Dopo la prestazione magistrale di Manuel Locatelli in occasione di Italia – Svizzera, sono circolati sui social diversi commenti critici nei confronti del Milan che, a suo tempo, ha scelto di privarsi del centrocampista degli azzurri e del Sassuolo. La doppietta di ieri potrebbe infatti essere la ciliegina sulla torta della sua consacrazione come top player: potrebbe, appunto. Abbiamo già visto come – ad oggi – non esistano giudizi medi, o si è considerati il nuovo “Pirlo” oppure si è mediocri. Un giorno sei insieme agli astri, un giorno sei come tutto gli altri. Cerchiamo, dunque, di capire perchè il Milan non può (e non deve) rimpiangere Manuel Locatelli con tre osservazioni di diversa natura.

Una società che non poteva aspettare

La prima riguarda proprio l’A.C. Milan. Cresciuto nelle giovanili dei rossoneri, Locatelli ha esordito in Serie A proprio con la maglia del Diavolo nel febbraio del 2016. La sua sfortuna è stata capitare in una squadra che non poteva aspettare nessuno, al Milan servivano calciatori già pronti per rincorrere il quarto posto (che, di fatti, in quegli anni, non è mai arrivato). La fretta è sempre cattiva consigliera. Inoltre, il susseguirsi di allenatore e di moduli non è per stato affatto d’aiuto alla sua crescita che, anzi, sembrava essersi bloccata. Per diverse gare, l’attuale centrocampista della Nazionale ha racimolato prestazioni insufficienti e cartellini gialli. Ceduto in prestito al Sassuolo nel 2018, è stato riscattato nel 2019: ai rossoneri sono andati poco più di 10 milioni ed al suo posto è stato preso Ismael Bennacer.

Certamente il Milan ha avuto la pazienza di aspettare altri giocatori, anch’essi tacciati come meritevoli di cessione e poi rivelatosi di cruciale importanza per il ritorno in Champions League (basti pensare a Kessie e Calabria). Altri invece sono stati ceduti ed il futuro ha dato ragione alla dirigenza (vedasi Patrick Cutrone). E’ l’altalena del mercato. Con questa considerazioni le responsabilità della dirigenza non sembrerebbero più di tanto attenuate, tuttavia ne mancano ancora due, che risulteranno – alla fine – decisive.

L’incontro con De Zerbi

In quel di Reggio Emilia, Locatelli ha trovato Roberto De Zerbi, allenatore dalle qualità ormai acclarate, capace di tirare fuori il meglio dai proprio calciatori. Locatelli al Milan per lo più delle volte ha giocato in un centrocampo a 3, che spesso e volentieri non gli ha permesso di esprimersi al meglio. Non a caso, nel Sassuolo, è riuscito a consacrarsi giocando in un centrocampo a due. Come abbiamo già evidenziato, i neroverdi tendono ad impostare l’azione costruendo dal basso. Partendo dal portiere, la palla arriva ai centrali, successivamente questi scaricano su uno dei due centrocampisti che si abbassa, venendo incontro alla palla. A svolgere quest’ultimo lavoro la maggior parte delle volte è proprio Locatelli. Non a caso, l’ex centrocampista dei rossoneri ha chiuso questo campionato con l’86.6% di passaggi riusciti.

Il Milan è passato al 4-2-3-1, modulo nelle corde del numero 5 azzurro, solo dopo la ripresa del campionato 2020, proponendo però un tipo di gioco diverso e magistralmente interpretato da Bennacer e Kessie. Che sorte sarebbe toccata a Locatelli, se fosse rimasto? Due anni di panchina ed exploit rinviato a data destinarsi.

Aspettative e pressioni per Locatelli

La terza ed ultima considerazione riguarda la visione che hanno avuto i media di Manuel Locatelli. Incoronato come prodigio dopo il gran goal che ha permesso al Milan di battere la Juventus nell’ottobre del 2016, è stato successivamente declassato a papabile meteora. In una situazione societaria di per sé già difficile, questo grande quantitativo di aspettative mancate potrebbe aver creato delle pressioni non positive sul giocatore.

Con il suo trasferimento, il classe ’98 ha trovato il suo luogo di rinascita e potuto seguire un percorso di crescita che, invece di essere colmo di titoli di giornali gonfiati ed aspettative premature, è stato caratterizzato da ottime prestazioni e miglioramenti radicali, culminati – poi – con il settimo posto in campionato e la convocazione in Nazionale per l’Europeo. Facile quindi parlare col senno di poi, dopo una doppietta magistrale ed un anno altrettanto meritevole di lodi. Meno facile dopo aver considerato ciò che c’è stato alle spalle: sofferenza, lavoro e fatica.

Locatelli e Tonali: diversi diversi o uguali?

Risulta quasi fisiologico adesso paragonare il caso Locatelli al caso Tonali. Il Milan non avrebbe ancora chiuso la trattativa per l’acquisto definitivo del suo n. 8. Il Brescia starebbe infatti facendo una forte resistenza sul prezzo, non volendo concedere lo sconto richiesto dai rossoneri. Perchè quindi tenere Tonali, se non si è voluto aspettare Locatelli?

Perchè – ad oggi – il Milan può permettersi di aspettare un giocatore dall’importanza fondamentale come un regista. Questa mossa, tra l’altro, sarebbe perfettamente coerente con la politica di Elliot, per cui i giovani sarebbero al centro del progetto. Considerando dunque le condizioni attuali che sono tutto fuorché ostiche, perdere Tonali potrebbe invece essere un grande rimpianto. Un gruppo consolidato, un titolare da cui imparare ed un allenatore che già conosce sono infatti un terreno fertile, capace di aiutare un talento acerbo a fiorire il prima possibile.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".