Real Madrid, Perez si racconta: “Ronaldo? Qui a vita. Chiamai Totti per portarlo qua…”

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In vista del match di ritorno di Champions League che vedrà affrontarsi JuventusReal MadridFlorentino Perez, presidente dei blancos, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.

Tanti i temi affrontati da Perez, dal passato ai tanti campioni passati per Madrid, fino al calcio di oggi. Di seguito le sue parole.

Sull’essere il presidente del Real Madrid – È un onore, perché il Real Madrid è una magia, una storia d’amore eterna, con il palmares più grande nella storia del calcio, con più tifosi al mondo, valori che fanno parte del nostro dna, come il sacrificio, lo spirito di gruppo, il rispetto degli avversari. Per me è un’enorme responsabilità, devo mostrarmi all’altezza di ciò che questo club richiede. Ecco perché non mi accontento dei 36 titoli vinti tra calcio e pallacanestro“.

Sul primo ricordo – “Ho debuttato allo stadio a 4 anni con mio padre. Lui mi ha fatto capire che cosa si prova per il Real e da allora questo sentimento fa parte della mia vita. Ho visto i più grandi giocatori, a partire da Di Stefano“.

Sul 2017 – “Nel 2017 abbiamo vinto 5 titoli, però noi non conosciamo la parola ‘autocompiacimento’. L’obiettivo è fare sempre meglio, perciò stiamo cercando di rendere più moderno il club a livello digitale, in un mondo sempre più globalizzato. E poi, al di là dello sport, siamo orgogliosi della ‘Fondazione Real Madrid’. Quasi un milione di persone, in maggioranza bambini a rischio emarginazione, hanno beneficiato di 500 progetti sociali in tutto il mondo“.

Sulla stagione in corso – “All’inizio abbiamo accusato la fatica, perché abbiamo giocato molte partite con le varie Supercoppe. In Europa è diverso. Bernabeu è stato determinante nella creazione della Coppa dei Campioni e da allora il Rael vive una storia d’amore con questa coppa. Nessuno ha vinto 5 Coppe dei Campioni consecutive e nessuno ha vinto 2 Champions di fila come noi. Le 12 coppe aggiornano la nostra leggenda e per questo, quando suona l’inno della Champins, i madridisti di tutto il mondo sentono qualcosa di speciale“.

Sui simboli del Real Madrid – “Se pensiamo al passato, Bernabeu ha creato la nostra storia e con Alfredo Di Stefano ha costruito un Real Madrid mitico in tutto il mondo“.

Superare le sei Champions League di Bernabeu – “Sì, perché Bernabeu è il nostro punto di riferimento e vogliamo seguire la sua strada. La Fifa nel 2000 ci ha assegnato il titolo di miglior club del XX secolo. Lavoriamo per ricevere lo stesso riconoscimento nel XXI“.

Su Di Stefano – “I grandi giocatori del passato sono il nostro principale patrimonio. Di Stefano ha cambiato la storia del calcio, oltre a quella del Madrid. E quando è morto, il presidente onorario è diventato Gento, l’unico ad aver vinto 6 Coppe dei Campioni e 12 campionati“.

Sugli ultras – “Questo sport è per le famiglie, non per chi sfrutta il calcio per fini che non rappresentano i nostri valori. E’ stata una lotta dura, ci ha impegnato 4 anni, ma con l’aiuto della polizia nessun ultrà è più entrato allo stadio“.

Sugli applausi a Ronaldo a Torino – “Quando è successo a Torino è stato molto emozionante e dimostra la grandezza della Juve e del suo pubblico. Il gol di Cristiano è stato uno dei più belli della storia, un gol meraviglioso del miglior giocatore del mondo. Mi ha chiamato anche Juan Carlos, il ‘re della mia epoca’ come lo definisco io, per fargli i complimenti“.

Su Buffon – “Buffon è un lusso per il calcio, per il suo talento, la professionalità e il rispetto per gli avversari. Tutti vorrebbero avere un grande come lui“.

Su Cristiano Ronaldo – “Cristiano è il grande erede di Di Stefano e in lui si riflettono i valori del Real. E’ il nostro capocannoniere storico e rappresenta tutto ciò che siamo: talento, lavoro, sacrificio, professionalità, ambizione. Cristiano oggi è il simbolo del Real“.

Su Higuain – “La sua esplosione in Italia? Non mi sorprende, abbiamo avuto la fortuna di vederlo con noi. E’ rimasto nel cuore dei madridisti e lui sa con quale affetto lo ricordiamo“.

Su Vinicius – “Ha personalità e un grande futuro. Non ne abbiamo ancora parlato, ma il 18 luglio potrebbe venire al raduno“.

Su Zidane – “Sorpreso più come giocatore o come tecnico? Zidane ha aperto quest’epoca. Con lui è arrivata la nona coppa, con un nuovo gioco che ha conquistato il mondo. Come allenatore ha vinto come quasi nessun altro a Madrid: 8 titoli in 2 anni. E’ un genio del calcio e lo ha dimostrato in campo e in panchina. Nel 2002 a Glasgow, dopo quel gol che ci fece vincere la coppa, mi disse: ‘Ha visto presidente che non porto sfortuna?’. Perché gli bruciava aver perso due finali consecutive con la Juve“.

Sulla Decima vinta da Ancelotti – “Abbiamo tutti un gran ricordo, perché ha lasciato un’impronta umana e professionale. La Decima è nel cuore dei madridisti e lui ci ha dato la spinta per rivincere in Europa“.

Su Totti – “Se mi sarebbe piaciuto prenderlo? Totti è una delle leggende che tutti avrebbero voluto. Prima del 2006, all’inizio della mia presidenza, gli avevo telefonato per chiedergli di venire, ma lui mi disse che non poteva muoversi da Roma“.

Sull’influenza in Italia del Real Madrid – “In Italia percepiamo sempre un affetto speciale. Abbiamo eccellenti rapporti con le società. Conla Juve, tra l’altro, abbiamo in comune la storia del calcio. Ero stato a casa di Umberto Agnelli, quando abbiamo trattato Zidane. Ricordo un vero signore e oggi mi fa piacere avere ritrovato lo stesso stile in suo figlio Andrea, grande persona e grande presidente“.

Su Galliani – “Abbiamo ancora contatti? Certo, perché una delle soddisfazioni ricevute dal calcio è stata conoscere una persona come Adriano. Sono orgoglioso di essere amico di un grande dirigente e ora un senatore“.

Sulle milanesi di proprietà cinese – “È il mondo che cambia. In Spagna anche l’Espanyol e il Granada sono passati ai cinesi. Ma al Real questo non potrà succedere, perché il Madrid appartiene ai soci. E tra i soci d’onore ci sono grandi personaggi come Placido Domingo, Julio Iglesias, Nadal, Alonso e il campione di golf Garcia“.

Su una possibile finale con il Barcellona – “L’importante è arrivare in finale. Potrebbe succedere perché prima immagino che ci tocchi il Bayern, contro cui giochiamo sempre. Ma se trovassimo il Barça in finale, ricordo che quest’anno lo abbiamo già battuto due volte vincendo la Supercoppa di spagna: 3-1 là e 2-0 qui. Prima, però, dobbiamo eliminare la Juve. Un’amichevole ormai? Un’amichevole no, caso mai una partita tra due club amici“.

Sul suo futuro da presidente – “Il mio mandato scade nel 2021. Poi decideranno i soci. Sarò presidente sino a quando lo vorranno loro“.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.