Alexandre Pato, attaccante del Tianjin di Fabio Cannavaro, è tornato a parlare a trecentosessanta gradi. Il Papero, che pare sulla via del riscatto nel campionato cinese ha compiuto da pochi giorni 28 anni. Queste le sue parole, rilasciate ai microfoni di Gianlucadimarzio.com:

“E ora… dove sono? Ho avuto un impatto particolare. 12 gol, 2 assist e una continuità ritrovata col Tianjin. Il tatuaggio nuovo? Davvero emblematico, il leone rappresenta tutti gli sforzi, l’impegno, la lotta, le cadute e le risalite di tutta la mia vita. L’ho fatto da poco, proprio in un momento particolare della mia carriera. L’importante è lavorare duro, lavorare duro, lavorare duro. E stare bene con se stessi. Ho raggiunto un’ottima condizione fisica e mentale”.

Sui 28 anni: “Ho appena compiuto 28 anni, l’età giusta per guardare le cose in un’altra prospettiva. Ricordo i miei primi giorni la lingua, le città enormi, le grandi distanze, tantissima gente ovunque e le dinamiche differenti di rapporti e relazioni A poco a poco ho capito che qui c’è tutto per far bene. Si respira la voglia di crescere tutti insieme, non solo nel calcio ma in tantissimi settori. La vita quotidiana poi viene da sé. Sono un tipo molto curioso, voglio sempre conoscere a fondo i luoghi in cui ho la fortuna di vivere. Nel tempo libero viaggio, visito i monumenti, cammino, mi informo, uso moltissimo i social network cinesi. E faccio di tutto per conoscere la cultura (e la cucina!) cinese nel miglior modo possibile Cannavaro? E’ un Campione del Mondo. Avevo ammirazione per lui da calciatore e devo ammettere che sono contento di poter averlo come allenatore in questa esperienza cinese, mi sta aiutando molto. E’ preparato, si vede che ha imparato dai migliori. E anche i miei compagni cinesi guardano a lui come a un simbolo. Ha uno staff tecnico praticamente tutto italiano e questo aiuta. Un giorno lo vedo come allenatore della nazionale italiana!”.

Sul Milan: “Ho tantissimi ricordi, impossibile sceglierne uno solo. Non scorderò mai i primissimi giorni a Milanello e lo Scudetto, ma anche i tantissimi campioni come compagni e i rapporti di amicizia che ho iniziato lì e che ancora porto avanti”. Infiniti: “Quando sono arrivato ero adolescente e c’era una colonia brasiliana, ero in famiglia! Negli anni sono stato molto legato a Kakà, Ronaldinho, Emerson, Thiago Silva, ma anche agli italiani come Gattuso e Maldini”.

Su Ancelotti, Berlusconi ed il nuovo Milan: “Mi ha voluto in quel Milan stellare e gli sarò sempre riconoscente. Ho avuto un rapporto molto stretto con lui, gli auguro il meglio. Sono molto grato al Presidente Berlusconi per aver sempre creduto in me. E’ una persona eccezionale. Non conosco personalmente Mirabelli e Fassone, ma penso che abbiano fatto una buonissima squadra e sicuramente il Milan sarà protagonista del campionato. Cinesi? E’ molto particolare vedere come il Milan abbia tantissimi tifosi qui in Cina, questo grazie alle vittorie e ai campioni dei 30 anni di Berlusconi, e ora proprio il Milan ha dei proprietari cinesi. Questo genera curiosità e molte aspettative”.

Sulle esperienze dopo il Milan: Di testa avevo un po’ di smarrimento, sentivo di aver perso la fiducia e ho deciso di tornare per avere una differente preparazione fisica, recuperare la condizione e di conseguenza la fiducia in me stesso. Da lì è ripartito tutto. L’affetto dei tifosi non mi è mai mancato ed è stato un grande supporto. Ho ricominciato a segnare, a vincere e sono tornato in Europa. Al Chelsea non è andata come speravo, ma non per colpa mia. Al Villareal stavo facendo bene, giocavo con regolarità e avevo un buon feeling coi compagni. Se il Milan chiamasse, direi di si? Non lo so, ma in Italia tornerei. Mi mancano molti aspetti della mia vita “italiana” e per fortuna ci torno un paio di volte l’anno. Ora gioco in Cina, sono molto felice e ho un contratto di tre anni. Ma nel calcio mai dire mai. Guardate cosa è successo a Paulinho…”.
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