L’ultima giornata del campionato di Serie A ha gettato tanti ingredienti nel calderone. Partendo dalla partita Cagliari-Pescara, nella quale una decina di sostenitori locali si sono resi protagonisti di insulti razzisti all’indirizzo di Sulley Muntari. Il centrocampista ghanese ha subito attirato l’attenzione del direttore di gara che, senza seguire il regolare procedimento (avviso da parte dello speaker ed eventualmente interruzione dell’incontro in caso di reiterazione).
Seppur un caso isolato, non può essere lasciato impunito, ma al tempo stesso va specificato che la tifoseria di Cagliari non è razzista e non può passare per tale per colpa di dieci fenomeni che si sono resi protagonisti in negativo, rovinando una giornata di sport. Pertanto, sarebbe stato lecito aspettarsi quanto meno un’ammenda pecuniaria (ma non la chiusura dell’intero settore) per sanzionare il gesto in sé, onde evitare di creare un precedente che inciti a questi brutti episodi che in questo modo resterebbero impuniti.

Riguardo la squalifica di Kevin Strootman per la simulazione in occasione del rigore, bisogna ricordare che nell’ultimo periodo tale sanzione – mediante prova tv – era stata inflitta negli ultimi due lustri e mezzo a Krasic, Adriano, Zalayeta ed Iliev. Giusto punire chi induce ad errore l’arbitro, dato che l’episodio – se visto da una posizione non perfetta – può trarre in inganno, ma è necessaria – in attesa della VAR – una linea guida che deve essere attuata per tutti i simulatori, sia Serie A sia in Serie B, e non soltanto per coloro che si rendano protagonisti di tali scorrettezze in presenza di gare di cartello.

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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