Quando avremo un altro derby italiano in finale di Champions? Milan – Juve 17 anni dopo

Sintesi Champions
Sintesi Champions

Manchester, 28 Maggio 2003, l’Old Trafford è gremito, la città parla italiano. In campo ci sono le squadre di due capoluoghi che tra loro distano meno di 150 km, che sono giunte oltremanica per conquistare il trofeo più importante, la Champions League. Sono il Milan e la Juventus, la crème de la crème del calcio internazionale.

Campioni del mondo che furono o che saranno, fenomeni entrati nella storia dello sport e tanti fuoriclasse si sfidano dopo aver battuto squadre del calibro di Bayern Monaco, Real Madrid, Inter e Barcellona. E’ una notte magica per l’Italia intera che sale sul tetto d’Europa. Ogni tifoso nel bel paese si trova incollato al televisore per vedere il match più importante dell’anno. Il futuro pallone d’oro, Nedved, non c’è ma la Juve affronta un Milan stellare con una formazione all’altezza dei rivali. La partita viene vinta ai rigori dai rossoneri che si portano a Milano la coppa, ed i tifosi si preparano a sbeffeggiare i bianconeri per quel trofeo alzato in faccia agli storici “nemici”.

Il passato virtuoso

I calciatori che in quegli anni calcavano i campi della serie A erano ben diversi da quelli che siamo abituati ad osservare ora. Un’occhiata alla classifica cannonieri delinea la differenza tra il campionato dei primi anni 2000 e quello odierno: Vieri, Inzaghi, Del Piero, Adriano (a Parma in quella stagione), Totti, Baggio e tanti altri. Anche le provinciali avevano giocatori di grande livello, Hubner al Piacenza, Iaquinta all’Udinese sono alcuni dei bomber che infiammavano anche le piazze minori. Era un periodo diverso del calcio italiano, quello pre calciopoli e prima del fallimento del Parma, nel quale le nostre squadre davano vita alla competizione nazionale più importante. E inevitabilmente portava risultati anche in Europa.

Cosa manca alla serie A per tornare grande

La Serie A ora è più povera, sia di talento che di soldi. Gli sceicchi scelgono altri lidi, i magnati russi e americani virano su sport diversi, e gli investitori nostrani sono sempre più restii a spendere soldi nel calcio. Proprio il Milan è l’esempio più lampante, grazie ai soldi di Berlusconi ha creato un ciclo leggendario, ma quando il patron rossonero ha deciso di risparmiare sul mercato la squadra ha risentito parecchio della concorrenza. In uno sport che è sempre più votato al soldo, nel quale i giocatori vengono super valutati, è difficile per chi non ha tanto denaro da spendere primeggiare in Europa. Ad oggi praticamente solo la Juventus, e ultimamente l’Inter, sembrano essere interessate a riportare i più forti in serie A.

Servono però investimenti importanti da parte di tutte le società per tornare ad essere un campionato competitivo, che senza dubbi aiuta le squadre qualificate alle coppe europee. Non ci si deve più accontentare di vincere o essere competitivi solo in Italia, ma si deve pensare a fare il salto di qualità in Europa, prendendo i migliori giovani e campioni nel pieno della carriera. I presidenti non devono più puntare solo su presunte promesse che provengono da campionati sconosciuti sperando in un futuro guadagno, o ex campioni in cerca di un’ultima chance prima di ritirarsi o di andare a svernare in qualche paradiso medio-orientale o in Cina.

Solo così potremo tornare a vedere le Italiane che si contendono la coppa dalle grandi orecchie, come in quel vicino, ma lontanissimo, 2003.

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008