Quanti blackout, cosa succede all’Inter di Conte?

Domenica l’ennesimo blackout per l’Inter. Dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 1-0, in virtù del gol di Lukaku, l’Inter di Antonio Conte si è sciolta come neve al sole nella ripresa lasciando, di fatto, strada libera al Bologna verso la vittoria finale. Emblema della giornata no il rigore di Lautaro Martinez e la ribattuta di Roberto Gagliardini quando si era ancora sull’1-0.

Dopo il pareggio harakiri con il Sassuolo arriva questa sconfitta. Cosa succede a quest’inter dai continui blackout?

Difficile definirlo con certezza, probabilmente neanche totalmente colpa di Conte, lui stesso che domenica ha tenuto a rapporto la squadra dopo la partita, lo sa con certezza. Si possono provare a tracciare ipotesi che muovono su due strade parallele e, in un certo senso, anche collegate in alcuni aspetti. Proviamo a definirle insieme.

La prima possibilità riguarda la condizione fisica. L’Inter, generalmente, approccia bene le gare mostrandosi in palla soprattutto nella prima parte. Tutto sommato è successo così anche domenica con i rossoblu che nel primo tempo hanno faticato a trovare le misure.

Il secondo tempo dell’Inter con il Bologna

Nella seconda parte della gara invece l’Inter ha avuto un crollo fisico apparendo come la brutta copia di quella del primo tempo che, al netto del gol, già non aveva strafatto. I cambi di Mihajlovic l hanno condannata ad una Caporetto prevedibile dopo il rigore di Lautaro. I tifosi nerazzurri sperano che Conte e Pintus abbiano improntato la preparazione fisica sulle 4 finali d’Europa League, altrimenti anche lì sarà durissima, praticamente impossibile.

Il secondo aspetto concerne con la mentalità. L’Inter non è ancora una squadra mentalmente solida e, soprattutto, dotata della giusta personalità che le permetterebbe di comandare le gare per 90 minuti. Brescia a parte, avversario nettamente inferiore per qualità della rosa in confronto ai nerazzurri, la banda di Conte non è mai riuscita a chiudere la gara nelle prime frazioni laddove la forma fisica ancora la sorregge. Con il Sassuolo, ad esempio, è andata sotto finendo poi il primo tempo in vantaggio per 2-1 quasi per caso. Lo stesso era successo a Napoli in coppa italia. Un primo tempo ben disputato non aveva portato ad un vantaggio tale da permettere una gestione tranquilla della gara, anzi la prima frazione era terminata 1-1 con un gol preso come una squadra oratoriale. I giocatori ci sono anche, manca la testa. L’Inter ci mette del suo anche nei momenti topici, come il rigore lasciato ad un ragazzo mentalmente non sul pezzo.

Dove le due strade combaciano? Nella ripresa e nella gestione della stessa. Quando la squadra crolla fisicamente, non subentra quella che è la forza mentale dei campioni che scendono in campo: i vari De Vrij, Brozovic, Young, Lukaku si sfaldano disunendosi e lasciando vita facile agli avversari.

Giovedì ci sarà un bel banco di prova per la banda di Conte in quel di Verona. Servirà dare risposte dopo la sfuriata di domenica: occorre evitare altri suicidi auto assistiti in vista del finale di campionato e, soprattutto, delle 4 finali di Europa League quando si spera che la condizione sarà migliore

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