Napoli, ritorno alle origini per ripartire: 4-3-3 anche senza un regista puro

ancelotti

Dopo i vari proclami estivi e le classiche speranze di inizio stagione, sembra quasi surreale essere in una situazione come questa in casa Napoli. I recenti fatti, dalle proteste nel match con l’Atalanta all’ammutinamento della rosa dopo la sfida di Champions col Salisburgo, hanno fatto discutere molto principalmente per fattori extra calcistici. La sosta, però, dovrebbe riportare un pizzico di normalità. E’ ora di ricominciare a parlare di campo e di come cambiare la rotta di una squadra apparsa spesso sfilacciata, senza equilibrio e prevedibile in molte occasioni. Con la sfida di San Siro contro il Milan all’orizzonte Carlo Ancelotti starà sicuramente pensando a come porvi rimedio. Ed una contromisura da molti auspicata, considerando i trascorsi e le qualità degli elementi azzurri, è il ritorno al 4-3-3.

Perché il 4-3-3?

Prima di cominciarne a parlarne, è bene togliersi dalla mente l’idea “sarriana” del 4-3-3, quella che ha fatto sognare tutto l’ambiente Napoli nel triennio 2015-18. Sono partite, infatti, figure cardine come Jorginho, Hamsik e Raul Albiol e con loro sono stati persi inevitabilmente anche molti automatismi. Restano le capacità di palleggio e l’intesa ormai collaudata degli uomini offensivi.

Il 4-3-3 è una soluzione da attuare, innanzitutto, per una questione di equilibrio. Rafforzare la linea di centrocampo con uno schieramento a 3 aiuterebbe la squadra ad essere corta, evitando due mediani in balia delle scorribande avversarie come più volte avvenuto ultimamente. E ciò potrebbe dare maggiori garanzie anche ai due centrali.

Anche in fase offensiva ciò porterebbe diversi singoli nelle posizioni a loro più congeniali. Impossibile non pensare a Lorenzo Insigne, che largo a sinistra nel 4-3-3 ha sempre fatto vedere le cose migliori. Anche Zielinski ha dimostrato difficoltà quando schierato nei due di centrocampo per via delle porzioni di campo più ampie da coprire. E non è stato esente da questi problemi, a volte, anche Fabian Ruiz.

Il problema nella ricerca del regista

La domanda sorge spontanea: in caso di 4-3-3, chi verrebbe schierato in posizione centrale? In rosa non sono presenti, infatti, elementi con le caratteristiche di un regista puro. La soluzione più plausibile è quella che porta a Fabian Ruiz, l’unico in grado per qualità tecniche. Schierarlo in quella zona, però, non eliminerebbe i (pochi) difetti dello spagnolo derivanti dallo scarso utilizzo del piede destro, che invece sarebbe un problema solo marginale nel suo naturale ruolo di mezz’ala.

Ancelotti potrebbe vedere bene Allan in quella posizione, specie per l’equilibrio che sarebbe in grado di portare nella zona centrale. Per un elemento che non fa della tecnica individuale la propria caratteristica migliore sarebbe sicuramente atipico. Allan è, però, uno che in appoggio ha dimostrato di saperci giocare e la sua figura garantirebbe ordine e vicinanza tra i reparti. Gli incaricati alla costruzione rimarrebbero altri: il Napoli ha sempre dato importanza al ruolo in fase di possesso dei due centrali, coadiuvati dalla presenza costante in fase propositiva dei due terzini, delle mezze-ali e di un regista offensivo come Lorenzo Insigne.

Un’alternativa potrebbe essere rappresentata anche da Eljif Elmas. Il macedone non ha, infatti, un profilo tattico ben definito, considerata anche la giovane età. Ancelotti lo ha impiegato in più posizioni, ma in tutte l’ex Fenerbahçe ha fatto vedere di saperci fare con il pallone tra i piedi e di avere anche un buon livello di temperamento e incontrismo.

La formazione tipo

Come potrebbe scendere in campo, dunque, l’attuale Napoli con il 4-3-3? Pochi dubbi sulla linea difensiva. Meret, tra i pali, sta facendo ormai il salto di qualità. Di Lorenzo è l’acquisto estivo con il miglior rendimento e la coppia Manolas-Koulibaly, sebbene mostri ancora un livello molto basso di intesa, rimane sulla carta affidabile. Dato che Ghoulam, causa infortuni vari e poca fiducia da parte di Ancelotti, è un’incognita sempre più grande, sull’out di sinistra Mario Rui non sembra avere una grande concorrenza.

A centrocampo, per le questioni spiegate in precedenza, nella posizione centrale potrebbero essere provati Allan ed Elmas. Fabian Ruiz e Zielinski sarebbero finalmente liberati in porzioni di campo più limitate ed avanzate, in modo da riuscire a garantire una maggiore efficacia all’azione offensiva.

In attacco, invece, potrebbe ricomporsi il tridente dei cosiddetti “tre piccoletti”: Callejon-Mertens-Insigne. Il primo rimane una garanzia e non è da escludere nemmeno che possa essere provato da interno di centrocampo, vista la mancanza di alternative in quella posizione. E da esterno di destra potrebbe esprimersi meglio anche Hirving Lozano, non sempre a suo agio da prima o seconda punta. Insigne, nonostante il rapporto sempre un po’ conflittuale con la piazza, è un giocatore da recuperare mentalmente a cui restituire importanza.

E da punta, perché Mertens e non Milik? Le differenze tra i due si conoscono ormai bene. Mertens si è dimostrato più volte il trascinatore a livello mentale della squadra ed è per questo difficile farne a meno. Milik garantisce più presenza a livello fisico e capacità realizzative, ma rimangono un’incognita le sue continue noie fisiche, le stesse che ne pregiudicano il raggiungimento di una certa continuità di prestazioni.


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