Benvenuti in questa nuova rubrica targata Novantesimo.com. Prima puntata del (Red) Bull the football. Primo di cinque approfondimenti sulla superpotenza austriaca e su ciò che ha fatto (fino ad oggi) nel mondo del calcio. Una puntata a settimana per cinque settimane. Un viaggio nel mondo Red Bull in cui scopriremo curiosità, obiettivi e traguardi (per ora) raggiunti. Un viaggio nel quale scopriremo nel dettaglio quello che è fondamentalmente il progetto più ambizioso e particolare del calcio moderno. Andremo (virtualmente) in America, Brasile, Ghana, Austria e Germania. Iniziamo dal RB Lipsia: il club più odiato e ambizioso di Germania.

Dopo aver fondato quattro squadre in quattro paesi diversi tra il 2005 e il 2008 (RB Salisburgo, New York Red Bulls, RB Brasil e RB Ghana) per motivi estremamente differenti, la Red Bull ha deciso di alzare il livello del proprio impiego nel calcio professionistico espandendosi anche in Germania. L’azienda austriaca nel 2009 ha dunque acquistato la licenza sportiva del SSV Markranstadt (club di quinta divisione). C’erano tanti club importanti soprattutto nella parte occidentale del territorio tedesco, era dunque molto complicato trovare qualcuno che cedesse la proprietà di un club già ben avviato. La Red Bull si spostò dunque sul versante est. Interessava molto la Dinamo Dresda ma venne scartata per vari motivi: possedeva uno stadio con una capienza troppo ridotta, aveva tifosi considerati violenti e veniva da una terribile gestione amministrativa. Dopo aver bocciato altre opzioni la potenza austriaca spostò la propria attenzione su Lipsia.

Convinse la presenza dello Zentralstadion (costruito nel 2004 per i Mondiali di Germania del 2006, quindi sostanzialmente nuovo) e la relativa zona urbana in netta crescita. Se l’obiettivo in America era quello di ampliare il marchio Red Bull e vendere sostanzialmente la propria bevanda energetica (poi ne parleremo nello specifico nella puntata dedicata alla squadra made in USA), in Germania l’obiettivo era solo sportivo. Molto ambizioso. Red Bull, dunque, nel 2006 provò ad acquistare il titolo sportivo dell’FC Sachsen ma dovette desistere dopo le proteste dei tifosi locali. L’attenzione si spostò dunque sull’SSV Markranstadt, anche qui ci fu una rivolta del tifo organizzato: tentarono di bloccare la trattativa arrivando anche ad atti di vandalismo, rovinando lo stadio e le strutture della squadra. Ad ogni modo la trattativa si concluse positivamente e il 19 maggio del 2009 nasce ufficialmente il Red Bull Lipsia.

L’azienda dovette seguire un iter molto particolare. Innanzitutto, la federcalcio tedesca comunicò che non era possibile inserire un marchio commerciale nel nome del club (a meno di un finanziamento a lunghissimo termine come quello del Bayer Leverkusen). Per non perdere le iniziali come nome del club venne scelto RasenBallsport Leipzig (letteralmente “sport della palla sul prato”). Comunque, stemma e soprannome sono totalmente marchiati RedBull (i calciatori del Lipsia vengono chiamati infatti Die Roten, letteralmente “i tori rossi”). Venne infine previsto un investimento di almeno cento milioni in dieci anni della Red Bull per condurre il club ai massimi livelli nazionali e permettergli di partecipare alle coppe europee. La federazione tedesca voleva molte garanzie (anche più del solito) per accettare l’entrata nel proprio mondo della superpotenza austriaca, consapevole che era un’ottima opportunità per il movimento calcistico in generale.

In sette anni il club è salito dalla quinta categoria alla Bundesliga. La stagione 2016-2017 è stata quella di esordio nella massima serie tedesca. Il club, appena promosso, comunicò le proprie intenzioni belliche: “In 8 anni vinceremo il campionato”. Durante la stessa stagione, già ad aprile, la squadra era matematicamente qualificata alla successiva edizione della UEFA Champions League.

In questi anni sulla panchina dei “Tori Rossi” si sono alternati nove allenatori. In ordine: Tino Vogel, Tomes Oral, Peter Pacult, Alexander Zoriniger, Achim Beielorzer, Ralf Rangnick (con un doppio mandato), Ralph Hasenhuttl, Julian Nagelsmann e Jesse Marsch (l’attuale tecnico dei tedeschi). Concentriamoci soprattutto su due nomi: Rangnick e Marsch.

