Nazionale femminile, il tuo mondiale l’hai già vinto

La nazionale di calcio femminile conquista la vittoria più bella(più di un Mondiale)

Il fatto

Questa è la storia di una ragazza che da bambina sognava di giocare a calcio. Chiamatela anche maschiaccio, lei ormai è abituata. Avesse scelto di fare la ballerina probabilmente non avrebbe sentito per anni la solita filastrocca. Nulla hanno potuto i propri genitori che la spingevano a provare altri sport.

Per fare ciò che più le faceva stare bene, la bambina giocava con i propri cuginetti: quante ginocchia sbucciate. Ma la bambina, ora cresciuta, assicura che se potesse tornare indietro per risentire quel bruciore lo farebbe senza nemmeno pensarci un secondo.

Quasi sempre giocava in porta, perché i maschietti decidevano per lei. E fondamentalmente alla bambina andava bene così perché era un modo(forse l’unico) per partecipare. E non lo nega, ha imparato anche ad apprezzare il ruolo. Tanto da comprarsi i guantoni, quelli seri, del portiere del Napoli del tempo: Gennaro Iezzo, numero 1.

E se si doveva tuffare, lo faceva, senza paura. Anche su un campo che non era fatto di erbetta, ma di terreno o mattoni. Per dimostrare di essere all’altezza agli occhi degli altri, la bambina avrebbe superato i propri limiti anche al costo di farsi seriamente male. Più cresci, però, e più ti confronti con il mondo. Spesso i propri coetanei sanno essere crudeli. La bambina di decise di smettere e di dire addio ad una delle cose che più le faceva sentire bene.

La conquista

12 anni dopo, la rivincita di un movimento. La nazionale italiana di calcio femminile scenderà in campo, quest’oggi, alle 18 per la seconda giornata dei Mondiali, contro la Giamaica. Ma indipendentemente dal risultato, le nostre ragazze hanno già conquistato la vittoria più bella: essere un modello, un esempio.

Se la bambina della nostra storia avesse avuto l’opportunità di vedere in televisione una Barbara Bonansea segnare al 95′ il gol decisivo per la vittoria della sua squadra, probabilmente non avrebbe smesso di giocare. Si sarebbe sentita rappresentata, capita, meno sola, protetta. Chissà quante ragazze, questa volta, non si arrenderanno.

E a chi dice, che questo non è sport, gli chiediamo: su quali valori si fonda questa disciplina?

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008