Qual è il vero Catania?

Fra polemiche e scetticismo che imperversa, analizziamo il momento della squadra di Andrea Camplone dopo l'ultima sconfitta contro il Potenza.

La domanda che si sono posti tutti i tifosi alla fine del match disputatosi domenica allo stadio “Alfredo Viviani” è stata: ma qual è il vero Catania?

La domanda è lecita la risposta non è scontata.

Noi proveremo a rispondere e proprio per questo è importante prima di tutto fare un’ attenta analisi e una premessa doverosa.

Il Catania nei primi due match disputati in campionato ha divertito e convinto anche i più scettici, giocando un calcio spettacolare. Il diktat del nuovo allenatore degli etnei Andrea Camplone è: palla a terra, velocità nel giro palla con massimo 2 tocchi, terzini che spingono, pressing molto alto per recuperare subito il pallone e verticalizzazioni improvvise. Il tutto condito da un 4-3-3 “zemaniano”, marchio di fabbrica da sempre del Catania e dell’allenatore rossoazzurro nato proprio a Pescara.

Un calcio che è difficile da giocare in serie C, ma la qualità di certo non manca a Lodi e compagni.

Il risultato? il “tennistico” 3-6 contro l’Avellino e il 2-1 in rimonta contro la Virtus Francavilla. Due partite giocate magistralmente dove però si iniziano a intravedere dei piccoli problemi difensivi, dettati sicuramente dal gioco molto offensivo ma anche dagli sbagli individuali da parte della retroguardia catanese.

Proprio il reparto arretrato è stato quello più soggetto al cambiamento rispetto a quello della stagione precedente: via Aya, Baraye, Lovric, Ciancio e Pisseri; e dentro: Saporetti, Mbende, Pinto e Furlan.

Possiamo quindi tornare all’ultima partita giocata dal Catania, che contro il Potenza ha subito una roboante sconfitta per 2-0.

Si sapeva che sarebbe stata una partita difficilissima contro una squadra che in casa è ancora imbattuta in tutto il 2019, ma la prestazione è stata veramente insufficiente da parte di tutta la squadra. Quello che ha lasciato più sorpresi non è stato di certo il risultato ma l’atteggiamento e la regressione tattica da parte della squadra guidata dal tecnico abruzzese.

Il Catania è subito andato sotto, prima su calcio d’angolo, come contro il Francavilla, e poi sul contropiede guidato da un ispiratissimo Isgrò che solo qualche mese fa giocava in eccellenza al Corigliano. I rossoazzurri non sono riusciti mai ad essere pericolosi sotto porta giocando un calcio privo di idee e facendo rievocare i fantasmi delle scorse stagioni quando partite del genere erano all’ordine del giorno.

Allora è qua che sorgono i primi dubbi e considerazioni del tipo: erano scarse le due squadre da poco affrontate? La risposta è un secco NO! L’Avellino ha battuto il quotatissimo Bari in Coppa Italia ed ha vinto le successive due partite dopo quella persa per 6-3 mentre la Virtus Francavilla è riuscita a pareggiare contro la Casertana in casa.

Il Catania non è quello visto contro il Potenza e questo è certo. Tante troppe variabili a sfavore degli etnei nella sconfitta contro la squadra del patron Caiata. Basti pensare che 3 cambi su 5 sono stati effettuati per infortunio e il “guerriero” Lele Catania classe 1981 è rimasto in campo per 25 minuti pur essendosi fratturato il quarto e il quinto metatarso del piede sinistro. Bisogna anche prestare attenzione alle dimensioni del campo 107 x 64,70, un campo leggermente più stretto rispetto agli altri, in cui una squadra che gioca palla a terra e sfrutta le ampiezze tramite gli inserimenti dei terzini, può sicuramente trovare delle difficoltà.

Quel che possiamo dire è che questi non devono diventare i soliti alibi che vengono usati per difendere una squadra che ha giocato male e non è stata mai in partita. Sentiamo molte volte dire agli allenatori che può fare meglio una sconfitta rispetto ad una vittoria. E’ proprio questo il caso e servirà per non commettere altre volte gli errori compiuti da parte del tecnico e dai giocatori. Insomma il caro e vecchio “sbagliando si impara”

La domanda resta una: ma il Catania può giocare questo calcio in tutti i campi di serie C? Infatti molti presentano le stesse problematiche del “Viviani”

La risposta la darà il campo ma di certo Camplone vorrà giocare il suo calcio a qualsiasi costo, valutando di settimana in settimana gli interpreti da mettere in campo.

Come sempre il giudice inappellabile sarà il rettangolo di gioco e capiremo qual è il Catania e dove può arrivare.

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Mi chiamo Edoardo Sergi, sono nato a Catania 21 anni fa e studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. Amo lo sport, specialmente il calcio. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport

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