L’importanza di Ralf Rangnick nel mondo Red Bull… Lipsia

Dopo una carriera da calciatore durata circa dodici anni (di cui gli ultimi cinque passati da calciatore-allenatore) Rangnick si dà completamente al lavoro dalla panchina. Allena per diversi anni, raggiungendo anche traguardi importanti. Facciamo un salto fino al marzo del 2011 quando viene ingaggiato dallo Schalke 04 (per la seconda volta dopo sei anni dall’incarico precedente). Raggiunge le semifinali di Champions e vince la Coppa di Germania proprio in quella stagione ma pochi mesi dopo, a settembre, si dimette a causa di una sindrome da esaurimento. Stacca per qualche mese, si occupa della sua salute psicofisica e nel 2012 è pronto a rientrare nel mondo del calcio. Lo fa assumendo il ruolo di direttore sportivo delle due squadre europee del gruppo Red Bull: Salisburgo e, ovviamente, Lipsia.

Nella stagione 2015-2016 lascia questo incarico concentrandosi solo sul club tedesco, del quale diventa anche allenatore: secondo posto in Zweite Bundesliga (l’equivalente della Serie B nostrana), promozione raggiunta e Lipsia che entra ufficialmente nel calcio dei grandi. A fine campionato si dimette, mantenendo solo il ruolo di direttore sportivo. Qualche anno più tardi, esattamente nel 2018, torna sulla panchina dei tedeschi, raggiunge il terzo posto in classifica, perdendo in finale (0-3 contro il Bayern di Monaco) la finale della Coppa di Germania. Un film già visto: a fine stagione si dimette nuovamente, diventando responsabile dello sport e dello sviluppo calcistico (head of sport and development soccer) del gruppo Red Bull. A luglio 2020 finisce la sua avventura con la potenza austriaca e il 6 luglio del 2021 diventa ufficialmente il capo dello sport e dello sviluppo del Lokomotiv Mosca, firmando un contratto di tre anni.

Nel corso dei suoi anni come principale dirigente di RB Salisburgo e RB Lipsia ha scoperto una quantità enorme di talenti che poi hanno fatto la fortuna sportiva ed economica delle due squadre. Ha fatto un lavoro eccellente, ha formato decine e decine di osservatori che riescono, in poco tempo ed in qualunque parte del mondo a trovare ciò di cui Lipsia e Salisburgo hanno bisogno. Nel momento in cui ha capito di aver formato una rete dirigenziale da top club mondiale ha lasciato il suo ruolo tendando una nuova avventura.

L’arrivo a Lipsia di Jesse Marsch come allenatore

La sua carriera da calciatore la ha spesa completamente in America tra DC United, Chicago Fire e Chivas Usa, ha collezionato anche due presenze nella nazionale a stelle e strisce tra il 2001 ed il 2007. Marsch è l’emblema del progetto Red Bull. È stato completamente formato per arrivare ad allenare il Lipsia. Nel 2015 viene ingaggiato dai New York Red Bulls. Resta lì per tre anni prima di entrare a far parte dello staff tecnico del Lipsia. Nel 2019 diventa il primo allenatore del Salisburgo.

Resta in carica per due anni in cui vince due campionati e due coppe d’Austria. Il 29 aprile del 2021 viene annunciato come nuovo tecnico del RB Lipsia e a partire dalla stagione in corso (21-22) entra in carica al posto di Julian Nagelsmann. Al momento è ottavo in classifica dopo otto giornate. Undici punti in classifica: a otto punti dal Bayern primo e a cinque punti dalla Champions League (il Friburgo è quarto con 15 punti in classifica). Nel girone di Champions la situazione non è migliore: 0 punti in due partite (PSG e Club Brugge a 4, Manchester City a 3). C’è ancora tempo, comunque, per sistemare le due competizioni. Quello che è chiaro è che i tedeschi devono trovare più gol. Andrè Silva, arrivato in estate per 23 milioni di euro dall’Eintracht Francoforte, dopo aver segnato 40 gol nelle precedenti due stagioni, al momento ne ha fatti “solo” due in dieci presenze tra campionato e coppa continentale.

