Ma questa cessione s’ha da fare oppure no? È questa una delle tante domande che i tifosi catanesi si fanno da molto tempo ma passata l’euforia iniziale adesso il pessimismo fa da padrone.

Infatti il protagonista principale è un gelido e ridontante silenzio. Nessuna comunicazione è più arrivata dalle due parti, si è vero ci sono piccoli spifferi ma perché questa trattativa non è ancora partita?

C’è chi dice che la proprietà non voglia vendere… no non è così sarebbe troppo rischioso provare ad arrivare fino alla fine della stagione e sperare in un’eventuale serie B che potrebbe essere l’unica via d’uscita per ritornare ad avere una serenità finanziaria maggiore.

Ci sono tanti pensieri fra i tifosi rossoazzurri e noi proveremmo, con la nostra solita onestà intellettuale, a fare il quadro della situazione e provare a spiegare come si potrebbe evolvere la vicenda.

Ma vi siete mai chiesti come mai siamo arrivati a parlare di imminente fallimento? Ecco forse no o forse si però non è che da un giorno all’altro una società che veniva definita come: “sana e credibile” diventa un’azienda con: “debiti pazzeschi e difficilissima da gestire” parole di Lo Monaco che nel giro di qualche mese ha cambiato radicalmente il suo punto di vista.

Si è creata una confusione tale che neanche il presidente Davide Franco ha capito esattamente in quale ruolo si è dimesso il direttore etneo. Uno dice una cosa l’altro dice il contrario, ma vabbè.

Intanto qualche giorno fa è stato approvato il bilancio d’esercizio aggiornato al 30/06/19 in cui è stata accordato un debito di 4 milioni di euro, il che è tutto da verificarsi.

Ma facciamo un passo indietro e capiamo su chi puntare il dito. Persona numero uno: Nino Pulvirenti, dopo Gasparin ha chiamato Pablo Cosentino. Scesi in B sul campo. Nel campionato cadetto il Catania era in zona play out, Delli Carri e il patron hanno chiamato il capo treno ed è arrivata qualche vittoria. Campionato chiuso a metà classifica. Gli inquirenti scoprono tutto e viene indetta la retrocessione d’ufficio in Serie C.

Nel primo anno di Lega Pro arriva la salvezza all’ultima giornata. Ritorna il direttore e ci sono 15 milioni di debiti, affare Rinaudo, rimodulazione del mutuo di Torre ecc…

Tutti elogiamo Lo Monaco come grandissimo gestore dei conti del Catania, salvatore della patria e colui che ha evitato il fallimento. Tutto vero? Insomma o almeno in parte.

Chi gestisce un’azienda che può essere o la proprietà o il management deve sempre attenersi al proprio ambito lavorativo. Quindi se uno è un bravo manager nella vendita dei panettoni questo risultato lo ha ottenuto perché ha venduto un gran numero di panettoni grazie a pubblicità, marketing ed altre cose. Se il signor Motta riesce a risanare economicamente una situazione debitoria complicata ma poi non vende nessun panettone non è un bravo manager, perchè ha solo ritardato il fallimento o un possibile nuovo crollo finanziario

Questo esempio portatelo nel mondo del calcio e pensate al Catania che non ha una squadra buona dal penultimo anno di serie A. Soldi spesi ogni anno attuando una gestione sconsiderata. Ecco perché adesso la società rossazzurra è in un periodo di crisi finanziaria. È da anni che gli uomini mercato del sodalizio etneo, ingaggiano e strapagano giocatori che non hanno portato a nulla. L’unico mezzo di profitto in Lega Pro sono gli abbonamenti, gli incassi allo stadio e la pubblicità. Non c’è merchandainsg, non ci sono diritti tv plurimilionari, non c’è nulla.

Quando tu spendi di anno in anno fior di milioni per pagare dei giocatori inutili che poi finiscono fuori squadra o hai 3 allenatori a libro paga perché gli hai dovuti esonerare tutti in quanto nessuno è stato in grado di ottenere risultati, è chiaro dopo questa gestione si presenta un tracollo economico.

