La crisi economica generata dal durante e post Covid-19, se ne parlà già tanto. Come tutti i settori economici, anche il calcio sarà chiamato a cambiare pelle a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Uno dei temi più cari ai tifosi è sicuramente il calciomercato: siamo sicuri però che sarà lo stesso di prima?

Il calciomercato post Covid-19: cosa cambierà?

Lo scenario che si prospetta, sarà molto diverso da quello delle recenti sessioni di mercato. Il mancato incasso dai diritti tv rischia infatti di mettere in ginocchio moltissime società: nel caso in cui si dovessero concludere i campionati, ovviamente questi incassi ci sarebbero, ma serviranno in molti casi per sanare i danni economici causati dal Coronavirus (stipendi arretrati dei dipendenti in primis), piuttosto che per regalare una follia di mercato ai propri tifosi.

Pensando, forse in maniera pessimistica, anche al futuro quando la crisi del paese che ora genera disdette agli abbonamenti potrebbe portare un calo di nuovi contratti e una bassa percentuale di ritorni dalla disdette ai pacchetti delle pay-tv. Idem per abbonamenti stadio, ma su quello si sa poco e meglio non esprimersi.

Un’altro argomento che sta tenendo banco è quello legato alle tempistiche: quando si svolgerà la prossima sessione di mercato?

Un indizio potrebbe celarsi tra le parole di James Kitching, direttore del regolamento calcistico FIFA, che ai microfoni dell’emittente tedesca ARD ‘Sportschau’ si è espresso in questo modo:

La terza sessione di mercato

James Kitching appointed Director of Football Regulatory at FIFA ...
James Kitching, l’uomo che ha in mano le sorti del prossimo calciomercato

Le parole di Kitching, non sembrano lasciare spazio alla libera interpretazione: per venire incontro alle esigenze dei club, verrà introdotta una terza sessione di mercato, purché non vengano superate le abituali sedici settimane. Ciò che resta da definire con precisione tuttavia, è come incasellare il periodo da dedicare alle partite da recuperare e quello per le trattative.

La situazione per ora è davvero piuttosto nebulosa: tra le diverse proposte che sono emerse, nessuna sembra convincere all’unisono.

La proposta più realistica sembra essere quella di collocare queste settimane di mercato una volta che i campionati saranno stati recuperati. Anche in questo caso sorgerebbe tuttavia un nuovo problema: come comportarsi con i contratti in scadenza il 30 giugno?

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Inutile girarci intorno: la scadenza di molti contratti ed altrettanti prestiti pende come spada di Damocle sulle teste di tantissime società italiane. La SPAL in questo senso rappresenta uno dei casi più eclatanti: qualora la FIFA non intervenisse, Semplici rischia di perdere diciassette giocatori.

Quello degli emiliani purtroppo, non è un caso isolato: tante, forse troppi club nostrani rischiano di rimanere quasi senza giocatori se il regolamento non dovesse cambiare.

A gettare il panico è stata l’affermazione di Emilio Garcia Siviero, direttore legale del principale organo calcistico a livello globale: “La Fifa non può prorogare i contratti oltre il 30 giugno però le date per i trasferimenti non saranno le stesse e i giocatori non potranno essere registrati“.

Fanno da contraltare in questo senso le parole di Claudio Pasqualin, avvocato ed esperto di diritto sportivo, che prospetta un altro tipo di scenario:

Temo che in questo caso si dovrà andare sulle trattative individuali per prendere atto di chi vuole rinnovare e chi no. In sostanza, la società chiede al tesserato di giocare per altri tre mesi e poi passerà alla nuova, a seconda di quando inizierà la nuova stagione“.

La decisione della Fifa sul calciomercato: rigidità o flessibilità?

Al di là di come si deciderà di spalmare le partite ancora da disputare, la FIFA dovrà battere un colpo, ed anche piuttosto in fretta. Agire nel rispetto pedissequo delle regole tuttavia, potrebbe essere deleterio non solo per i club italiani, ma anche per molte realtà straniere.

Sarebbe forse il caso di cogliere la palla al balzo, e di apportare una serie di modifiche ad un calciomercato che ha ormai assunto scenari da Far West. Permettere alle singole società di risolvere in maniera autonoma la situazione con i propri giocatori in scadenza, deve essere solo il primo passo.

Una delle modifiche più interessanti, che andrebbe a vantaggio soprattutto di allenatori e giocatori, prevederebbe l’introduzione di una deadline unica per tutti i campionati. Questa e altre varianti sarebbero un toccasana, e la ragione è presto detta: conviene davvero far scendere in campo per mesi giocatori scontenti e con le valigie in mano?

La speranza per la nascita di un mercato più sostenibile è l’ultima a morire. Per farlo sarà però necessario agire in tutela di quelle società che rischiano di scomparire nel nulla.

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