Secondo appuntamento nel nostro viaggio nel mondo della Red Bull. Dopo aver parlato del RB Lipsia, oggi è il turno dei New York Red Bulls. Come vedremo gli obiettivi prefissati dal colosso austriaco in America erano e sono (anche se stanno mutando) completamente diversi rispetto a quelli che hanno caratterizzato il loro avvento in Germania.

A New York venne fondata una squadra nel 1996, da allora sempre in MLS. Nel 2006 cambiò tutto. L’azienda austriaca vide negli USA l’opportunità di accrescere clamorosamente il proprio marchio. Vide l’opportunità di vendere la propria bevanda energetica come mai prima di quel momento. Dopo un’approfondita analisi di mercato, del luogo e dei possibili acquirenti i dirigenti Red Bull si convinsero: bisognava approdare in MLS, nello stato di New York. Fino a quel momento la squadra era denominata New Jersey Metro Stars. Nel 2006 nascono i New York Red Bulls. È subito rivoluzione: venne cambiata, ovviamente, la dirigenza nella sua interezza, venne rivoluzionata la rosa, venne cambiato lo stemma (il nuovo presenta i tipici tori rossi, e vennero cambiati i colori sociali (che divennero bianco e rosso). Ci furono da subito molte proteste dei tifosi locali non disposti ad abbandonare la propria storia così facilmente. I più arrabbiati erano coloro che abitavano in New Jersey, che videro cambiare completamente la loro squadra.

Il primo intervento importante della Red Bull fu quello di costruire un nuovo stadio, completato nel 2010, investendo oltre 70 milioni di euro. Subito dopo ci fu un’importante mossa strategica: vennero abbassati vertiginosamente i prezzi dei biglietti. Se il palazzetto della squadra di basket era sempre pieno, infatti, lo stadio della squadra di calcio della città raggiungeva numeri decisamente deludenti. Da quel momento in poi aumentò il numero di supporters allo stadio, vennero avvicinati i tifosi al club e le casse della società ne trassero giovamento, nonostante il calo dei prezzi.

Abbiamo già detto che l’obiettivo in America era fondamentalmente commerciale e anche gli acquisti di calciatori importanti erano fatti secondo una logica. Vennero acquistati giocatori importanti da aree specifiche del mondo cosicché potessero diventare veri e propri testimonial della propria bevanda oltre ad accrescere il livello tecnico della squadra. Thierry Henry per l’Europa, Rafa Marquez per il Messico, Angel per la Colombia, Tim Cahill per l’Australia. Giusto per citarne alcuni. Arrivò anche un importante piazzamento nel 2008: un secondo posto in campionato che testimoniava quanto fosse buono il lavoro che stesse facendo la Red Bull.

L’analisi di mercato

Prima di scegliere la nazione e poi lo Stato specifico in cui approdare, la Red Bull lavorò per diversi mesi ad una profonda analisi di mercato per targettare il mercato di riferimento. L’acquirente ideale per la propria bevanda energetica era un giovane maschio urbano che aspira a vivere la propria vita al limite, interessato a sport estremi (l’azienda austriaca è infatti entrata di prepotenza in tutti gli sport definibili tali) e interessato ad attività ricreative impegnative. Era decisivo dunque sbarcare negli USA e a New York. In pochi anni Red Bull è diventato il marchio leader di bevande energetiche negli Stati Uniti d’America arrivando a conquistare il 24,9% della quota di mercato, arrivando a vendere centinaia di milioni di lattine in pochissimi mesi. Obiettivo raggiunto ampiamente ed in poco tempo. Lo studio era stato più che giusto, praticamente perfetto e tutto era andato secondo i piani.

Negli ultimi anni però, dopo l’espansione nel mondo calcistico europeo, la Red Bull ha deciso che anche il lato sportivo in America andasse curato nel minimo dettaglio. La squadra della MLS è stata dotata di una rete dirigenziale di primo livello. Una dirigenza in grado di scovare i giovani talenti a stelle e strisce e in grado di formare, grazie anche a strutture all’avanguardia, allenatori pronti poi ad approdare a Salisburgo prima e a Lipsia poi (come Jesse Marsch, attuale tecnico dei tedeschi, ex allenatore degli austriaci).

