Giocare il campionato a porte chiuse: opportunità per molti

Il momento tanto atteso è arrivato, o almeno quasi arrivato. Le federazioni stanno iniziando a pensare seriamente a come far ripartire i campionati, ma ora si profila un grande problema, quello del pubblico. Le porte chiuse non sono calcio afferma la stragrande maggioranza dei tifosi e degli addetti ai lavori, giocare con gli spalti deserti è poco più che un allenamento sentenziano i giocatori.

Questi pensieri sono pienamente condivisibili; ma sul campo è davvero uno svantaggio per tutti? Ragionando sul piano economico e di immagine questo è indubbiamente un danno enorme perché gli stadi senza gente assumono un clima spettrale in contrasto con quello baldanzoso e di festa che dovrebbe esserci attorno al calcio.

Benefici del giocare negli stadi a porte chiuse

Alcuni sportivi potrebbero trarre vantaggio dall’assenza di pubblico. E’ il caso di coloro che vengono schiacciati dalla pressione che inevitabilmente si crea quando si deve giocare davanti a decine di migliaia di persone, le quali giudicano ogni giocata e scherniscono ogni errore. Coloro che soffrono di ansia da prestazione potrebbero vedere come un toccasana l’opportunità di giocare senza pubblico e con meno tensione, rendendo quindi meglio in campo.

Questa è la categoria di giocatori che Franz Beckenbauer chiama “campioni del mondo in allenamento”. Sono coloro che durante la settimana brillano negli allenamenti, perché sono con la testa sgombra da ansie e responsabilità, mentre non reggono psicologicamente il clima prepartita e rendono al di sotto delle proprie possibilità perché schiacciati dal peso della pressione che uno stadio pieno, inevitabilmente, mette.

Altro gruppo di calciatori che trarrebbe vantaggio nel non avere un pubblico dal vivo è quella dei giovani i quali subirebbero un impatto meno violento con il “mondo dei grandi”.
Gli esordienti avrebbero il tempo per crescere con calma, senza quella voglia di strafare generata da una folla pronta a criticare ogni errore e a creare aspettative assurde dopo un paio di partite giocate bene. Con gli spalti vuoti i giovani potrebbero confrontarsi con avversari di livello senza essere condizionati da fattori esterni, così che quando dovranno affrontare la prova del grande pubblico saranno già consapevoli dei propri mezzi.

Contro del giocare a calcio a porte chiuse

Il rovescio della medaglia ovviamente schiaccia invece quegli atleti che si esaltano nel momento in cui devono affrontare serate cariche di tensione, nelle quali danno il meglio di sé e sono decisivi. I trascinatori, i carismatici, coloro che dopo un gol aizzano la folla invitandola ad alzare al massimo i decibel potrebbero avere difficoltà nel trovare la motivazione. Ad esempio Cristiano Ronaldo il quale nelle partite di Champions, dove la pressione del pubblico è massima, ha sempre trovato quel qualcosa in più per elevarsi al di sopra degli altri: riuscirebbe a percepire la sfida e ad esaltarsi? La sua esultanza come risuonerebbe in uno stadio vuoto?

Tutto sommato non si può parlare di un fattore positivo per il calcio la decisione, per quanto necessaria, di giocare a porte chiuse, in quanto il tifo dal vivo è una parte fondamentale ed imprescindibile per la spettacolarità di una partita; tuttavia, una situazione del genere può far sbocciare talenti che sono stati oscurati dalla pressione dello stadio.

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