Era il 31 giugno 2001 quando un giovane prospetto di nome Zlatan Ibrahimović esordiva con la maglia della nazionale svedese, e 15 anni dopo, nel 22 giugno 2016, fece la sua ultima presenza nella gara contro il Belgio durante l’Europeo di Francia, dopo la quale annunciò il suo (momentaneo) ritiro dalla nazionale, generato da vari malumori, scoperti poi a tempo debito, con il ct Andersson. In questi ultimi anni, il fuoco di questa discussione è stato addirittura alimentato, con i due che continuavano a scoccarsi qualche freccia pungente. Una su tutte, nel caso Kulusevski, in cui Zlatan si schierò al fianco del giocatore di proprietà della Juventus, lasciato troppe volte in panchina dal tecnico. Gli animi dei due si sono finalmente riappacificati, cosi da ottenere il via libera da parte del ct per il ritorno dello svedese in Nazionale, che avrà davanti l’ennesima sfida anti-età da affrontare.

A distanza di 4 anni e nove mesi, Ibra è tornato a servizio della patria, giocando titolare entrambe le partite vinte dalla Svezia contro Georgia e Kosovo, mettendo a segno due assist fondamentali per le qualificazioni. Dopo un ritorno dall’infortunio che lo ha tenuto fuori dai giochi per 2 settimane, Zlatan è tornato in campo prima con il Milan segnando dopo meno di 10′ dall’inizio di gara, colpendo anche una traversa. Dopo aver giocato interamente la trasferta di Firenze, si è presentato alle qualificazioni con la stessa voglia di far la differenza che ha in campionato, quando in molti avrebbero potuto pensare che, dato il finale di stagione fondamentale per i rossoneri, volesse quantomeno preservarsi, ma ancora una volta lo svedese è riuscito a stupire tutti.

A dimostrazione ulteriore del fatto che Ibrahimović non è un calciatore che sceglie la via più semplice, ha deciso di giocare anche l’amichevole con l’Estonia, quando negli ultimi giorni sembrava quasi certo il suo rientro anticipato a Milanello, di fatto per riprendere prima l’allenamento con il club, chiarendo come non si voglia sentire privilegiato per l’età, mettendosi alla pari dei suoi compagni di Nazionale.

Com’è andato il ritorno di Ibra in nazionale

Dopo il suo ritorno in Serie A, che ha generato molti dubbi legati alla sua tenuta fisica relativa al fattore età, Ibrahimović per l’ennesima volta, si è visto in dovere di ricordare all’Italia intera chi fosse, rinnovando qualche record che da anni era rimasto insuperato nel nostro campionato.

Se si parla di record, infatti, lo svedese è sicuramente in pole-position e ormai è quasi ripetitivo ricordarli, ma per un atleta della sua importanza diventa necessario. Non me ne voglia Ibra, al quale non piace molto che si parli dei suoi record sottolineandone l’età, come accaduto per uno degli ultimi traguardi appena raggiunti, ovvero che nessuno a 39 anni aveva mai sfiorato la soglia dei 15 gol in Serie A.

Il più recente, è stato proprio grazie alla Nazionale, con la quale è diventato il giocatore più anziano a giocare una partita con la Svezia, per non parlare dei numerosi traguardi raggiunti con il Milan, uno su tutti la soglia dei 501 gol in carriera con i club.

Oltre ai record, in queste due gare con la nazionale, Zlatan è tornato alla sua maniera; dopo un assist contro la Georgia, Ibra-Cadabra ha voluto servirne un altro contro il Kosovo, in pieno stile taekwondo, alzando la gamba e superando l’intervento del portiere, servendo cosi in maniera pulita Augustinsson, che ha dovuto solo spingere il pallone in rete, valevole per il vantaggio della Svezia, che alla fine dei 90′ ha calato il tris all’avversario, che non è mai riuscito a tirare in porta.

Il numero 11 è riuscito nel suo intento, non solo quello di vestire il suo numero di maglia, gentilmente concesso da Isak con tanto di siparietto con Ibra, che scherzando (ma non troppo) ai microfoni, ha affermato “Se la potrà riprendere tra 6 o 7 anni, quando smetterò“, ma anche in ciò che ha detto nella conferenza post-partita contro il Kosovo in cui afferma “Ho detto ai ragazzi che li farò segnare, li aiuterò a battere i record. Quindi non devo segnare io, ho già fatto tanti di quei gol…“.

C’è ancora scetticismo per un campione senza età?

Ibrahimović nella sua carriera, è sempre stato abituato a vivere attorno a scettici del mondo del calcio, i quali lo descrivevano come un calciatore finito dopo l’infortunio a Manchester, o come troppo vecchio in occasione del ritorno al Milan e, di fatto, con la Nazionale. Lo svedese però, in un modo o nell’altro, è sempre riuscito a mettere a tacere ogni tipo di critica o dubbio sulla sua tenuta fisica, recuperando in tempi record dopo infortuni tutt’altro che leggeri, e riuscendo a fare la differenza in qualunque partita, sia con gol, 62 solo con la Nazionale, in attesa di aggiornare questa statistica, aspettando l’Europeo al quale Ibra prenderà parte, ma anche, come visto in questa settimana, con assist meravigliosi, senza parlare del contributo caratteriale che mette ogni volta sul rettangolo di gioco.

Oltre a straordinari mezzi tecnici, a far la differenza è anche la mentalità e la personalità del campione, che non sta simpatica a tutti, ma con la quale molte volte si paragona ad una divinità o, come nel recente post sui social, si auto-proclama successore al trono di Svezia.

Re Ibra quindi, dopo essersi ripreso la Nazione, vuole ancora stupire, ben conscio dell’età che ha, ma anche del fatto che vuole continuare sulla scia di Benjamin Button, sfruttando gli anni sicuramente per l’esperienza, ma lasciandoli da parte quando si parla di forma fisica e strapotere tecnico, con la stessa voglia che aveva da ragazzo di far ricredere chi ancora (inspiegabilmente) ha qualche dubbio su di lui.

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