Quest’anno l’attenzione mediatica sul derby d’Italia non si è concentrata solamente sulle due squadre, ma su: Maurizio Sarri e Antonio Conte. I due sembrano essere legati da un filo comune che inizia ad intrecciarsi nella stagione 2006-2007 ad Arezzo. E’ l’anno di calciopoli e in quella assurda serie B la squadra toscana, penalizzata di 6 punti, ha l’arduo compito di centrare una salvezza difficile. Il team del patron Piero Mancini decide di affidare la guida tecnica ad Antonio Conte, alla sua prima esperienza da allenatore.

Inizia un’alternanza abbastanza insolita di allenatori sulla panchina degli amaranto, i nomi sono sempre quelli: Conte e Sarri, Sarri e Conte. Due tecnici che seguono due canovacci tattici opposti: dal 4-2-4 dell’allenatore salentino, dal 4-3-1-2 del toscano. Il risultato? Conte che inizierà e finirà la stagione, verrà esonerato per due volte, facendo così subentrare Sarri, ma nessuno dei due riuscirà a portare i punti necessari per non far retrocedere l’Arezzo.

Ci sono due frasi abbastanza significative dette da parte dei due allenatori in questa esperienza. Gli amaranto ultimi in classifica nel campionato cadetto, affrontano il Milan, prossimo a diventare campione d’Europa, ai quarti di finale di Coppa Italia. Il match si conclude con la vittoria dei rossoneri per 2-0, Sarri definì quella trasferta a San Siro come “un viaggio a Disneyland”.

Qualche mese dopo, Conte è atteso dal rush finale per accedere quanto meno ai play-out. A undici giornate dalla fine sono 10 i punti di distanza dal quartultimo posto, ma Antonio riesce a conquistare 19 punti in 7 partite, 6 le vittorie (5 consecutive). La salvezza dista solo 3 punti prima dell’1-5 incassato dalla Juventus, che ritorna nella massima serie grazie a questa vittoria. L’Arezzo non demorde e riesce a raccogliere punti preziosi prima dell’ultima di campionato contro il Treviso, già salvo. Avanti solo di un punto c’è lo Spezia che gioca a Torino contro la “vecchia signora”. Vincerà l’Arezzo così come i liguri, vincendo 3-2 contro la Juve con goal al novantesimo di Padoin. I toscani retrocedono e Conte giura che: “se entro 5 anni non allenerò la Juventus, mi ritiro”. Nel 2011 è lui ad iniziare la serie, ancora interminata, di vittorie bianconere. Dire che è stato determinato e profetico è dire poco?

I due fanno salti mortali in pochi anni e riescono a conquistare le panchine più prestigiose in serie A. I loro destini si incrociano nuovamente a Londra. Sarri fa la staffetta con Conte al Chelsea, con Antonio che decide di prendersi un anno sabbatico dopo la vittoria di una Premier League e un altro anno più complicato sulla sponda “blues”.

Passa un anno e entrambi i tecnici hanno voglia di tornare ad allenare a “casa”. Succede l’inimmaginabile: uno “juventino” che va ad allenare l’Inter e un “napoletano” che va ad allenare la Juve. Non è una barzelletta e neanche un colmo, ma la semplice realtà dei fatti. Entrambi rivoluzionano i due mondi calcistici delle squadre che allenano. Non sarà più “pazza Inter” dice il neo tecnico nerazzurro e fa cambiare l’inno prima della partita. Sarri attua una rivoluzione tecnico-tattica senza precedenti. E se cambiasse anche il motto dei bianconeri che diceva: “vincere non è importante, ma l’unica cosa che conta”. Forse non sarà cambiato ma leggermente modificato in “vincere giocando bene è l’unica cosa che conta”.

I loro destini sono costretti ad incrociarsi di nuovo. Dove? A San Siro. Quando? Domenica 6 ottobre. Perché? C’è il “Derby d’Italia”. Viene soprannominata “l’epic fight” perché forse mai, negli ultimi 9 anni, come quest’anno le due squadre lottano per la vittoria del titolo nazionale. I nerazzurri sono tornati una macchina da guerra che inanella vittorie su vittorie. Arrivano a questo importantissimo impegno a punteggio pieno e con una autorevole prestazione al Camp Nou contro il Barça. Le prime 6 giornate sono state vittoriose anche per la Juventus, escluso lo 0-0 di Firenze. Anche i bianconeri arrivano in buone condizioni, dopo le incertezze delle prime partite sembra che la via maestra sia stata trovata.

E’ la prima volta che i due allenatori si sfidano e la domanda sorge spontanea: vincerà il tatticismo “sarriano” o il pragmatismo e l’intensità di Conte. La risposta la da il campo, come è sacrosanto che sia. Il punteggio dice 1-2 per Sarri. Perché a brillare sotto le luci della “scala del calcio” c’è il suo gioco interpretato dalla Juve. Mai come domenica i bianconeri sono riusciti ad esprimere un calcio così spumeggiante e divertente e con il tempo si intravedranno sempre di più le qualità di questa squadra.

