Ripresa dei campionati: come la pensano i tifosi?

curva nord lazio

“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti“:

Arrigo Sacchi

Voglio iniziare quest’articolo citando questa famosa frase che meglio non potrebbe descrivere l’attuale situazione, con il sistema calcio alle prese con mille interrogativi nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria.

Nel mentre il nostro paese continua a fare la conta dei morti (che ha superato quota 13.000), si continua a fare quotidianamente previsioni sulla possibile ripresa dei campionati. Tra date e zone sicure dove riprendere le giornate mancanti (più i quattro recuperi della 25a giornata), i club di Serie A sembrano spaccati su due fronti: da un lato chi preme per il ritorno in campo (in primis la Lazio), dall’altro chi vorrebbe che fosse sancito un arrivederci alla prossima stagione.

Porte chiuse o aperte in Serie A?

Con un flashback, torniamo al 22 febbraio quando si scatena un vero e proprio terremoto sulla Serie A, quando si decide di disputare quattro partite a porte chiuse: polemiche a non finire, tanto da “costringere” il rinvio alle settimane successive (logicamente non accaduto), così da disputare le gare in presenza di pubblico. Il tutto che si ripete anche nel week-end successivo, salvo poi raggiungere la decisione di disputare le sfide sette giorni dopo senza il supporto dei tifosi.

Partite che sono apparse anche surreali, data l’assenza del pubblico. Quanto mai necessaria, tuttavia, per salvaguardare direttamente la salute di migliaia di persone.

Tuttavia, viene scontato chiedersi quale sarebbe la posizione dei singoli tifosi e del tifo organizzato: perché, se il calcio è la cosa più importante tra quelle meno importanti in epoca tranquilla, rischierà di scendere di interesse quando usciremo da questa guerra che ogni giorno si sta vivendo.

Tifoserie di Atalanta e Brescia unite nel dolore

Chiare le posizioni di alcune piazze: le prime ad aver manifestato la propria posizione sono state le tifoserie organizzate di Atalanta e Brescia, molto vicine all’epicentro dell’epidemia, le quali hanno già annunciato che – nell’utopica previsione di un possibile ritorno sugli spalti per il finale di stagione – non saranno come al solito sugli spalti per incitare i propri beniamini.

All’eventuale ripresa del campionato e riapertura degli stadi, non tornerà a tifare sugli spalti in osservanza di un doveroso rispetto per tutti coloro che stanno soffrendo in questo drammatico periodo” si legge nel comunicato diramato dal tifo organizzato delle Rondinelle.

Troppe lacrime, Troppi morti.Troppe sono le pagine di necrologi che riempiono i nostri giornali di persone che…

Pubblicato da Curva Nord Brescia su Domenica 22 marzo 2020

Un lungo comunicato è giunto dallo storico capo-ultrà dei bergamaschi Claudio Galimberti, meglio conosciuto come il ‘Bocia‘, di cui si invita il presidente Percassi a ritirare la squadra dal campionato: “[…] L’Atalanta, per quanto la amiamo, sia un esempio per tutti in questa guerra, indipendentemente da cosa decideranno i vertici del calcio. So che questo va contro i suoi stessi interessi economici, ma so anche che lei è uomo di fede. E non importa perdere tre a zero a tavolino ogni partita: Bergamo e la sua gente vengono prima della nostra squadra! […]”

COSA STIAMO ASPETTANDO…Ho sempre pensato che l’Atalanta fosse tutto nella mia vita (e lo è stata), che fosse l’unica…

Pubblicato da Sostieni la Curva su Giovedì 26 marzo 2020

[…] Non pensiamo che tornare all’Atalanta equivalga al ritorno alla normalità, vorrebbe dire non rispettare chi non siamo riusciti a piangere e che per Bergamo ha dato la vita. Andare e ritornare all’Atalanta c’è sempre tempo e un giorno, neanche tanto lontano, vinceremo lo scudetto; ma ora esultare per un gol di Gomez non ha più senso, vorrebbe dire essere egoisti e non rispettare la Bergamo che ci ha lasciato TRAGICAMENTE e quella che deve ancora piangere! […]”.

Duro comunicato dei tifosi della Lazio

Se da un lato la dirigenza della Lazio si è ufficialmente schierata affinché i verdetti vengano decisi dal campo, altrettanto non si può dire della tifoseria biancoceleste che, sostenendo la tesi di un complotto studiato a tavolino per danneggiare l’economia nazionale, ha attaccato la classe politica. Chiosa finale la posizione calcistica: “Quando la giostra ripartirà – e ripartirà visti gli enormi interessi che ruotano intorno al mondo del pallone – nulla sarà come prima. Che non sia un contentino il calcio – strumento che mette sempre tutti d’accordo – da dare in pasto ad un popolo affamato. Che non sia oppio per i popoli, per farli “calmare”, distrarre, accontentare.
Che la ripresa, sia accompagnata da risposte e aiuti concreti per il Paese. Altrimenti tenetevelo il vostro campionato. Altrimenti ci opporremo con fermezza, con intelligenza, ma non faremo passare l’ennesima buffonata.
L’unica bandiera che deve tornare a sventolare è il tricolore italiano. Il vero scudetto, ancor di più di quello che ci stavamo meritando sul campo, è che la gente possa tornare a condurre una vita dignitosa”.

Noi oltre!Esiste un gioco cinese orientale, il weiqi, il cui scopo è quello di controllare una zona "X" maggiore di…

Pubblicato da La VOCE DELLA NORD su Giovedì 26 marzo 2020

Uno sguardo anche alla C:
Curva Sud Monza favorevole al ritorno in campo, ma…

In chiusura, diamo uno sguardo anche alla Serie C, per andare a sondare gli umori della tifoseria della capolista Monza (con sedici punti di distacco dalla seconda). Il leader della Curva Sud ha reso noto la posizione ai microfoni di Radio Binario 7: “Il calcio nel nostro Paese è un’industria che è al settimo posto, in un modo nell’altro è un qualcosa che fa lavorare. Pensiamo ai collaboratori, sponsor e marketing. Da tifoso mi piacerebbe poter vivere un finale di stagione in un momento dove ci siamo lasciati tutto alle spalle, però probabilmente vorrebbe dire andare a settembre. Difficile riprendere la normalità a breve, se non qualche partita a porte chiuse una volta limitati i danni. C’è la speranza di finire il campionato a ridosso di giugno-luglio con tutto ciò che ne consegue, per poi iniziare a settembre normalmente. Se invece la soluzione dovesse essere quella di riprendere nel momento in cui c’è ancora chi combatte questa tragedia, allora darei ragione a Galimberti (Bocia, ndr) quando dice che ci sono altre cose a cui pensare e non al calcio”.

Riflessioni finali

Qualunque sarà la decisione finale, qualcuno inevitabilmente resterà scontento. Da squadra a squadra. Tra chi sperava di poter vedere vincere la propria squadra a chi potrebbe essere costretto ad ingoiare un boccone amaro come quella retrocessione d’ufficio, con il rammarico di non poter dire la propria nelle rimanenti gare. Dovremo accettarlo, con la consapevolezza che chi dovrà scegliere si troverà a prendere una decisione difficile…

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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