Alessandro Nesta è stato uno delle bandiere del Milan vincente di qualche anno fa, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport ha raccontato il suo passato rossonero con un occhio al presente, ha esordito così: ”È giusto festeggiare quando si raggiunge un obiettivo ed il Milan l’ha raggiunto, mi schiero dalla parte di chi l’ha fatto. Rispetto alla mia epoca gli obiettivi si sono abbassati molto, ma il Milan di adesso è questo. Quindi, in quest’ottica, è un passo importante e un grande traguardo. E poi, pensateci un attimo: l’Inter farebbe carte false per trovarsi dove si trova ora il Milan. Occorre solo avere tanta umiltà e smettere di pensare al Milan di Berlusconi, perché quel Milan non c’è più. Umiltà è la parola chiave, è con quella che devi affrontare un trasferta a fine luglio in qualche posto semisconosciuto”.

Milan senza Berlusconi? ‘‘Mi fa tristezza. Io sono un nostalgico e rimpiango anche Moratti, gente che guidava i club per passione e non per soldi. Negli ultimi anni c’è stato tanto caos e il club non era abituato a programmare in condizioni di emergenza. C’è stata confusione nei ruoli in società e così è stato molto più facile cambiare gli allenatori. Hanno sempre pagato loro, ingiustamente. Mi chiedo: al quarto, quinto tecnico che non funziona, magari dovrebbe venirti in mente che non può essere sempre colpa di chi sta in panchina”.

Milan cinese? ”Questo dev’essere un punto di partenza, adesso occorre cambiare marcia rispetto al passato. Non so, per giudicare prima bisogna capire come lavorano. Adesso mi resta una sensazione di perplessità, mi pare che la proprietà interista si muova di più. Di certo riportare il Milan in Champions sarà dura, dovranno spendere molto. Ripartirei da un gruppo di italiani mentalmente forte. E chi arriva dopo, si allinea. Com’era ai miei tempi e com’è ora alla Juve. Patrimonio sportivo dilapidato in pochi anni? I giocatori invecchiano e devi avere la forza di rimpiazzarli con altri dello stesso valore se non puoi permettertelo, inizi a perdere terreno. Un segnale pessimo, ad esempio, erano state le cessioni di Ibra e Thiago. Io e tanti altri abbiamo smesso per motivi anagrafici, loro se ne sono andati per scelte economiche del club. Un segnale di debolezza. Il segreto di quel Milan era la mentalità, più che la tecnica: eravamo sempre pronti a giocare partite come quella di Atene. Voglio dire che eravamo sempre pronti alla massima tensione e a sapere come gestirla”.

Ricordi più nitidi di quel 23 maggio? ‘‘Il più bello è stato rientrare nello spogliatoio con la coppa. Ce lo eravamo promessi dopo Istanbul, e potrebbero sembrare quelle frasi fatte. Ma esserselo promessi ed esserci riusciti significa essere al top. Mi ricordo che Ronaldo ci aspettava dentro con le birre, poi abbiamo festeggiato in piscina fino a notte fonda. Vincere è come una droga, hai sempre bisogno di rivivere le stesse emozioni e quando non le provi più vai fuori di testa. Giocare mi manca da morire, ma voglio fortemente fare l’allenatore. Lavoro 12 ore al giorno e per me è l’unico modo di restare davvero nel calciom la scrivania non mi interessa”.

Tornare in Italia? ”Beh, mai direi mai. E poi mica posso vivere per sempre a Miami. L’ambizione è metterni in gioco in Italia, quando sarà il momento. Il Milan è stato un vero tritacarne per gli allenatori. Debuttanti come Seedorf, Inzaghi e Brocchi non possono essere giudicati. Montella è un allenatore di livello, a tratti ha fatto giocare bene una squadra con giocatori mediocri. Ua un’ottima idea tattica. Avere una bandiera in società serve, altrimenti si perderebbe tutta la tradizione. Occorre avere qualcuno che sappia cosa significa stare in un club del genere. Il no di Maldini non mi ha stupito, per lui non c’erano le condizioni”.

Cosa mi manca del Milan? ”Tutto. Soprattutto Milanello, con tutti i suoi personaggi. La governante, i giardinieri, l’autista. Persone spettacolari. A Milanello sono stato meglio che in un hotel a cinque stelle”.

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Pasquale Rosolino, 92 d'annata. Editore di Novantesimo.com. Troppo malato di calcio, se non sto scrivendo ne sto parlando e se non ne sto parlando? Sto sognando! Editor per Visit Naples.

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