Pirlo alla Juve, perché si e perché no: una mossa azzardata ma giustificata

Andrea Pirlo - Conferenza Stampa Presentazione Juventus U23 - Foto Juventus FC

21 maggio 2018, l’intero mondo del calcio si appresta a salutare Andrea Pirlo in veste da calciatore, tutto San Siro si è riunito per godersi l’ultima partita di uno dei centrocampisti più forti della storia. “La Notte del Maestro”, seppur sia stata una partita amichevole disputata tra ex giocatori e altri attuali, verrà per sempre ricordata come l’ultima partita di Pirlo.

Chissà se quella sera giocatori come Buffon, Bonucci e Chiellini si aspettavano di essere allenati da lui appena due anni dopo, oppure Conte, presente in quella sera in veste da allenatore di una delle due squadre, immaginava non solo di allenare l’Inter ma di vedere in Pirlo uno dei maggiori rivali per lo scudetto. Difficilmente erano questi i pensieri, è nota da tempo la volontà di Pirlo di diventare allenatore, ma pronosticare che la sua prima e vera esperienza fosse la panchina della Juventus risultava difficile anche ai veggenti più rinomati.

Dall’Under 23 alla prima squadra

La società bianconera ha infatti deciso di affidare la guida della squadra a Pirlo dopo l’esonero di Sarri in seguito ad una stagione complessivamente inferiore alle aspettative. Se l’addio di Sarri era una voce che circolava addirittura prima del lockdown, l’approdo di Pirlo come sostituto non era facilmente immaginabile, specie perché l’ex centrocampista pochi giorni fa era diventato allenatore dell’Under23 bianconero.

I tifosi juventini e non solo si domandano come possa essere la carriera da allenatore di Pirlo, quella da calciatore è sotto gli occhi di tutti ma ora per lui si apre un nuovo mondo in una realtà particolare come quella bianconera, dove le aspettative e le ambizioni sono alte e chiunque non vuole replicare la stagione appena conclusa. Non si parla solo di risultati, che comunque non sono soddisfacenti, ma Pirlo dovrà prima di tutto restituire quella mentalità vincente che da sempre contraddistingue la Juve e che si è persa durante la gestione Sarri.

Scetticismo comprensibile e aspetti che giustificano l’azzardo

Lo scetticismo generale è comprensibile per vari motivi, Pirlo compie un salto notevole e naturalmente anche la Juventus stessa è consapevole di prendersi un rischio enorme affidando la panchina ad un allenatore alle prime armi. Tuttavia, ci sono diversi aspetti che giustificano un’operazione simile mentre altri fattori sono tendenti all’opposto, cioè confermano le prime impressioni, con la dirigenza bianconera che avrebbe compiuto una mossa troppo precipitosa.

Cambia il ruolo, rimangono le ambizioni

Prima abbiamo citato la mentalità vincente da ritrovare. Non è andata via del tutto ma di certo si è un po’ persa per strada durante questi 14 mesi targati Sarri. E’ vero che i compiti e il ruolo che si hanno da giocatori cambiano una volta diventati allenatori, come può variare il modo di osservare ed analizzare la stessa situazione, ma quando si è stati un calciatore vincente e protagonista con qualsiasi maglia indossata allora l’indole del vincitore non la si perde mai. Trasmettere la voglia di vincere tutto deve essere una delle priorità di Pirlo. Guardando il suo curriculum, risulta facile che sappia farlo.

Inesperienza e una carriera che può partire in salita

Dall’altra parte, però, c’è il fattore inesperienza, che racchiude in sé diversi problemi. Non aver mai allenato una squadra e quindi non aver fatto la cosiddetta “gavetta” potrà creare qualche problema a Pirlo. Inoltre, fare passi falsi con la Juve alla prima esperienza da allenatore potrebbe compromettergli la sua carriera da tecnico, non bruciarla definitivamente ma sicuramente renderla subito in netta salita. Sa che non può fallire e la Juve sa che lei stessa non può nuovamente fallire. Questo aspetto se visto con altri occhi potrebbe non essere completamente negativo.

Rischio di Pirlo e della Juve, fondamentali le garanzie

Pirlo è consapevole che disputare una stagione negativa gli costerebbe tanto per la sua carriera da allenatore che da tempo sogna, così come la Juventus sa molto bene che fallire quest’anno potrebbe avere come logica, ma drastica, conseguenza la chiusura del ciclo iniziato proprio quando Pirlo esordì da giocatore bianconero. Per cui non solo l’ex centrocampista si prende il rischio ma anche l’intera Juventus, a partire da chi ha scelto questo cambio in panchina. E prendersi un rischio così alto per entrambi non gioverebbe sia a Pirlo che ad Agnelli, è lecito quindi aspettarsi che ci siano delle garanzie sul progetto.

Gestione spogliatoio e modo di giocare

La società potrebbe perciò aver spiegato a Pirlo che verrà effettuata un’ottima campagna acquisti per rimediare ad errori passati e mettergli a disposizione giocatori affamati e con qualità, un mix perfetto per arrivare alla vittoria ma che potrebbe non bastare. Per far funzionare una squadra forte con giocatori forti bisogna saperla gestire nel modo giusto, questo era uno dei grandi difetti di Sarri che gli è costato l’esonero. Non si può dirlo ancora con certezza, ma il nuovo allenatore bianconero sembrerebbe più incline a saper gestire uno spogliatoio.

