Pique: “Ho creato un gruppo whatsapp con i giocatore della Nazionale di Real e Barça”

Il difensore centrale della Spagna e del Barcellona, Gerard Pique, ha parlato quest’oggi ai microfoni di The Players Tribune.

Queste le sue parole riportate da tuttomercatoweb.com: “Tutti sanno che i calciatori hanno dei gruppi su Whatsapp. Ne ho uno per i miei amici, ma pure uno con i compagni del Barcellona. Il mio preferito però vi sorprenderà. Quest’anno, quando eravamo già 8-9 punti sopra il Real Madrid, ho creato un gruppo con i giocatori della Nazionale di Real e Barça. Solo guardando ciò che dicono i media sembra che ci odiamo a vicenda, ma in realtà ci scambiamo opinioni su tattiche, filosofie calcistiche e libri letti… Ovviamente sto scherzando. L’unica cosa che facciamo su quel gruppo è gettare merda l’uno sull’altro parlando di Barcellona e Real. E’ davvero il migliore, siamo come bambini.

La verità è che per me è particolarmente divertente visto che abbiamo 15 punti di vantaggio, quindi cerco di essere ‘creativo’ nelle mie risposte. Lo scorso anno, quando hanno vinto tutto, postavano foto sorridenti e mostravano i muscoli come The Rock, scrivendo #halamadrid e o mettendo immagini di trofei. Questa stagione le vibrazioni sono diverse, le foto su Instagram sembrano più sobrie… Quindi io gli scrivo sul gruppo: “andiamo ragazzi, perché siete così seri?”.

Ho dato un nome speciale al gruppo, si chiama ‘Congratulations’. Con loro posso scherzare perché sono i miei fratelli di Nazionale, possiamo odiare i club degli altri ma giochiamo tutti per lo stesso paese condividendo gli stessi sogni. Sono orgoglioso di indossare la maglia della Nazionale ogni 4 anni… Guardando indietro ai miei ultimi 10 anni di carriera posso dire di aver vinto tutto, come ricordo spesso sul gruppo Whatsapp. Ma 10 anni fa ero quasi fottuto”.

Su Ferguson: “La mia vita avrebbe preso una piega diversa se non era per Sir Alex Ferguson. Sono arrivato allo United da ragazzo e l’ho lasciato da uomo. E’ stato un periodo pazzo per me, non avevo mai vissuto lontano da casa. Fino ai 17 anni il calcio è stato solo divertimento, nell’academy del Barcellona conoscevo proprio tutti. Non avevo ancora conosciuto il business dietro il calcio. Per questo quando sono arrivato allo United è stato uno shock.

La prima partita ero nello spogliatoio accanto a Rio Ferdinand, Giggs e Van Nistelrooy e volevo solo diventare invisibile. Era tutto diverso, quando tornavo dagli allenamenti era già buio e io mi rinchiudevo in appartamento da solo. Era deprimente, volevo lasciare e tornare in Spagna. Ma Sir Alex è stato come un secondo padre fin dal primo giorno. Quando arrivò il Barcellona non ci credevo e sapevo che avrei dovuto tenere una complicata conversazione con Ferguson. Nel mio contratto non c’era clausola rescissoria e lo United poteva fare il prezzo che voleva, quindi dovevo convincerli. Fu la conversazione più difficile della mia vita, ma alla fine decise di lasciarmi partire al termine della stagione. Poi però arrivò la semifinale di Champions proprio contro il Barça e io dovevo giocare per via dell’infortunio di Vidic. Prima della gara Ferguson venne da me e mi disse che non poteva schierarmi perché la trattativa era già chiusa”.

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Due cose ha in comune con Buffon: la data di nascita e la passione per il calcio. Da sempre tifoso del Milan, è un amante del calcio anni '60: a volte intervista Di Stefano e Pelé, poi si sveglia.