Chi pensava di vedere il Napoli aveva torto e lo sapeva, le qualità sono ben diverse ed era improponibile giocare lo stesso calcio con uomini totalmente diversi. Sarri lo sapeva sin dal giorno zero e ha dimostrato a tutti di essere un uomo con un’intelligenza calcistica superiore. Lui lo ha sempre detto: “questa è una squadra fisica, posso mettere un po’ del mio gioco ma devo rispettare le loro caratteristiche”. Lo dice e lo ripete dalla prima conferenza stampa tenuta alla Continassa. Un tecnico che ha dimostrato di essere pragmatico anche sui moduli utilizzati: 4-3-2-1 ad Empoli, ci riprova a Napoli non va e mette il 4-3-3 con i “piccoletti”, al Chelsea 4-3-3 ma con un’interpretazione diversa. Alla Juventus ha una profondità di rosa enorme e può sfruttare i due moduli da lui utilizzati in base agli uomini a disposizione.

I moduli nel calcio contano, ma non così tanto. Conta l’interpretazione, la determinazione e il gioco espresso. Il “sarrismo” o il “Sarri ball” o come si voglia chiamare si è espresso in maniera lampante durante la sfida contro l’ex capolista Inter. I bianconeri hanno dominato per lunghi tratti di partita meritando la vittoria e dimostrando la loro supremazia territoriale. Basti pensare che il goal del sorpasso “juventino” nasce su un’azione che conta ben 24 passaggi che partono dalla difesa e si materializza con creazione della forma geometrica preferita da Sarri, il triangolo: a limite dell’aria di rigore, Ronaldo passa il pallone a Bentancur che serve l’assist per Higuain che si trova a tu per tu con il portiere.

Un’azione che esalta il tecnico toscano e gli amanti del bel gioco. Non è stata una Juve da “circo” come qualcuno diceva, ma è stata una squadra che ha: dominato, divertito e soprattutto vinto! La squadra di Conte non è stata all’altezza di gestire questo imperversare di qualità da parte degli avversari, ma va dato merito di averci provato fino alla fine e di aver dato l’impressione di essere una squadra che può arrivare fino all’ultima giornata a lottare per lo scudetto. Come ammesso dall’allenatore dei neroazzurri: “Complimenti a Sarri, la Juve è di un’altra categoria”.

Altro merito che va dato a Maurizio Sarri è quello di poter riuscire a fare dare il 100% dai propri giocatori, così come fa Antonio Conte e qui c’è un’altra similitudine fra i due tecnici. Abbiamo elogiato tutti i miglioramenti di Sensi, Lukaku, Lautaro ecc. Oppure l’impresa che Antonio fece quando era il commissario tecnico degli azzurri, facendoci arrivare fino ai quarti di finale all’Europeo con una delle nazionali più scarse di sempre.

L’allenatore della Juventus sta riuscendo a fare esprimere ai suoi uomini il massimo delle loro potenzialità. In difesa Bonucci è tornato un leader assoluto della difesa, per distacco uno dei migliori da inizio stagione. I terzini si sono rivitalizzati, Alex Sandro che l’anno scorso sembrava svogliato, in questa stagione sta dando merito di essere uno dei migliori interpreti sulla fascia sinistra; Cuadrado sta tornando a fare, egregiamente, la posizione che ricopriva prima di arrivare in Italia, e ora chi lo toglie più?

A centrocampo, oltre le conferme su alti livelli di Khedira e Matuidì, c’è un Pjanic che è finalmente salito in cattedra dopo tanti anni di alti e bassi. “Sogno che Miralem tocchi 100 palloni a partita” diceva Sarri, non siamo ancora su questi livelli, infatti i dati parlano di 76,18 passaggi media/gara con il 92% riusciti, ma il bosniaco da quest’anno verticalizza, segna e offre prestazioni altisonanti.

In attacco si balla il tango argentino in HD, Paulo e Higuain non sono mai stati così vicini alla cessione come in questa estate, ma la loro volontà di restare è stata determinante. “El diez”, Dybala sta fornendo ottime prestazioni e si è sbloccato, trovando la prima rete stagionale; il “Pipita” segna, corre ed è ritornato felice dopo un anno lontano da Torino. Basti pensare che l’ultima partita in cui i due avevano segnato insieme è stata a Genova contro la Sampdoria il 19 ottobre 2017.

Insomma a Maurizio va tutto per il meglio ma pensa che ancora si possa migliorare molto e il suo sogno è: “vorrei divertirmi per tutti i novanta i minuti”. Conte è sulla strada giusta, lui è un vincente e i numeri dicono questo. Il primo “derby d’Italia” della stagione è stato divertente grazie al bel gioco espresso da parte delle due squadre ma lo vince il “tatticismo” di Sarri. Il campionato è lungo e bisognerà capire, a lungo andare, quale tattica risulterà migliore. Intanto la Juve è prima in classifica ma a maggio chi vincerà il campionato?

CONDIVIDI
Mi chiamo Edoardo Sergi, sono nato a Catania 21 anni fa e studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. Amo lo sport, specialmente il calcio. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008