Siamo arrivati a dicembre e la Premier League sembra aver già deciso quali saranno le protagoniste assoluta per la lotta al titolo. Senza troppi giri di parole Chelsea, Manchester City e Liverpool hanno dimostrato di essere nettamente più forti delle rivali: i ragazzi di Klopp sono un’autentica macchina da gol sebbene abbiano subito qualche gol in più dei Campioni d’Europa guidati da Tuchel. A Manchester hanno deciso di non fare le cose in grandi in termini di numeri, ma hanno già pareggiato a Liverpool, vinto il derby e battuto il Chelsea. Tre squadre così simile quanto diverse, guidate da tre forti personalità e trascinate da autentici fenomeni che non hanno nemmeno bisogno di presentazioni.

Chelsea: difesa di ferro, big match e Lukaku le note stonate

La banda di Tuchel ha dato una grande dimostrazione della propria forza sul finire della scorsa stagione, raggiungendo il quarto posto in campionato ma soprattutto conquistando la Champions League superando le due potenze di Madrid, la sorpresa Porto e il Manchester City nella finalissima tutta inglese. Squadra che è rimasta la stessa ad eccezione dell’innesto di Saul e del restyling offensivo sull’asse Italia-Inghilterra che ha visto la partenza di Abraham finito alla Roma e l’arrivo da Milano di Romelu Lukaku. Proprio colui che doveva essere il terminale offensivo per antonomasia in un sistema collaudato di terzini offensivi e trequartisti di qualità, sta attualmente deludendo. I soldi in tasca sono raddoppiati e l’Inter, per quanto Dzeko e Correa non abbia il fascino di Romelu, al momento non sembra patire più di tanto la sua cessione.

Chalobah piacevole sorpresa, Mount trascinatore

Sono state fin qui due le sconfitte dei Blues ovvero quelle contro il Manchester City e la recente uscita con il West Ham, da sommare con i tre pareggi tra Liverpool, Burnely e Manchester United. Il Chelsea ha ottenuto fin qui 33 punti perdendo la prima posizione proprio in occasione del ko contro la squadra di Moyes. A creare ulteriori polemiche sul caso Lukaku è stata la “coincidenza” dell’Olympic Stadium di Londra: il Chelsea era avanti 2-1 a fine primo tempo sul campo del West Ham grazie alla reti di Thiago Silva e Mount, una volta rientrati in campo per la seconda frazione Tuchel ha deciso di inserire Lukaku al posto di un Havertz acciaccato. La gara è terminata 3-2 in rimonta per i padroni di casa con il belga che ha toccata a malapena 16 palloni, facendosi bloccare l’unico tiro della gara e perdendo la metà dei contrasti oltre a sei possessi. Gara scialba che si aggiunge a quelle che sta vivendo nel suo ritorno in Premier League. Insomma, per uno pagato 115 milioni ci si aspettava qualcosa in più. Per fortuna di Tuchel la difesa sta reggendo molto bene con la saracinesca Mendy, l’eterno Thiago Silva, l’ormai certezza Rudiger e l’esplosione di Trevoh Chalobah, inglese classe 1999 con già tre gol stagionali tra cui quello alla Juventus. Sulle fasce Reece James si sta confermando come uno dei migliori al mondo nel suo ruolo mentre a centrocampo l’assenza ormai costante di Kantè sta dando spazio ad un Loftus-Cheek ritrovato. In avanti, Lukaku a parte, c’è qualche intoppo di troppo con il solo Mount con medie da grande giocatore. Werner fatica a trovare spazio complice anche un infortunio anche se ultimamente ha risposto con una doppietta, Havertz in leggero miglioramento rispetto all’anno scorso ma senza ancora dare dimostrazione del suo immenso talento che aveva fatto vedere a Leverkusen. C’è tempo sebbene a Tuchel non dispiacerebbe trovare qualche rete in più da parte del suo terminale offensivo.

