I due fanalini di coda del campionato attendono ormai la matematica per salutare la massima serie. Due squadre con un destino già segnato fin dall’inizio e senza aver mai dato l’impressione di poter invertire la rotta, ma con non pochi rimpianti.

Krause ha pagato, la sua rivoluzione no: male la costruzione della rosa e la guida tecnica

Il primo grande errore che ha segnato il fallimento del Parma è stato il cambio allenatore: puntare su Liverani, dotato di esperienza ma certamente non esperto per la lotta salvezza, durante il pre-campionato più breve di sempre è apparso come un azzardo fin dall’inizio.
C’è da dire che la partenza in campionato non è stata neanche così tragica: vittoria con Verona e Genoa, pareggi con Inter, Fiorentina, Milan e altre concorrenti per la salvezza. 
Poi a metà dicembre la pesante debacle contro la Juventus sembra aver rotto qualche equilibrio, tanto che nelle successive 9 è arrivato soltanto un pareggio (a Sassuolo). 

Nel mezzo di questo lungo periodo è arrivato il cambio di guida tecnica: lo stesso gruppo che aveva provato ad adattarsi allo stile di Liverani adesso si ritrovava a dover giocare un calcio più attendista nonostante, probabilmente, non avesse le armi per farlo.
Ed è questo probabilmente il secondo grave errore compiuto da Krause: la costruzione della rosa.
Nella scorsa stagione le fortune della squadra le avevano fatte un discreto reparto difensivo, un centrocampo molto fisico e, soprattutto, Kulusevski in attacco: su di lui l’intera squadra poteva appoggiarsi per ripartire in uscita e trovare contropiedi brucianti anche grazie alle fiammate di Gervinho. 
Quest’anno invece la difesa ha sofferto fin da subito, a causa del calo fisiologico di alcuni giocatori (Bruno Alves), al difficile adattamento di altri (Osorio, Valenti) e al mancato apporto di chi è sopraggiunto nel mercato di riparazione (Bani e Conti su tutti). 
Stesso discorso si può fare in attacco dove Gervinho ha mostrato un’involuzione vistosa; le punte di ruolo Cornelius, Pellè, Inglese e Zirkzee hanno portato soltanto 2 gol in totale, un bottino a dir poco misero dovuto anche ai moltissimi infortuni che hanno attanagliato non solo questo reparto, ma tutto l’organico in sè. 
Le uniche due note positive sono Mihaila e Man: nonostante anche il secondo abbia di recente avuto un infortunio muscolare che ne ha terminato anticipatamente la stagione, sono decisamente i due acquisti più riusciti e hanno mostrato le migliori giocate in questo finale di stagione. 

Dalla sconfitta di metà febbraio contro il Verona, i crociati hanno avuto un miniciclo discreto raccogliendo 6 punti in 5 partite e culminato con la vittoria contro la Roma. In concomitanza di tale giornata la situazione per il Parma non era ancora compromessa, con il quartultimo posto a sole 4 distanze
La mancanza di consistenza della squadra e i molteplici infortuni però hanno di fatto condannato i ragazzi di D’Aversa: nelle successive 6 è arrivato un solo punto, ma soprattutto hanno pesato a bilancio le sconfitte contro Cagliari e Crotone, di fatto la pietra tombale sulle speranze salvezza del gruppo.

A questo punto l’obiettivo per la società sembra essere quello di non arrivare 20esimi, per ottenere più fondi in vista della prossima stagione in Serie B. 
Le future scelte societarie sono ancora una grandissima incognita: D’Aversa è tutt’altro che certo di rimanere sulla panchina, il presidente Krause dovrà far fronte ad un buco di quasi 100 milioni sul bilancio.
Al netto quindi di quelle che potranno essere le cessioni, ci sono alcuni elementi da cui il Parma può ripartire: un gruppo con alcuni buoni giocatori per la Serie A ha tutte le carte in regola per risalire la china in Serie B, insieme anche alla crescita di molti giovani interessanti che si saranno finalmente tarati sugli standard italiani dopo un anno di rodaggio. Le potenzialità ci sono, ma lo sono altrettanto alcune big ad osservare interessate sullo sfondo.

Crotone senza possibilità ma ci ha provato?

Per i rossoblù invece il campionato si è dimostrato fin da subito al di là delle proprie possibilità
Il mercato estivo non ha portato in Calabria molti volti noti e utili alla causa, fatta eccezione per Petriccione, Luperto e soprattutto Reca che hanno dato il loro contributo: anche per questa ragione l’organico ha sofferto dalla prima giornata il gap di qualità, anche con squadre sulla carta allo stesso livello come lo Spezia.
Proprio contro i liguri è arrivata la prima vittoria in campionato, dopo un’attesa di ben 11 giornate nelle quali Cordaz e compagni avevano raccolto soltanto 2 ulteriori punti (pareggi con Torino e Juventus). Subito dopo, in ordine cronologico, un pareggio con l’Udinese, una vittoria con il Parma, una sconfitta pesante contro l’Inter per 6-2, poi nelle successive 9 sono arrivati solo i 3 punti della vittoria contro il Parma.

Al termine di questo periodo in cui la squadra comunque aveva mostrato di volersela giocare alla pari con tutti, anche grazie a giocatori in forte ascesa come Messias (8 gol e 5 assist, secondo per contributo alle realizzazioni), Stroppa è stato sollevato dall’incarico in favore di Serse Cosmi: fatale per l’allenatore lombardo la sconfitta nello scontro diretto contro il Cagliari. 
L’ex trainer del Perugia era chiamato a scuotere l’ambiente e il risultato in termini di proposta di gioco si è visto fin da subito. Già nella prima partita contro l’Atalanta  infatti, la squadra ha dimostrato di saper sostenere i ritmi degli orobici, almeno per il primo tempo. 

Il Crotone ha cominciato a segnare con maggiore insistenza grazie a un Simy in stato di grazia (12 gol in 9 partite con Cosmi, contro i 7 nelle precedenti 24) e a Ounas, unico acquisto del mercato di gennaio ma anche lui in grande spolvero per la qualità delle giocate mostrate.
La linea societaria è stata chiaramente improntata a non dare false speranze, ma probabilmente con qualche innesto nel reparto più debole della squadra, ovvero la difesa, ci sarebbero potuto essere più probabilità di riscossa.
Ad ogni modo, i rossoblu hanno confermato di non poter mai lottare concretamente per la salvezza, sebbene le uniche due vittorie nel girone di ritorno siano arrivate in scontri diretti, contro Torino e Parma: dopo 33 giornate, i pitagorici ne hanno trascorse pressoché 32 senza riuscire a scollarsi di dosso la 20esima posizione in campionato. 

Proprio quest’ultima vittoria contro i ducali, sofferta e pirotecnica, ci ha regalato una delle partite più vivaci forse dell’intera competizione. Due squadre ormai condannate che se la sono giocata fino all’ultimo a viso aperto e si batteranno nelle prossime 5 per non essere le ultime della classe.

Per entrambe il futuro sarà colmo di incertezze, l’obiettivo resta quindi rimanere concentrati sul presente quantomeno per l’orgoglio dei propri tifosi.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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