Non solo Tonali: 5 gemme nascoste tra le retrocesse

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Il nome di Sandro Tonali è sicuramente quello che ha fatto e che farà, ancora per qualche settimana, la voce grossa tra quelli dei calciatori che muoveranno più soldi nella prossima finestra di mercato. Quello che agli occhi di tutti gli appassionati del calcio nostrano, appare il vero erede di Andrea Pirlo è destinato sicuramente a lasciare Brescia per approdare in un club che lo possa vedere definitivamente esplodere.

Le sue qualità tecniche sono assolutamente fuori dalla norma, ed anche da un punto di vista fisico il nativo di Lodi eccelle: 181 centimetri non sono roba da tutti nel suo ruolo, soprattutto se associati a dei piedi fenomenali e ad una visione di gioco che va al di là della visione oculare.

Tonali vede, anzi prevede, calcio. Disegna traiettorie con la mente prima ancora che con il pallone, e questo lo si era già visto due stagioni fa, quando da appena maggiorenne trascinò le Rondinelle al tanto atteso ritorno in massima serie. La pista che al momento sembra più calda sembra quella che lo vorrebbe all’Inter, col club nerazzurro che sta trattando con Cellino per il suo cartellino: restano comunque vigili gli altri top club d’Italia e d’Europa, Juventus e PSG su tutte. La suggestione di vederlo allenato proprio da Andrea Pirlo, da pochi giorni subentrato a Maurizio Sarri sulla panchina dei bianconeri, sarebbe ovviamente molto particolare.

Assodato che Tonali andrà via da Brescia, ricordiamo che le altre due squadre retrocesse in B quest’anno sono state SPAL e Lecce. Se il sodalizio ferrarese ha davvero deluso per la scarsità di gioco e soluzioni durante tutto l’arco della stagione, sia sotto la gestione Semplici che dopo l’arrivo di Di Biagio, il club pugliese è restato aggrappato fino all’ultimo alla speranza di una permanenza in A, che probabilmente avrebbe meritato quantomeno per il bel gioco espresso.

Non è tutto da buttare, dunque. Ci sono infatti profili molto interessanti in tutti questi tre club. Presentato Tonali, ne analizzeremo di seguito altri cinque.

Marco Mancosu (Lecce)

Basterebbe dire che è stato il primo centrocampista d’Europa per reti realizzate (14) per affermare che uno come lui non può di certo restarsene relegato in Serie B. Arrivato davvero troppo tardi in un palcoscenico che avrebbe meritato già da qualche anno, il trequartista dei salentini ha davvero fatto di tutto per far sì che i giallorossi ottenessero una clamorosa salvezza.

Qualche rigore sbagliato, ma se si tiene conto del peso che certi palloni dal dischetto hanno avuto data l’importanza delle partite, e si calcola la percentuale su quanti ne ha poi realizzati il dato resta comunque sorprendente. Tecnica sopraffina, umiltà, personalità da vendere, e una freddezza dal dischetto davvero invidiabile. L’immagine di lui, disperato e solo sul terreno di gioco del Via del Mare qualche minuto dopo il fischio finale di Lecce-Parma, partita portatrice dell’infausto verdetto di retrocessione del club, è qualcosa che ha fatto breccia non solo nel cuore dei suoi tifosi ma di tutti gli amanti del calcio.

Essendo un classe ’88 l’età non sarà proprio dalla sua, ma profili come lui servono come il pane nel contesto di una rosa in cui elementi esperti facciano da chioccia ai più giovani. Attualmente Torino del nuovo mister Giampaolo sembra il club che si sia interessato a lui più concretamente, staremo a vedere.

Filippo Falco (Lecce)

Come non citare anche lui, dopo aver menzionato il suo compagno Mancosu. Falco è probabilmente il calciatore del Lecce che più ha fatto innamorare gli amanti del calcio spettacolo: funambolico, tecnicamente estroso e con colpi nel cilindro assolutamente fuori dal comune. “Pippo Falco in Nazionale” non è stato soltanto uno slogan che ha spopolato sui social, ma un chiaro messaggio al commissario tecnico Roberto Mancini di prestare attenzione anche a profili di qualità nel contesto di squadre minori.

Quattro, dunque non molte, le reti messe a segno dal dieci del Lecce, ma il suo contributo alla squadra è andato al di là della realizzazioni. Non era suo compito quello di finalizzare il gioco, bensì di dare anima ed imprevedibilità alla manovra dell’undici di mister Liverani, e possiamo dire con certezza che c’è riuscito: i sei assist messi a registro ne sono una grande testimonianza.