I giovani già pronti non fanno neanche il passaggio intermedio a New York: vengono scoperti in America e vengono spediti, a suon di milioni, a Salisburgo o Lipsia. L’esempio lampante è Brenden Aaronson, scoperto dopo aver seguito diversi allenamenti e partite del Philadelphia ha immediatamente convinto la dirigenza della potenza austriaca e il primo gennaio del 2021 è stato acquistato dal RB Salisburgo per una cifra superiore ai 5 milioni di euro. Aggregato in un primo momento all’FC Liefering (di cui parleremo nello specifico in un altro episodio della rubrica) si è poi fatto spazio a suon di gol, assist e prestazioni nella prima squadra del Salisburgo di cui adesso è uno dei talenti più cristallini. Altri giovani vengono prima fatti crescere in USA, formati e “coltivati” fino a che non sono pronti e poi vengono spediti in Europa.

L’esempio in questo caso è quello di Tyler Adams che il primo gennaio del 2019 è approdato al RB Lipsia proprio dai New York Red Bulls per 2,63 milioni di euro. Ad oggi Adams è uno dei centrocampisti titolari della squadra tedesca. Adams è un’ottima pubblicità per il progetto americano della Red Bull: formato completamente nell’Academy dei NY si è fatto spazio in prima squadra e poi si è guadagnato la chiamata importante in Europa.

Ad oggi la squadra americana è piena zeppa di talenti made in USA, più alcuni arrivati nelle ultime sessioni di mercato dall’estero. I più interessanti in rosa sono Klimala (che attualmente ha un valore di mercato vicino ai 4 milioni di euro ed in netta crescita), attaccante ventitreenne capocannoniere del club, Casseres Jr (3 milioni di valore mercato e 21 anni), mediano di qualità e quantità che potrebbe fare al caso del Salisburgo nel prossimo mercato estivo, Amaya (ventunenne con un valore di mercato di 2 milioni) e Clark. Il caso specifico dell’ultimo nome fatto è più particolare però: è stato già acquistato dal RB Lipsia per 1,6 milioni di euro. Ha firmato un contratto fino al 30 giugno del 2024. Attualmente è in prestito in America ma il primo gennaio del 2022 si aggregherà alla rosa della squadra tedesca. In campionato vanta 21 partite arricchite da 4 gol e 2 assist. Ha giocato prevalentemente da trequartista e centrocampista esterno. Una volta arrivato in Germania, dopo qualche allenamento, la società deciderà se tenerlo e lanciarlo già in Bundesliga o se mandarlo in prestito a Salisburgo.

L’attuale allenatore dei New York Red Bulls è Gerhard Struber. In 29 partite di campionato ha collezionato 40 punti, è nono in classifica ad un punto dal Montreal CF, l’ultima squadra che attualmente prenderebbe parte ai playoff post-season. La sua carriera da allenatore è più che prevedibile visti tutti i discorsi che abbiamo fatto in queste prime due puntate della rubrica. Nel 2007-2008 è stato il vice dell’U19 del RB Salisburgo, tra il 2009 ed il 2010 è stato il primo allenatore proprio di quella squadra. Tra il 2014 ed il 2017 invece ha gestite l’Under 15 e l’Under 16 della squadra austriaca, prima di andare per due anni al Liefering (la seconda squadra della Red Bull in Austria). Dal 2020 è sulla panchina dei New York Red Bulls. Il suo contratto scadrà il 31 dicembre del 2023. Il suo modulo preferito è il 4-3-1-2, proprio quello classico del RB Salisburgo. Il suo futuro sembra segnato ma staremo a vedere.

Finisce qui il nostro breve viaggio virtuale negli Stati Uniti ed in MLS. Finisce qui la seconda di cinque puntate di questa rubrica che la settimana prossima ci porterà (purtroppo sempre virtualmente) in Brasile e Ghana. Vi consigliamo di non perdervela (non perdetevene nessuna!). Finisce qui il nostro viaggio alla scoperta dei New York Red Bulls: quando marketing e sport vanno (quasi) di pari passo.

CONDIVIDI