Oltre alla gestione del gruppo Pirlo dovrà passare anche da questioni tecnico-tattiche, molto importanti nel calcio italiano. Qui può pesare l’inesperienza. Pirlo potrebbe optare per un 4-3-3 o comunque per moduli e schemi offensivi ma l’assenza di punti di riferimento precedenti potrebbe causare qualche problema. Pirlo non ha mai lavorato da questo punto di vista, non si parla solo di moduli e numeri che spesso offrono più interpretazioni, ma il discorso è legato al modo di giocare. Non avendo mai improntato alcuna squadra con un certo tipo di gioco, non è in grado di sapere al cento per cento se le sue idee siano compatibili con certi giocatori o che effettivamente possano produrre risultati soddisfacenti.

Chi ha fatto gavetta ha avuto modo di sperimentare consapevole che le prime squadre allenate solitamente non richiedevano obiettivi eccessivamente alti, molti hanno avuto il tempo di studiare con calma il ruolo di allenatore e nel frattempo costruirsi una propria identità da tecnico. Questa manca a Pirlo, la Juventus non ha altro tempo da perdere ma il nuovo allenatore ha dalla sua parte un trascorso calcistico supportato da un’intelligenza tattica fuori dal comune, ciò lo aiuterà sicuramente ad accelerare il processo di un’acquisizione di identità. Inoltre, fattore che non è da attribuire al caso, molti allenatori italiani con una carriera notevole sono stati centrocampisti da giocatori.

Rapporto d’amicizia tra giocatori e allenatori

Sono stati citati all’inizio, ora vengono nuovamente tirati in ballo. A meno di clamorosi colpi di scena sul mercato, Pirlo allenerà giocatori come Buffon, Chiellini e Bonucci, che per tanti anni non sono stati solo dei compagni con cui hanno condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte ma prima di tutto grandi amici e la loro ottima relazione ha contribuito ai successi di Juventus e Nazionale. Il rapporto che si è creato potrà essere un valore aggiunto per Pirlo ma anche per i giocatori stessi, i quali rappresentano i leader della squadra.

Gestione di un’intera stagione, un’incognita decisiva

Pirlo sa, o comunque lo imparerà presto, che il campionato pronto ad iniziare a settembre sarà ricco di concorrenza. L’Inter di Conte ha acquisito credibilità e la Lazio di Inzaghi vuole confermarsi e migliorarsi. Esordire in una squadra come la Juve che non può fallire di nuovo in un campionato dove non è più nettamente favorita accresce la pressione all’interno dell’ambiente bianconero.

Abbiamo spiegato prima che Pirlo potrà essere un ottimo gestore nello spogliatoio e ci sono pochi dubbi sul fatto che sappia tenere coeso un gruppo sotto l’aspetto caratteriale. Ci sono più perplessità, non perché non ne sia capace ma perché non ha mai avuto modo di dimostrarlo, sulla gestione della squadra nel corso della stagione per quanto riguarda i risultati. Per esempio Sarri nel campionato appena terminato ha perso molti punti proprio nel momento decisivo per fare l’allungo sulle inseguitrici e vincere matematicamente lo scudetto. Una sconfitta ogni tanto può capitare ma dipende come e in che periodo arriva. Ci sono momenti in cui una vittoria oltre ai classici tre punti può dare un netto segnale alle avversarie, che magari attraversano un periodo non facile o che in quella giornata non hanno vinto.

Nel post lockdown alla Juve sono capitate molte occasioni simili ma ne sono state sfruttate poche. La capacità di gestione di una squadra si vede anche da questi aspetti, per trionfare in campionato e soprattutto in Europa è uno dei fattori più importanti. Pirlo saprà farlo? Una grande incognita che va a supporto della tesi elaborata dai tifosi scettici.

Il nome conta

Quello di Pirlo è un nome importante e che rimanda ad una carriera da giocatore difficilmente imitabile. E’ vero che da giocatore ad allenatore cambia molto e la sua carriera nel nuovo ruolo deve ancora iniziare ma Pirlo rimane una persona rispettabilissima nonostante la sua esperienza nulla. Ascoltare e imparare da lui potrà essere di fondamentale importanza per tutti i giocatori, anche lo stesso Ronaldo potrà sentirsi a suo agio a lavorare e comunicare con un atleta che è riconosciuto in tutto il mondo per le qualità e per una bacheca invidiabile.

Sarà importante per Pirlo approdare e presentarsi bene per la seconda volta nel mondo juventino. Era l’11 settembre 2011 quando Pirlo, considerato da molti a fine carriera dopo l’addio al Milan, esordì ufficialmente con la Juventus. Partita perfetta contro il Parma e ciclo avviato. Ciclo che dura ancora oggi ma che inizia a vacillare, oggi così come 9 anni fa Pirlo arrivò in bianconero tra buone dosi di scetticismo. La prima volta andò bene, anzi benissimo. La seconda? Sarà Pirlo che dovrà togliere tutti i dubbi ai tifosi, abbiamo già imparato che alla Juve ne è stato capace.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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