Bentornati nella nostra rubrica di approfondimento sul mondo Red Bull nel calcio. Dopo essere stati in Germania e negli Stati Uniti d’America, oggi vi portiamo virtualmente in Ghana e Brasile. Vi abbiamo spiegato come i motivi che hanno spinto la Red Bull ad entrare prepotentemente nel mondo del calcio nei paesi precedentemente trattati erano diversi e chiari: in America per espandere il proprio marchio, per vendere la propria bevanda energetica, in Germania prevaleva invece il valore calcistico, il valore sportivo in senso stretto.

Nel 2008 l’interesse si sposta in un nuovo continente: la Red Bull guarda con interesse all’Africa. Nello specifico l’azienda austriaca si interessa al Ghana. Alcuni dirigenti vanno a Sogakope, un paese ci circa cinquemila abitanti distante circa cento chilometri dalla capitale Accra e visitano la zona. C’è un resort molto famoso, qualche villetta, dei mercati internazionali e ci sono le infrastrutture fondamentali, abbastanza raro per quel continente. La scelta dunque sembra quella giusta e la Red Bull ha deciso: bisogna creare un’academy proprio in quella zona. Viene dunque rilevata la Soccer School of Lavanttal, una scuola calcio controllata da un altro uomo di sport austriaco, Dietmar Riegler, proprietario del Wolfsberger AC. L’obiettivo in Ghana era uno solo: trovare possibili talenti da mandare in Europa.

Il progetto era valido, era serio e la Red Bull ci credeva: vennero investiti immediatamente 5,5 milioni di euro oltre a spese mensili previste di 100 mila euro per gestire le strutture. Venne costruito un nuovo stadio da mille posti, due campi da calcio e un centro sportivo moderno e all’avanguardia. La dirigenza austriaca si era prefissata di mandare a Salisburgo o Lipsia almeno due o tre giovani ogni anno. Il concetto di academy era chiaro: oltre al lato sportivo veniva curato anche quello umano. Vennero create aule studio con professori privati per aiutare i ragazzi militanti nelle nuove selezioni create: under 13, 15 e 17. La maggior parte dei calciatori passati di lì comunque militano in Premier League ghanese, pochi hanno fatto il salto in Europa. L’ultimo giocatore che si è formato nel Red Bull Ghana è stato Atanga, nel 2013. Data importante, quella in cui la Red Bull decide di chiudere ufficialmente l’academy a causa dei risultati poco soddisfacenti.

Perché la Red Bull ha fallito in Ghana

Gerard Houllier, supervisore delle squadre Red Bull e uomo di grande esperienza, affronta la situazione pochi giorni dopo: “Da un lato la posizione non era ideale: eravamo in un’area dislocata a metà tra Accra e Kumasi. Ci sono stati poi troppi errori nella gestione locale”. Anche il sociologo Martin Kainz, che era stato in quelle strutture per qualche settimana, disse la sua: la società austriaca aveva sottovalutato i legami sociali necessari per creare una vera e propria rete in quella zona del mondo. Questo progetto veniva visto dagli abitanti locali come un rigurgito coloniale europeista che al posto di merce commerciava calciatori. In un paese in cui c’erano solo strade sterrate, la Red Bull aveva costruito uno stadio notevole per gli standard locali ma non si era concentrato su tutto il resto, su tutto quello che circondava la struttura. Le persone del posto pretendevano dall’azienda austriaca che questa garantisse strade asfaltate e acqua potabile. All’interno della squadra poi (compresi calciatori, allenatori e dirigenza) c’erano troppe differenze culturali che non permettevano la coesione: si creavano gruppetti di africani, gruppetti di europei, non aperti al dialogo e alla collaborazione.

Nell’agosto del 2014 dunque il centro sportivo è rilevato dal Gomoa Fetteh Feyenoord, squadra satellite del club olandese che rifonda l’academy denominandola West Africa Football Academy (WAFA).

La Red Bull in Brasile

Nel 2007 l’idea di scoprire nuovi talenti e portarli in Europa porta la Red Bull anche in Brasile. Dietrich Mateschitz approda a Rio Grande do Sul per cercare un’area spendibile per molteplici interessi economici, per far presa su tifosi e popolazione. Il target ideale viene trovato da Pedro Navio e Stefan Kozak, responsabili della Red Bull in Sud America: l’obiettivo è l’Esporte Clube Juventude, nella città di Caxias do Sul. L’attaccamento cromatico dei tifosi è elevatissimo: Caxias – Gremio nel 1972 fu la prima partita a colori trasmessa nelle tv brasiliane. Non era dunque applicabile la classica rivoluzione Red Bull che coinvolgeva anche i colori societari ed il progetto venne classificato come “non praticabile”.

