Maggio 2021, campionato finito ed Europei alle porte. Siamo tutti di fronte al senso di sconforto che si prova quando l’arbitro fischia per l’ultima volta, consapevoli di poter rivedere i proprio beniamini dopo “soli 3 mesi” nella propria squadra o in un’altra anche perchè nelle prossime settimane a tenerci compagnia sarà il tanto atteso calciomercato.

A tener banco in questi primi giorni di “solitudine” calcistica è il valzere delle panchine che ha visto le principali big della Serie A cambiar guida tecnica per poter raggiungere i propri obiettivi. Tra le diverse squadre a crear maggior scalpore è stata la Roma che ad inizi maggio, successivamente la decisioni di non rinnovare il contratto a Paulo Fonseca, ha ufficializzato l’ingaggio di Josè Mourinho. Quest’ultimo sin dai primi post sui social si è mostrato esterrefatto di poter allenare i capitolini in una città che vive di calcio grazie anche alla rivalità con la Lazio. Con l’arrivo di Mou i patron giallorossi Dan e Ryan Friedkin hanno convinto i propri tifosi sulla loro volontà di vincere e di farlo con la Roma tanti da mettere in atto l’ennesima rivoluzione giallorossa.

Facciamo un passo indietro e torniamo a Paulo Fonseca; quest’ultimo non ha mai dato segno di fragilità caratteriale pur consapevole del proprio destino, anzi ha sempre mostrato massimo impegno e dedizione nell’accompagnare la propria squadra alla conclusione del campionato. L’ex Shakhtar però paga un andamento altalenante in questi due anni e, soprattutto, l’incapacità di conquistare punti con le big del campionato che lo hanno spinto a dover lottare con il Sassuolo per l’ingresso nella nuova Conference League. Naturalmente oltre un cambiamento caratteriale i Friedkin hanno voluto anche mostrare un netto passaggio dalla volontà di produrre un bel gioco alla volontà di un calcio pragmatico e deciso; infatti la piazza giallorossa ha sin da sempre colpevolizzato Fonseca di voler produrre una filosofia di calcio lontana dallo stile della Serie A e soprattutto dagli interpreti a disposizione. Abbandonare il proprio 4231 per un 3421 tutto palla al piede ha inizialmente portato i propri frutti salvo poi finire in uno sterile possesso palla oltre che a far diventare la propria squadra vittima dei contropiedi altrui.

Josè Mourinho avrà il compito, quindi, di rivitalizzare una squadra alla soglia delle proprie potenzialità oltre che a “pretendere” nomi per poter innanzitutto competere con le squadre ai vertici del campionato ma soprattutto per poter far sognare i propri tifosi sperando in un loro ritorno allo stadio.

L’ex Inter e Chelsea ha sin da sempre affrontato i propri cammini con modulo ben delineati e concreti alternando i vari 433 e 4231 a seconda dell’avversario e della disponibilità in rosa. Il fondamentale ruolo che dovrà svolgere Mourinho, però, sarà quello di dover gestire le diverse voci che si articolano intorno alla Roma che possono destabilizzare l’ambiente e far vacillare l’andamento della squadra. Insomma la dirigenza giallorossa ha abbandonato le scelte giovani e sconosciute al calcio italiano affidandosi ad un sergente di ferro pronto a pretendere da tutti il massimo impegno per poter far tornare la Roma e Roma ai massimi livelli.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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