Manchester City: vittorie pesanti, Guardiola in cerca di riscatto

L’enorme delusione di Oporto che ha visto i Citizens arrivare ad un passo dalla conquista della tanto attesa Champions League non può passare inosservata al netto del terzo campionato nel giro di quattro anni. Tutti si aspettavano una vittoria di De Bruyne e compagni, ma così non è stato. Guardiola ha comunque rimarcato la sua volontà di rimanere e la dirigenza ha deciso di giocarsi una fiches da 100 milioni su Jack Grealish come unico vero acquisto della sessione di mercato. Doloroso emotivamente l’addio di una leggenda del club come Sergio Aguero, partito per Barcellona prima del triste stop per problemi cardiaci. L’investimento per il futuro invece ha un nome ben preciso: Kakyk dalla Fluminense, classe 2003 e 10 milioni per assicurarsi uno dei talenti più interessanti del Brasilerao.

Riecco Bernardo Silva, Gabriel Jesus risorsa importante

L’esordio con il Tottenahm e la sfortunata partita con il Crystal Palace, condita da un rosso a fine primo tempo e un gol annullato nella ripresa, sono gli unici veri e propri passi falsi del City. I due pareggi sono arrivati nel big match contro il Liverpool e con il Southampton, dove Sterling si è visto annullare un gol al 94′ che sarebbe valso l’1-0. Coi se e con i ma però si fa ben poco, ed è proprio per questo che Guardiola fa parlare i fatti e riesce a rivitalizzare due giocatori che sembravano ormai sul piede di partenza come Bernardo Silva e Gabriel Jesus. Il portoghese ex Monaco è a sette gol in campionato, gli stessi di Sadio Mane, ed è risultato decisivo in più di un’occasione con le sue giocate determinanti. Visto il rendimento dell’ultima stagione, il suo recupero può essere visto tranquillamente come un nuovo acquisto. Parlando di Gabriel Jesus invece il brasiliano si sta trasformando in un assist man con ben sei assist all’attivo e due reti in campionato tra cui quella decisiva contro il Chelsea, senza dimenticare le reti in Champions con Lipsia, Club Brugge e PSG. Un’arma in più da aggiungere all’attacco dove sembra sempre più il padrone Phil Foden con un rendimento costante, tre gol e due assist in appena nove partite. Forse un po’ in ritardo di condizione complice anche un super Europeo Sterling, comunque in gol nell’ultima giornata, e Grealish, alla prima vera grande occasione della carriera. Gundogan in ribasso per i numeri ma non per il rendimento, Rodri sempre più il faro di questa squadra. Ancora una volta determinanti le giocate di Cancelo e Walker, ben salda la difesa composta da Ruben Dias e Laporte.

Liverpool: Klopp ha una macchina da gol, una sola sconfitta

I Reds sono alla ricerca del loro ventesimo campionato nazionale che garantirebbe l’aggancio nell’albo d’oro al Manchester United, squadra che attualmente vanta il maggior numero di titoli. La cessione di Georginio Wijnaldum è stata pesante sa per lo spogliatoio sia in termini tattici essendo uno dei maggior interpreti del 4-3-3 di Jurgen Klopp. Al posto di un Kabak bocciato e rispedito allo Schalke 04 è arrivato per 40 milioni Ibrahima Konaté, difensore del Lipsia che per ora ha trovato pochissimo spazio ma che lo stesso tecnico tedesco sembra voler introdurre pian piano nei suoi meccanismi, dando fiducia all’esperto Matip considerando che Joe Gomez dovrà stare fuori ancora per un po’.

