Ralf Rangnick è l’uomo giusto per il Milan

Ralf Rangnick, l’uomo che ha fatto infuriare Boban e Maldini, ha attirato su di sé le antipatie di una parte di tifo rossonero, senza ancora aver fatto il suo ingresso ufficiale a casa Milan. Ma chi è questo personaggio che ha creato uno scossone così grande nell’ambiente rossonero?

La nascita del metodo Rangnick

Per capire il personaggio e come mai il suo avvicinamento al club è già pieno di veleni e polemiche dobbiamo riavvolgere la sua storia. Ralf Rangnick, classe 1958, è un dirigente sportivo, allenatore ed ex-calciatore tedesco. Da giovane era un centrocampista che ha passato la sua carriera nelle categorie inferiori tedesche. Egli inizia la carriera fuori dal campo nel 1985 quando ha 25 anni, con il ruolo di giocatore-allenatore. E proprio in quell’anno anni viene a contatto con la prima squadra che gli cambierà la vita, la Dinamo Kiev.

Gli ucraini, guidati dal leggendario Lobanovsky, andavano a fare la preparazione atletica in Germania e, tra le varie amichevoli, giocarono proprio contro il team di Rangnick. Leggenda vuole che il tedesco sia rimasto folgorato dal pressing forsennato portato dai ragazzi del colonnello e si sia innamorato di quel modo di giocare.

La carriera di Rangnick

Inizia a destare curiosità quando approda allo Schalke 04, portando la squadra di Gelsenkirchen al secondo posto dietro al Bayern Monaco. La vera svolta si ha quando sposa il progetto dell’Hoffenheim, nel quale gli viene dato potere decisionale anche all’interno della società del miliardario Hopp, che porta in Bundesliga. Però il fatto più importante, per cui si guadagna il soprannome di “professore”, è che applica dei cambiamenti importanti nello staff, pianifica il potenziamento delle strutture e presenta nuove tecniche di allenamento, oltre che uno scouting mirato, suo marchio di fabbrica.

Viene chiamato poi nuovamente dallo Schalke che guida fino alla semifinale di Champions League ed a vincere la Coppa di Germania nel 2011. Nel settembre dello stesso anno viene però costretto a dimettersi per problemi di salute legati allo stress.

Qualche mese dopo rientra nel mondo del calcio in una realtà controversa ma molto solida e con idee chiare sul futuro, il gruppo Red Bull. Diventa infatti il direttore sportivo del Salisburgo e del Lipsia (all’epoca in quarta lega tedesca). Egli rende il progetto della società austriaca un modello virtuoso, attraverso la scoperta di giovani talenti, poi rivenduti a peso d’oro, e l’ammodernamento delle strutture che ora sono tra le più all’avanguardia del mondo.

L’arrivo di Rangnick al Milan?

Rangnick arriva al Milan con la fama di essere un uomo che ha bisogno di esercitare il pieno controllo sulle squadre che gestisce, cosa che ha indispettito Maldini, il quale rischia di perdere il posto. Il bisogno di aver pochi sovrapposti deriva dal suo metodo di lavoro, soprattutto nello scouting. Molto spesso infatti visiona personalmente i calciatori che andrà ad acquistare, i quali devono rispettare dei canoni rigidissimi: lo spirito di sacrificio per pressare alto e la concentrazione sui 90 minuti sono due delle principali caratteristiche richieste. Altro aspetto fondamentale che ha portato la società a puntare su Rangnick è il fatto che i giocatori che lui acquista sono giovani con un buon margine di crescita e, soprattutto, ben rivendibili dopo che i suoi allenamenti hanno sfruttato il potenziale.

Al Milan servirà che tutti remino dalla parte del tedesco, i tifosi non devono aspettarsi una squadra competitiva già dalla prima stagione. La piazza deve avere pazienza e fiducia in un professionista che ha migliorato ed innovato tutte le squadre che gli hanno dato modo di lavorare nel migliore dei modi.

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