Con altrettanta certezza, si può affermare che il suo nome sarà sui taccuini di diversi direttori sportivi di Serie A: dopo l’exploit di questa stagione, sarebbe impensabile vederlo calcare i campi di cadetteria nella prossima stagione. Per lui, sebbene la concorrenza sia fitta ed agguerrita, negli ultimi giorni si parla di Sassuolo, e se dobbiamo dirla tutta, un calciatore della sua qualità sotto l’abile guida di un tecnico giovane e dalla visione del gioco offensiva e a viso aperto come De Zerbi farebbe faville.

Federico Di Francesco (SPAL)

È davvero complicato salvare qualcosa della stagione dei ferraresi. Tolto Petagna, che è ormai un calciatore del Napoli dallo scorso mercato invernale, il resto è stato veramente poca roba.

Stagione da incubo per la SPAL, che tanto aveva impressionato durante il precedente campionato durante il quale, anche grazie alle clamorose prestazioni offerte da Lazzari, poi passato alla Lazio senza che la dirigenza sia mai stata capace di rimpazzarlo in maniera adeguata. Sia con Semplici che con Di Biagio in panchina la storia non è cambiata. È sufficiente dare un occhio alla classifica cannonieri in stagione: tolto il solito Petagna, che ha messo a segno 12 marcature, i dati sono impietosi. “Comanda” Valoti con 3 gol, seguono Di Francesco e D’Alessandro con 2 realizzazioni (tolto Kurtic che ha lasciato il club a Gennaio per approdare al Parma). Per il resto, sei calciatori con una rete a testa. Davvero troppe poche reti per sperare anche solo lontanamente di riuscire a salvarsi.

C’è un però. Le due reti di Di Francesco sono state realizzate nelle prime cinque partite dopo le quali, complici gli infortuni che hanno falcidiato il figlio d’arte durante tutta la stagione, il buio totale. Cosa sarebbe potuto essere della stagione della SPAL se Federico fosse stato bene non lo sapremo mai. I tifosi del sodalizio ferrarese resteranno con l’amaro in bocca e con tanti rimpianti: meno probabile, invece, che lui resti a Ferrara. L’anno prossimo il padre allenerà il Cagliari: pensare ad una loro reunion è davvero soltanto utopia?

Ernesto Torregrossa (Brescia)

Sebbene ad inizio stagione la coppia d’attacco sarebbe dovuta essere BalotelliDonnarumma, la storia come sappiamo è andata in maniera ben diversa. Complici gli attriti emersi durante l’anno tra Super Mario e la piazza bresciana e le prestazioni troppo altalenanti offerte dallo scorso capocannoniere della Serie B, alla lunga è stato lui il vero punto fermo del reparto offensivo del Brescia.

Il resoconto stagionale del classe ’92 vede 7 reti e 3 assist messi a referto, un bottino niente male considerando le sole 25 presenze, non tutte dal 1′. Anche per lui, chiaramente, si profila una permanenza in Serie A: il club che al momento sembra fare maggiormente sul serio è la Sampdoria.

Jesse Joronen (Brescia)

197 centimetri, 27 anni e due mani extralarge: l’estremo difensore del Brescia e della Finlandia è stato sicuramente tra i profili che hanno destato maggior interesse tra la rosa dei lombardi. Nonostante le 59 reti incassate nelle 29 presenze collezionate quest’anno, i 5 clean sheet sono un dato di tutto rispetto considerando la qualità del pacchetto difensivo che aveva in supporto.

Portiere d’altri tempi, non molto spettacolare (anche a causa della sua stazza) ma terribilmente concreto: la sua importanza si è capita, più che quando era in campo (anche se di parate da fotografare ne ha fatte, come quella alla 29a giornata su Gagliardini a San Siro), nelle nove partite che il Brescia ha giocato senza di lui.

Per essere la sua prima stagione in Serie A (arrivato in estate dal Copenhagen per 5 milioni di euro, dopo aver collezionato anche 6 apparizioni in Europa League nella precedente annata) ha dimostrato di essere in grado di dare tanta sicurezza alla squadra. Non a caso, il suo destino sembra proprio quello di restare in A: la Roma di Fonseca è sulle sue tracce.

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Appassionato di sport, malato di calcio. Tifoso del Napoli e del Sorrento. Studente di Medicina. Sogno di diventare medico, di vedere uno Scudetto.. ma mai sei numeri, oh!

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