Perchè l’Inter ha paura di osare?

Si è concluso l’anticipo della 34° giornata di serie A con il derby d’Italia fra Inter e Juventus terminato sul risultato di 1-1. Un pareggio tutto sommato giusto, dopo un primo tempo a chiare tinte nerazzurre ed una ripresa di marca bianconera. In particolare modo c’è da considerare un fattore in questa partita che è fondamentale: l’Inter è alla caccia di un posto in Champions League, mentre la Juventus è già campione d’Italia e senza nessun altra competizione da disputare. Questo può far capire come la squadra di casa avrebbe dovuto sottomettere gli avversari, arrivati a San Siro con le classiche motivazioni da big match ma senza un reale obiettivo da raggiungere, a differenza dei nerazzurri.
In questo pareggio ci sono tutti i pregi ed anche tutti i difetti di un’intera stagione dell’Inter, vissuta fra alti e bassi continui. Il discorso per la corsa alla Champions League il club meneghino avrebbe potuto chiuderlo già da qualche giornata, ma ha sprecato molti match ball, e deve ringraziare la buona sorte se le sue inseguitrici si sono praticamente adeguate al suo ritmo, assolutamente non da grande squadra.

Spalletti

L’Inter difatti nelle ultime sei partite ha raccolto solo due vittorie con Genoa e Frosinone, perdendo in casa con la Lazio e pareggiando con Atalanta, Juventus e Roma. Tutti e quattro i big match sono stati giocati davanti al proprio pubblico, ma tutti avari di vittorie e spesso stati accomunati da un gioco sterile, prevedibile e affidato solo alle giocate dei singoli. Lo schema della squadra di Spalletti ora mai è chiaro con la palla che viene allargata da una parte all’altra del campo attendendo il momento giusto per trovare la conclusione a giro o il cross in mezzo con una delle due ali o terzini (eventualmente con anche uno dei centrocampisti a rimorchio). Tutto questo però viene fatto ad una velocità molto bassa, permettendo agli avversari di scalare e riuscire a coprire in perfetto tempismo, riuscendo a raddoppiare o triplicare là marcature.Inoltre la squadra allenata da Spalletti non tenta mai la giocata per vie centrali, salvo raro caso dove si rende più pericolosa che in molti altri (ed e per questo che viene difficile capire come mai non lo faccia più spesso), riuscendo a trovare l’inserimento del trequartista o la prima punta in grado di giocare spalle alla porta che può servire il taglio alle spalle delle ali.

Il difetto più grande è forse l’ossessione dell’allenatore toscano col 4-2–3-1 e di conseguenza un modulo con una sola punta davanti, anche quando la partita necessita di una scossa per tentare di vincerla quando il risultato è in parità, non solo in caso di svantaggio. Con la Juventus, in un momento di totale difficoltà per i nerazzurri, Spalletti ha tolto Icardi per Lautaro, commettendo un errore però: una squadra già in difficoltà perde un riferimento in grado di tenere bassi gli avversari, inserendo Martinez assieme a lui avresti potuto impegnare i due centrali a concentrarsi su due giocatori differenti e non lasciarne sempre uno solo contro due.
Perché l’Inter non riesce ad adattarsi alle situazione è all’avversario ma deve sempre essere sottomessa al suo 4-2-3-1? Ad esempio questa sera forse sarebbe stato appropriato un 4-4-2 più dispendioso ma che garantiva maggior copertura in fase difensiva e peso in area avversaria, con Icardi stabilmente al centro e Lautaro libero di svariare sul fronte offensivo. I nerazzurri hanno perso così un’ altra grande occasione di chiudere il discorso Champions League e dimostrano di avere paura, di non sapere osare. Ora c’è il rischio che l’Atalanta arrivi a soli 3 punti, così come la Roma si è portata a sole 4 lunghezze. Tutto questo con ancora 4 giornate da giocare.

Un club come l’Inter non può dirsi soddisfatto di questi risultati e di queste stagioni. Un top club italiano deve ambire a traguardi più alti, forse, per fare questo ed osare di più sarebbe necessario un cambio di allenatore e di mentalità inculcata nella testa della squadra.

CONDIVIDI
Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008