Le attenzioni del colosso austriaco si spostano dunque a Campinas, alle porte di San Paolo, proprio dove si trovano le tre nobili del calcio verdeoro Corinthians, Palmeiras e Sao Paolo. Non c’era opportunità di acquistare una società già avviata, dunque si decise di fondare una squadra completamente nuova: il 19 novembre del 2007 nasce così il Red Bull Brasil. La dirigenza chiese di costruire un nuovo stadio sfruttando i permessi del Mondiale in programma nel paese sudamericano nel 2014, ma questa richiesta fu rifiutata. La squadra iniziò a giocare le partite casalinghe nell’Estadio Moisés Lucarelli.

La squadra è competitiva e vince tre campionati consecutivi, guadagnando così tre promozioni di fila. Rimane poi in Serie A-2 per quattro stagioni fino ad agguantare la promozione in Serie A-1, categoria in cui milita ancora oggi. Dal 2014 in panchina c’è Mauricio Barbieri, assistente di Mourinho nella cavalcata vincente in Champions League col Porto nel 2004.

L’esempio principale della filosofia Red Bull in Brasile è André Ramalho. Difensore classe 1992 che è entrato nelle giovanili del RB Brasil nel 2008. L’anno dopo è stato promosso in prima squadra e nel 2011 venne aggregato alle giovanili del RB Salisburgo. Dopo un anno al Liefering (di cui parleremo nell’ultima puntata della rubrica), nel 2013 debutta in prima squadra. Nel 2015 alla scadenza del suo contratto, è andato al Beyer Leverkusen, prima di ritornare qualche stagione più tardi in Austria. Oggi milita nel PSV Eindhoven. Gerard Houllier ha commentato anche la situazione del RB Brasil ed ha escluso che possa finire come in Ghana: “L’accademia è in piedi da anni e funziona. Ci sono altri calciatori che arriveranno presto in Europa”.

Nel 2019 il RB Brasil viene declassato a squadra satellite dell’azienda austriaca nel paese sudamericano. La Red Bull, infatti, firma un contratto col Bragantino per la gestione di tutte le sue attività calcistiche, con l’obiettivo di permettere alla squadra di giocare stabilmente nel massimo campionato brasiliano. Parte, dunque, la classica rivoluzione: il nome diventa Red Bull Bragantino, le maglie diventano biancorosse, nere e blu, coi classici tori dello sponsor a caratterizzare la divisa. Nel 2020 la squadra prende parte, per la prima volta, al massimo campionato brasiliano. È in programma la costruzione di un nuovo stadio. La stagione termina col RB Bragantino al decimo posto e la qualificazione alla Copa Sudamericana (equiparabile alla nostra Europa League). Proprio in quella competizione la squadra riuscirà a spingersi fino alle semifinali.

Nel campionato attuale, il RB Bragantino occupa la terza posizione in classifica, a pari punti col Palmeiras secondo e a dieci lunghezze dalla corazzata Atletico Mineiro che sta dominando il campionato. La squadra è molto interessante e va analizzata: ci sono solo calciatori brasiliani, un colombiano, un ecuadoregno, un uruguaiano ed un argentino. Ci sono pochi uomini di esperienza, nei ruoli principali: Ytalo (33 anni, prima punta), Lucas Evangelista (26 anni, mediano con un passato importante tra Udinese e Nantes), Aderlan (31 anni, terzino destro) e Julio Cesar (37 anni, portiere). I profili più interessanti, invece, sono quelli di Artur ( centrocampista di fascia, classe ’98, arrivato dal Palmeiras per 5.5 milioni di euro, che al momento in stagione vanta 7 gol e 8 assist), Helinho (ala destra o sinistra arrivato dal Sao Paolo, classe 2000, 4 gol e 3 assist) e Fabricio Bruno, forse il più pronto a fare il grande salto in Europa (classe 1996, è un difensore centrale di 192 centimetri che vanta una delle percentuali di duelli vinti e salvataggi più alte dell’intero campionato).

L’obiettivo fondamentale della Red Bull in Brasile è quindi quello di scovare giovani talenti, formarli ed abituarli ad un certo tipo di allenamento e ad un certo tipo di calcio, per andare poi a rinforzare RB Salisburgo e RB Lipsia. L’obiettivo è sportivo (con un occhio sempre al marketing) ma praticabile, a quanto pare, a differenza del Ghana.

Finisce qui il nostro viaggio alla scoperta del mondo Red Bull in Ghana e Brasile: tra fallimenti e successi inaspettati. Appuntamento a lunedì prossimo con una nuova puntata. Il quarto e penultimo episodio della rubrica ci condurrà in Austria a Salisburgo dove resteremo poi (virtualmente) per due settimane. Anche l’ultimo episodio, infatti, riguarderà quella parte del mondo, quando parleremo dell’FC Liefering per chiudere il nostro ciclo di approfondimenti.

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