Marsch al momento sta alternando la difesa a tre e quella a quattro, alla ricerca di un equilibrio tale da poter sprigionare tutto il potenziale offensivo a sua disposizione. L’aver recuperato al 100% Dominik Szoboszlai (che ha già allenato a Salisburgo) è un fattore importante che potrà risultare decisivo. La sua idea di gioco è chiara: non troppo possesso palla, lanci in verticale alla ricerca di spazi e di inserimenti. Sicuramente con Andrè Silva, Brobbey, Poulsen in squadra anche i cross possono diventare un’arma da sfruttare. Sicuramente la dirigenza gli darà ancora del tempo e delle chance, è chiaro che è arrivato il momento di accelerare e iniziare a macinare gol e punti importanti.

In apertura abbiamo detto che in Germania la Red Bull bada più al lato sportivo che a quello economico. Spende tanto, fa anche plusvalenze importanti (clamorose quelle fatte con Naby Keita e Timo Werner ad esempio), ma tende a rinforzare la squadra utilizzando sostanzialmente tutto il budget a disposizione. Analizziamo le spese e i mercati da quando il Lipsia è in Bundesliga, dunque analizziamo gli ultimi cinque anni. Nel 2016-2017 sono stati spesi 95,15 milioni di euro ed incassati appena 100mila euro. Nel 2017-2018 spesi 63,5 ed incassati 24,54. L’unico anno in attivo è quello relativo alla stagione 2018-2019: spesi 65,63 milioni, incassati 72,75. Nel 19-20 spesi 79,5 milioni ed incassati 45,25.

Nel corso dell’ultimo calciomercato sono stati spesi 55 milioni e ne sono stati incassati 56,5 (manca ancora la sessione di gennaio per avere un quadro completo). In totale negli ultimi cinque anni il Lipsia sul mercato ha speso circa 360 milioni di euro e ne ha incassati circa 200 dalle vendite: un totale di circa meno 160 milioni. L’obiettivo è chiaro e annunciato a gran voce, vincere nel giro di pochi anni. La strada è sicuramente quella giusta.

Il titolo di questa puntata è chiaro: il club più ambizioso e odiato di Germania. Abbiamo parlato delle ambizioni del club sviscerando sia il lato sportivo che quello amministrativo del club. Parliamo adesso dell’odio che è stato riversato nei confronti della squadra tedesca nel corso di questi anni. Nel settembre del 2016 il Lipsia era impegnato sul campo del Colonia (la partita finì 1-1). La particolarità è che la gara cominciò con 15 minuti di ritardo. Il motivo? Una contestazione dei tifosi di casa nei confronti della società ospite. C’erano circa cento tifosi seduti in segno di protesta all’entrata dello stadio, proprio dove sarebbe dovuto passare il pullman del Lipsia. Ne impedivano, sostanzialmente, l’ingresso. In mano brandivano dei cartelloni con scritto “i soldi uccidono” o ancora “fottiti Lipsia”.

La Red Bull viene, da anni ormai, odiata dai tifosi rivali: simbolo del calcio moderno in cui commercializzazione e soldi hanno più importanza di storia, tradizione, sentimenti. Pochi mesi prima i tifosi della Dinamo Dresda durante un match di coppa avevano lanciato in campo una testa di toro mozzata. Alcuni tifosi del Dortmund hanno disertato la trasferta, quelli dell’Amburgo avevano bloccato la stazione ferroviaria che portava allo stadio.

Arrivò anche della solidarietà… ironica. I tifosi dell’Hoffenheim, infatti, in occasione del match contro il Lipsia appesero degli striscioni che recitavano testualmente: “il calcio lo può rovinare solo il nostro club”, “solo il Sandhausen ci odia come prima” o ancora “vogliamo essere di nuovo il club più odiato di Germania”. La spiegazione è semplice: anche nei confronti dell’Hoffenheim, infatti, erano state lanciate le stesse accuse che sono toccate poi al Lipsia.

L’ultima protesta, in ordine temporale, è stata quella dei tifosi dell’Union di Berlino che nel 2019 hanno iniziato a cantare e a tifare dal quindicesimo del primo tempo. Quindici minuti di silenzio agghiacciante mentre le squadre lottavano in campo.

A dire il vero oggi la situazione sembra essere più o meno rientrata, o comunque non c’è più la mole di proteste che c’è stata negli scorsi anni.

Finisce qui il nostro primo viaggio nel mondo della Red Bull, ma è solo l’inizio. Questo era il RB Lipsia: il club più ambizioso e odiato di Germania.

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