Nel mentre che le società calcistiche si stanno preparando sul come affrontare la ripartenza nella fase due, proviamo ad ipotizzare alcuni scenari dettati da un rientro sui campi che, per ragioni prevalentemente economiche, appare scontato.

La posizione dell’ISS sul calcio

Il responsabile del reparto malattie infettive dell’Istituto Superiore della Sanità Giovanni Rezza, nella giornata di lunedì si era esposto in maniera netta durante la canonica conferenza stampa della Protezione Civile: “Il calcio è uno sport di contatto, fosse per me non darei parere favorevole. Il contatto può favorire la circolazione del virus. Il mio è solo un parere anche se credo che il Comitato Scientifico sarebbe d’accordo con me, ma la decisione spetterà al Governo“.

Nonostante queste dichiarazioni, le Società stanno lavorando per un rientro in campo. Al momento il ruolino di marcia procede in vista di un rientro dei club professionistici nei centri sportivi, rigorosamente sanificati, per il 4 maggio.
È in corso in queste ore la riunione del Comitato Scientifico della Federcalcio che dovrà elargire dei parametri e delle linee guida da rispettare tassativamente durante gli allenamenti.

Ripartenza Serie A: cosa ne pensano i tifosi?

Il dodicesimo uomo dovrà restare lontano dai campi da calcio. Almeno fino alla fine della stagione corrente. Il che vuol dire addio ad pubblico mai stanco di cantare, all’atmosfera pre-partita, coreografie e tutto quello che ne consegue.
Le prime ipotesi, emerse dall’incontro tra il Governo e le parti sociali, vedono il rientro dei tifosi negli impianti soltanto a marzo 2021.
Quando, con tutti gli auspici del caso, il campionato italiano di calcio sarà già nella seconda metà e proteso alla conclusione: il che vuol dire una limitazione per il pubblico anche per la stagione successiva.
Probabilmente prezzo equo da pagare, non mettiamo in discussione questa possibile decisione che potrebbe essere sensata in un’ottica di prevenzione di contagi di ritorno. Tuttavia, ci sorge da subito un interrogativo.

I costi delle pay-tv in quarantena

Con il divieto di recarsi negli stadi, molti tifosi non rinunceranno al guardare la partita della propria squadra del cuore. Tuttavia, c’è da prendere atto che l’abbonamento per la pay-tv con lo scopo di guardare tutte le partite ha dei costi non popolari.
Allo stato attuale, il costo promozionale di un pacchetto Sky Calcio è di 29,90 euro (per i primi 12 mesi), mentre quello di DAZN è di 9,90 euro al mese: calcolatrice alla mano, ogni famiglia italiana che vorrà godersi la Serie A dovrà spendere almeno una quarantina euro al mese nella migliore delle ipotesi. Cifre che non sono alla portata di tutte le famiglie italiane (in particolare con gli strascichi della crisi economica che sta seguendo quella sanitaria).
Rilevata l’impossibilità di una trasmissione in chiaro (cosa che fu tentata anche in occasione di Juventus-Inter), servirà quindi una mossa sinergica da parte di Sky e DAZN che allo stato attuale detengono i diritti televisivi per la stagione corrente e quella futura: seguendo il classico principio della domanda e dell’offerta, abbassando il costo degli abbonamenti a prezzi popolari, questi sarebbero più attrattivi e consentirebbero alle emittenti di guadagnare un’ulteriore fetta di mercato.

Ripartenza Serie A: rischio pirateria e assembramenti per vedere le gare

Proviamo ad immaginare alle prime, tragiche, conseguenze che possano conseguire qualora non vi fosse un’apertura in tal senso: la prima è il rischio che possa esserci un ritorno alla pirateria, fortemente combattuta anche dalla Lega Serie A anche con spot pubblicitari, con la visione di partite in streaming su piattaforme illegali.

La seconda, per certi versi, è ancor più pericolosa perché potrebbe riguardare anche la salute pubblica: bar, ristoranti, circoli e pub presi d’assalto per vedere le partite. Con tutti gli assembramenti del caso.
Ricordate in tal senso cosa accadde in occasione di Juventus-Inter? In gran parte d’Italia, da Sanremo fino a Bari, molti locali sono stati affollati da tifosi di entrambe le squadre, in barba alle raccomandazioni sul distanziamento sociale (che in quei giorni non erano ancora obbligatorie in tutte le regioni italiane), con quelli di fede bianconera che nell’esultanza ai gol di Ramsey e Dybala si saranno probabilmente anche abbracciati emulando la Joya.

Come vedere la Serie A quando ripartirà?

Sia chiaro che ciò non voglia essere né un inno agli assembramenti né un incoraggiamento al pezzotto, bensì un tentativo di flashforward, proiettandoci con la mente a quello che potrebbe accadere alla ripresa dei campionati.
L’auspicio è quello che prevalga il buonsenso da parte di entrambe le parti coinvolte: da un lato le pay-tv, dall’altro gli abbonati (e coloro che potrebbero diventarli).
Ricorrere alle due soluzioni descritte precedentemente sarebbe controproducente: qualora la situazione resti immutata, sarebbe più sicuro paradossalmente riaprire gli stadi a capienza notevolmente ridotta, in quanto si consentirebbe di mantenere un maggior distanziamento sociale (immaginando un rapporto 1:10 tra pubblico e capacità dell’impianto, si lascerebbero almeno tre seggiolini vuoti sia alla sinistra sia alla destra oltre ad una fila intera indietro e davanti). Il che, allo stato attuale, non è sinonimo di una sicurezza totale (e pertanto, ci auguriamo non venga presa neanche in considerazione), a differenza di assistere ad una partita comodamente sdraiati sul divano di casa…

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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