ inglese, io conoscevo più quest’ultimo che l’italiano. In tre mesi ho imparato le nozioni base dell’italiano e ho iniziato a comunicare meglio con i miei compagni. In campo è diverso, è più naturale, già dalla prima settimana sono riuscito a comprendere il calcio europeo e quello italiano, l’adattamento in campo è stato più veloce che fuori, perché bisogna imparare lingua, cultura, modi. Ci sono molti stranieri, la maggior parte e altri di altri paesi nel mondo, tutti con la loro cultura. Roma è una città turistica e quando vado in centro vedo persone da tutto il mondo ed è normale, tu sei solo in mezzo a una moltitudine di gente e vai tranquillo. È nella cultura del calcio accusare il portiere quando di subisce gol, la gente cerca di capire di chi è stato l’errore, ma noi ci alleniamo duramente ogni giorno e solitamente siamo i primi a entrare in campo e gli ultimi a uscire, lavoriamo molto, quando si gioca ogni errore minimo può essere fatale. La parte consumata del campo è dove è posizionato il portiere. Volevo giocare in porta sin da bambino, ma prima giocavo come regista perché mio fratello Muriel faceva il portiere e per chi non lo sapesse gioca nell’Internacional de Porto Alegre. Un giorno mi disse di giocare in mezzo perché fare il portiere è faticoso. Dopo un solo allenamento ero terrorizzato, troppa confusione. C’erano persone in ogni lato, tutti correvano dietro la palla e a me non piaceva. Sono un tipo un po’ solitario, un giorno mancava il portiere e ho parlato con l’allenatore e sono diventato portiere e questa piccola scelta mi ha portato bene”.

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Ragazzo del '99, amo il calcio, argomento di cui parlerei tutto il giorno se fosse possibile. Diplomato al Liceo Linguistico, attualmente studio Economia e Management ed il mio sogno, dopo aver viaggiato qualche anno all'estero, sarebbe lavorare e vivere quotidianamente nel mondo del pallone.

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