Salah inarrivabile, Jota e Origi si prendono la scena

Per molti considerabile il miglior giocatore al mondo nonché quello più in forma. Difficile dire il contrario visto che Momo Salah è già ad un passo dalla doppia doppia in campionato avendo già segnato 13 gol e offerto 9 assist ai compagni, senza contare la doppietta all’Atletico Madrid e i tre gol contro il Porto tra andata e ritorno. Letteralmente infermabile, impossibile da contenere, capace di andare a segno in tutte le competizioni per dieci partite di fila tra fine agosto e fine ottobre. L’assenza per infortunio di Firmino non sembra pesare più di tanto considerando un Diogo Jota finalmente protagonista. Nulla contro il brasiliano ex Hoffenheim, ma il portoghese classe 1996 meritava da tempo un posto da titolare e sta ripagando Klopp con otto gol in campionato, dietro solo a Salah e Vardy. Anche se a secco dal 20 novembre, Sadio Mane è già a quota 7 gol in Premier più quelli ad Atletico Madrid e Porto. Torna ad essere l’uomo dei gol pesanti Divock Origi con due reti decisive nel giro di pochi giorni: quello con il Southampton all’ultimo respiro e la grande firma a San Siro contro il Milan. Van Dijk in difesa ha ristabilito l’ordine, i due terzini Robertson e in particolar modo Alexander-Arnold hanno rispedito le critiche al mittente con tanti cari saluti e assist, Klopp può finalmente coccolarsi il suo tanto amato Thiago Alcantara che con l’addio di WIjnaldum e una integrità fisica migliore sta riuscendo a ritagliarsi lo spazio che merita. I sempre presenti Fabinho e Henderson non deludono, Alisson è in ripresa dopo qualche scivolone di troppo nel recente passato.

Le outsiders: il West Ham fa voce grossa, le altre big in crescita osservano

Impossibile non menzionare il West Ham, in particolar modo dopo lo scherzetto in rimonta al Chelsea. Tre gol ad una squadra che finora ne aveva subiti solamente sei e soprattutto 27 punti frutto di vittorie importanti come quelle con Liverpool, Tottenham e Leicester. Sarebbe riduttivo elogiare solamente il capocannoniere Antonio (sei gol e quattro assist) in una squadra che vanta tanta qualità e quantità con giocatori del calibro di Fornals, Bowen, Benrahma, Lanzini, Souck, Rice, Dowson e un ritrovato Zouma. Poco più indietro Antonio Conte sembra aver dato una giusta spinta agli Spurs che fino alla gestione Espirito Santo sono stati trainati da Son vista l’assenza ingiustificata tra gli altri di Kane, un solo gol in campionato. Il nuovo sistema di gioco di Conte ha dato ancora più motivazione e spazio a gente come Sanchez, Skipp, Dier, Hojbjerg, Reguillon e Lucas che sembrano fatti per il 3-4-2-1 del tecnico leccese. Il nuovo arrivato Ralf Rangnick ha debuttato con un convincente 1-0 contro il Palace, allontanando la figura di Solskjaer che era diventata di troppo ormai nell’ambiente Manchester United. Inutile sottolineare l’importanza del ritorno di Cristiano Ronaldo che nonostante qualche gara in meno è già a quota sei sia in campionato che in Champions. Tornando a Londra sponda Arsenal, Arteta ha risollevato una squadra partita malissimo con tre sconfitte, nove gol subiti e zero fatti per poi rimontare con nove risultati utili nelle ultime dodici, perdendo solo con Liverpool, United e con l’Everton a tempo scaduto. La fiducia risposta in giovani come Smith Rowe, Odegaard, Saka, Lokonga, Martinelli, Tavares, White, Gabriel, Tomiyasu e Ramsdale, tutti sotto i 24 anni, sta dando i suoi frutti.

Chi vincerà il campionato di Premier League?

Quest’anno la lotta al vertice è davvero combattuta con un gruppetto di quattro outsiders pronte ad approfittare dei rari passi falsi delle top tre. Molto dipenderà anche dai percorsi in Champions con Chelsea, City e Liverpool tutte prime nel proprio girone con doppia cifra di punti. Gli infortuni, i recuperi e le singole energie nei momenti focali della stagione saranno più che mai fondamentali in questo calcio dal calendario caotica, soprattutto in un Paese con tanti impegni nazionali. Senza dubbio stiamo parlando del miglior campionato al mondo, non ci resta che goderci le restanti ventitre giornate sperando di divertirci anche solo la metà di quanto ci siamo divertiti finora.

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