Alla vigilia della sfida inaugurale di Champions, in programma domani alle 20.45 alla Donbas Arena di Donetsk, l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri è intervenuto ai microfoni di Premium Sport, presentando così la sfida contro lo Shakhtar: “Affrontiamo una squadra molto tecnica, che attacca a pieno organico. Dobbiamo concentrarci, evitare di andare in difficoltà e cercare di giocare a modo nostro, creando loro delle difficoltà.”

Il Napoli è cambiato anche a livello di maturità? A Bologna si è arrabbiato molto con alcuni, ma poi sono arrivati i tre punti.
“Tra la mentalità di una grande squadra e un pizzico di culo la differenza è sempre abbastanza minima. Nel primo tempo mi sono arrabbiato perché la prestazione non era in linea con le nostre possibilità. Ci hanno messo tanto gli avversari, ma non abbiamo mai perso tanti palloni. Serve concentrarsi sulla prestazione: con una grande prestazione il risultato arriva quasi sempre”.

Cambierà qualcosa, a partire dal ballottaggio Mertens-Milik?
“Siete prevenuti, è un luogo comune: l’anno scorso ho utilizzato 24 giocatori”.

Quindi cambierà qualcosa?
“Vediamo se cambiamo le maglie. Poi qualche interprete potrebbe anche cambiare”.

L’obiettivo del Napoli in questa Champions League?
“Non andiamo troppo in là: dobbiamo arrivare alla fase a eliminazione diretta. Abbiamo un girone tutt’altro che scontato. Vedo il Manchester City sopra le altre, poi tre squadre alla pari. Il Feyenoord è una squadra di alto livello, lo Shakhtar in Italia è molto sottovalutato, penso per poca conoscenza”.

A Nyon si parlava molto di lei. Sente che si sono accese le luci, anche a livello europeo, sul suo lavoro?
“Non lo so, abbiamo una squadra con interpreti di ottimo livello tecnico e che gioca un calcio che può essere interessante. Non ci dobbiamo fare caso più di tanto, le squadre sono mode temporanee. Però questa squadra può interessare: ha qualità tecnica a cui abbina la capacità di giocare in velocità”.

Maradona ha parlato di un grande Napoli.
“Purtroppo per motivi anagrafici quello a cui Maradona crea più emozione sono io. Quasi tutti i miei giocatori sono nati dopo gli anni ’80, per me invece è un ricordo forte e bisogna prestare attenzione ogni volta che parla. Se poi ne parla bene, quello che si emoziona di più sono io”.

CONDIVIDI
Guardo e studio il calcio da 20 anni con gli occhi di un bambino che vede Ronaldinho in azione per la prima volta.