Nazionale, i giovani italiani: tra polemiche, dati e realtà

Parlando di Nazionale, sono due gli argomenti che più di tutti uniscono calciatori, allenatori e tifosi d’Italia: la rinascita dopo la mancata partecipazione al Mondiale e i giovani italiani. Le parole del CT Roberto Mancini sono state chiare e dirette: “I giovani italiani sono forti e devono giocare, dobbiamo dargli fiducia. All’estero li mandano in campo senza problemi, li lasciano sbagliare senza mettergli pressione”.

Indipendentemente dal pensiero e dalle idee di ognuno di noi, nel calcio contano i numeri e i fatti: fare la caccia al capro espiatorio o indignarsi, sebbene siano tra i più grandi difetti del popolo italiano in generale, non serve a nulla. Tanto meno crocifiggere un Ballardini, per esempio, che preferisce il giovane polacco come Piatek piuttosto che un Primavera ligure a guidare l’attacco del Genoa perché un club non può prestarsi totalmente alla risoluzione di questo problema. Rimanendo in tema, che motivo avrebbe Ballardini a togliere colui che ha siglato sette reti in tre presenze solo perché l’attaccante in questione non è un giovane italiano? 

Lo stesso Roberto Mancini, complice anche la filosofia dell’Inter, schierava ben pochi italiani nel suo undici titolare neroazzurro che però, da lì a poco, sarebbe diventata sotto la guida di Mourinho la squadra del Triplete.

Fatto sta che il mantra del Mancio è sacrosanto ma sarebbe corretto fare un parallelo con le altre realtà del calcio europeo. Cominciano ad analizzare campionati e Nazionali delle migliori quattro al mondo secondo il piazzamento di Russia 2018 tenendo conto che il nostro campionato ha una percentuale di stranieri pari al 57,6%.

FRANCIA

Partiamo dai Campioni del Mondo che nella spedizione russa hanno portato nove giocatori in forza nella Ligue 1 su 23 ma con il solo Mbappé tra i titolari. Per quanto riguarda il massimo campionato francese, quest’anno vanta il 49,1% di stranieri tra le rose delle squadre. C’è però da dire che questa percentuale è leggermente “falsata” dal fatto che molti di questi francesi detengono la doppia cittadinanza e senza entrare troppo nel lato politico non sono propriamente da considerarsi francesi per il semplice fatto che giocano per un’altra Nazionale. A dar manforte a quanto detto c’è un dato: alle spalle del Brasile, tra le nazioni con più stranieri in Ligue 1 ci sono Senegal, Costa d’Avorio e Camerun.

CROAZIA

I vice-campioni del mondo non appartengono ad un campionato alla pari della famosa top 5 anche perché contano solo 10 squadre. Fatto sta che ben il 58,4% dei giocatori della Serie A croata (MAXtv Prva Liga) sono convocabili in Nazionale in quanto croati ma sono pochi quelli che realmente lo sono. In Russia solo 2 componenti su 23 militavano nel campionato croato tra cui Livaković, terzo portiere, e Bradaric, ora in forza al Cagliari. Questo a dimostrazione di come la MAXtv Prva Liga sia solo un campionato di passaggio, prima dell’effettiva consacrazione all’estero di talenti come Modric o Mandzukic.

BELGIO

Sono davvero tanti i talenti e grandi campioni di nazionalità belga in giro per l’Europa. Il terzo posto in Russia (record per il Belgio) è attualmente l’apice di questa grande nazione. Il discorso però è simile alla Croazia: c’è infatti un solo giocatore dei 23 convocati a giocare nella propria terra natale vale a dire Dendoncker, attualmente in prestito al Wolves in Inghiltera. Per informazioni, la percentuali degli stranieri nella Jupiler Pro League è altissima e quest’anno tocca il 63,6%.

INGHILTERRA

Gli uomini di Southgate si sono classificati fuori dal podio ma comunque con un grande piazzamento se si pensa ai tanti flop delle altre nazionali. A differenza delle altre tre, tutti i 23 convocati per il Mondiale russo militano nella Premier League. Questo dato va comunque preso con le pinze in virtù del fatto che lo stesso campionato inglese conta il 67,9% di stranieri, record assoluto.

Il Portogallo, campione d’Europa in carica, è un’altra nazione che non può contare più di tanto sul proprio campionato in quanto ricco di stranieri (62,6%). Fanno leggermente eccezione la Spagna (La Liga conta 41,2% di stranieri) e la Germania (Bundesliga invece 52,5%) ma entrambe non possono certo dire di aver fatto una bella figura in Russia.

Dunque, il confronto con i numeri del resto d’Europa vede l’Italia molto simile alle altre nazioni nel rapporto tra calciatori stranieri e nostrani nei maggiori campionati.

Il giudizio più ovvio è quello di mettere di conseguenza il livello della qualità degli italiani meno alta rispetto ai francesi o croati, per esempio, visto che anche all’estero sono pochi i calciatori italiani ritenuti forti. 

Per avere giocatori forti e pronti sin da subito c’è però anche bisogno di organizzazione giovanile e non solo del coraggio tanto decantato da molte figure illustri del nostro calcio, quest’ultimo martoriato sempre di più.

Il recente caos legato alla Lega Pro e Serie B è l’ennesima dimostrazione di un sistema sempre più allo sbando. Se ci sono problemi così in alto, figuriamoci nelle giovanili che dovrebbero fornire i talenti ai club e alla Nazionale. In realtà per i giovani si era pensato alle squadre B come in Spagna e Germania ma solamente la Juventus ha dato la propria disponibilità. Un’ultima spiaggia potrebbe essere la Serie B visti i tanti giovani italiani talentuosi che militano in cadetteria, dove gli stranieri rappresentano solo il 25%.

La cosa più saggia è lasciare da parte tutte le polemiche, abbassare il dito dai presunti artefici di questo problema e renderci conto che non si può sempre avere i ragazzi più forti perché un periodo di transizione può anche esserci dopo essere saliti sul gradino più alto 12 anni fa. Infine, smettiamo di desiderare gli Asensio o Mbappé altrui e facciamo tesoro dei nostri Chiesa e Romagnoli. Rimbocchiamoci le maniche e diamo sopratutto fiducia al grande lavoro che sta facendo Mancini sia con i fatti che con le parole. L’Italia è pronta a risorgere.

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