Una serie quasi infinita di errori che hanno portato il Catania a vivere questo momento. Ed ecco che l’indiziato numero due su cui puntare il dito è Pietro Lo Monaco. Perché nel calcio la gestione economica e la gestione sportiva vanno di pari passo. Se compri giocatori buoni e li rivendi al doppio ci hai guadagnato. Se prendi giocatori e allenatori scarsi e li devi pagare fino alla fine del contratto (che di solito sono pluriennali) ci hai perso soldi.

La situazione nella quale vivono i rossoazzurri è nata dalla mancanza di liquidità, dalla difficoltà ad adempiere gli obblighi verso fornitori (vedi Magni) e dal caso Meridi. Adesso non è chiaro sapere per quale motivo i dirigenti della società dell’elefante nel bilancio d’esercizio hanno rettificato una perdita di 4 milioni anche se è ormai agli occhi di tutti che la situazione debitoria in casa Catania è benché più grave.

Ma dopo questo piccolo excursus parliamo dei fatti quotidiani. Il silenzio fa da padrone, l’abbiamo detto ma quali saranno i passi successivi e ci sono altre cordate interessate?

NO assolutamente no. Tuttolomondo si è interessato al Catania ma chi non si ricorda della situazione che è successa appena qualche mese fa a Palermo. Come già detto precedentemente la FIGC ha messo dei paletti e ovviamente il proprietario dell Arkus network non può più partecipare all’acquisizione di una squadra di calcio. Follieri ha presentato le grazie bancarie da parte di una banca situata in Malesia in un’isola nell’oceano Pacifico, c’è bisogno di dire altro?

Ed eccoci arrivati all’odiato e amato Claudio Lotito. Si proprio il presidente federale che impedì alla società Etnea di approdare nel campionato cadetto grazie al ripescaggio. C’è qualcosa di vero sul suo possibile interesse? Vi avevamo già raccontato come il presidente della Lazio aveva incontrato l’ad rossoazzurro per parlare delle cessioni dei giovani Distefano e Pino che con tutto il rispetto non meritano l’attenzione del numero uno biancoceleste per essere acquistati. Da quel che ci risulta nell’incontro romano i due non hanno parlato solo dei giovani calciatori catanesi che porterebbero nelle casse etnee circa 500 mila euro.

Pare che Lo Monaco abbia chiesto delucidazioni su norme federali nel caso in cui il Catania non debba essere venduto e dovesse arrivare a fine stagione e a quel punto non avrebbe più liquidità per iscriversi al campionato dell’anno dopo. Il famoso piano B.

Quindi nessun interesse ma solo un’aiuto economico. Poi è chiaro che qualora il Catania dovesse fallire ci sarebbe la fila di investitori come Lotito pronti a rifondare la squadra.

Però qualcosa si muove da parte della cordata e siamo in possesso di qualche informazione inedita. Nel comitato ci dovrebbero essere 16 finanziatori di cui 10 che verserebbero 1,5 milioni a testa; 4 imprenditori minori e 2 multinazionali che non entrerebbero in società ma sarebbero degli sponsor “platino” nonché i principali investitori. Molte SRL con piccoli capitali sociali fra le 16 imprese.

Inoltre l’istituto che certificherà l’evidenza fondi sarà Mediobanca e da quel che sembra, la squadra guidata dal duo Pellegrino Pagliara, avrebbe una disponibilità di 30/35 milioni.

Però quel che è certo, è che Finaria ha rigettato la documentazione che è arrivata allo studio legale Gitto in quanto incompleta e non inerente alle norme FIGC. In parole povere non sono arrivate le credenziali bancarie di tutte le società presenti nella rosa del Comitato Promotore per l’acquisizione del Calcio Catania.

Nessun comunicato, nessuna dichiarazione tutto tace. Un rumoroso e assordante silenzio. Per carità a volte il silenzio è propedeutico per poi parlare significativamente nel momento giusto. Anzi meglio chi fa le cose sottobanco rispetto chi sbandiera interviste a destra e a manca.

Intanto il mercato è entrato nel vivo e a Torre del Grifo c’è un gran via vai di giocatori. La rivoluzione “lucarelliana” ha avuto inizio e i risultati si iniziano ad intravedere. Fra campo e scrivanie si decide il futuro del Catania.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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