Napoli, Koulibaly: “Sarri ha cambiato il mio modo di vedere il calcio, in futuro voglio essere come Ancelotti. Razzismo? Italia deve crescere”

Da quell’estate del 2014, quando Kalidou Koulubaly approdò a Napoli acquistato da Rafa Benitez, ne è passata di acqua sotto i posti. Da difensore con grandi mezzi fisici e poca disciplina tattica, il centrale senegalese è adesso considerato da molti come uno dei migliori in Europa nel suo ruolo.

Merito, sicuramente, degli allenatori avuti in questi anni, dal già citato Benitez a Carlo Ancelotti, passando naturalmente per Maurizio Sarri: “Sono tutti e tre grandi tecnici. Il calcio di Benitez – dice al Corriere dello Sport e quello di Ancelotti si somigliano molto. Ho avuto la fortuna anche di giocare con Sarri e il suo calcio era per me veramente bellissimo. Lui mi ha permesso di vedere il calcio e le partite in un’altra maniera. La sua filosofia era concentrata sulla tattica, tutto era previsto con lui. Oggi, quando guardo una partita di qualsiasi squadra, non la vedo più come quattro o cinque anni fa. E lo devo a lui. Benitez mi ha fatto scoprire il calcio vero. Io ero in serie B in Francia, poi in Belgio, lui mi ha dato la possibilità di andare per la prima volta in serie A, in un campionato molto importante. Il suo calcio è molto simile a quello di Ancelotti perché sono allenatori che hanno vinto, allenato grandi squadre e la loro visone del gioco ha molti punti di contatto”.

Ancelotti – continua – tutti lo conoscono, ha vinto molto, ma quello che mi sorprende di più è l’umiltà che ha ancora e anche la voglia di vincere che non smette di avere. Un uomo veramente perbene e lo ringrazio molto perché mi dà ancora la voglia di andare avanti, di crescere e di far vedere che sono un giocatore sempre più forte. Con lui spero di fare qualcosa di bello perché è uno che dà fiducia a tutti e penso che non si sentirà mai un giocatore parlare male di lui, perché ha grandi valori e trasmette serenità. A mia moglie dico sempre che spero, alla sua età, di essere una persona simile a lui”.

Koulibaly parla poi del suo rapporto speciale con la città di Napoli: “Il mio portiere di casa, che si chiama Ciro, mi ha detto ‘A Napoli piangi due volte: quando arrivi e quando parti’. Io gli ho detto ‘Non ho pianto quando sono arrivato, ma se un giorno dovrò andare via, spero il più tardi possibile, è sicuro che piangerò’. Aveva ragione quando mi ha detto così, io sono molto felice qui. La gente parla a volte male di Napoli e non sa che cosa è Napoli. Quando non la vivi non puoi sapere che cosa è davvero”. 

Una città che meriterebbe di vincere qualcosa di importante: “Vincere è molto difficile ma stiamo provando. Il Napoli forse ti dà alcune cose, ma ne toglie anche altre. Perché vinci e ci sono commenti positivi e forse ti rilassi e questo è sbagliato. Come lo è deprimersi per le critiche. Quello che abbiamo fatto l’anno scorso è stato veramente bello. Tutti dicevano che facevamo il calcio più spettacolare, ma non siamo stati capaci di tenere la testa concentrata per vincere. Forse quest’anno Ancelotti ci dà quello mancava l’anno scorso: la mentalità, la voglia di stupire tutti. E poi ci dà un’altra cosa che non so come spiegare: lui ha voglia di vincere. Quando ce ne parla e ci trasmette questa energia veniamo tutti trainati. Abbiamo voglia di vincere. Speriamo di riuscirci quest’anno, abbiamo tante possibilità per farlo”. 

Infine, una riflessione sul tema razzismo in Italia, di cui Koulibaly è stato testimone diretto in questi anni: “Quando ho firmato la gente diceva che l’Italia è molto razzista. Io volevo rendermi conto da solo, non volevo ascoltare la gente, mi piace vedere le cose con i miei occhi. Tra quello che pensa la gente o quello che dice e quello che è veramente la realtà c’è un mondo di differenza. Mi è capitato di essere fischiato per il colore della mia pelle, ma in altri stadi e non a Napoli. Quando sono arrivato non li ho sentiti durante il mio primo anno, ma già dal secondo ho iniziato a rendermi conto e mi dava fastidio. I ‘buu’ mi infastidiscono, non li accetto, perché non sono solo contro di me, per il colore della mia pelle, a volte sono anche contro i napoletani, la gente del Sud”.

Ancora sui cori negli stadi: “Questo mi dispiace molto perché quando sei in un Paese dove tu devi trasmettere un senso di appartenenza e poi fischi contro la gente del Sud, o fai cori razzisti, finisci col contraddirti. Le faccio un esempio calcistico: quando uno come Insigne, che è un fuoriclasse assoluto, forse il migliore giocatore dell’Italia, è fischiato in alcuni stadi perché è meridionale, poi quando va in Nazionale come lo devi trattare? Io non capisco questo tipo di atteggiamento e spero che evolva velocemente. Stiamo cambiando, ma penso che dobbiamo ancora fare degli sforzi, perché l’Italia deve andare avanti da questo punto di vista e dobbiamo aiutarci a farlo. Un altro esempio: la Nazionale francese che ha tanti giocatori di colore, di altre origini, che hanno vinto il Mondiale. Per me questa è la cosa più bella che possa succedere”.

Fonte: Calciomercato.com.