#JuveNapoli cosa non ha funzionato nella squadra di Sarri

Una sconfitta per la Juventus che non può limitarsi al rammarico per i calci di rigore, ma che dovrebbe far aprire gli occhi sui reali problemi di questa squadra alla luce delle seconda finale persa in stagione.

La disposizione in campo della Juve nella finale di Coppa Italia

La prestazione deludente di Miralem Pjanic contro il Milan in semifinale poteva costare cara al bosniaco per quanto riguarda la sua titolarità nella finalissima contro il Napoli. A risolvere ogni interrogativo è stato l’infortunio di Sami Khedira prima dell’inizio del match: un fastidio muscolare all’adduttore che ha obbligato Maurizio Sarri a schierare Pjanic al centro con Matuidi e Bentancur ai lati. L’altro dubbio era il ballottaggio Danilo-Cuadrado vinto dal colombiano impiegato come terzino destro.

I problemi del 4-4-2

In fase di non possesso gli uomini di Maurizio Sarri passano dal 4-3-3 iniziale al 4-4-2 con la coppia Cristiano RonaldoDybala supportata ai lati da Matuidi a sinistra e Douglas Costa a destra.

Si può subito notare una grande differenza rispetto alla gara contro il Milan vale a dire l’assenza di pressing da parte di Bentancur che tanto aveva fatto bene con i rossoneri.

In linea generale sono stati tanti gli errori visti con il 4-4-2 bianconero, sia in attacco che in difesa. In fase offensiva la Juve risultava troppo prevedibile in quanto il Napoli chiudeva molto bene centralmente e le uniche vie rimanevano quelle laterali: a destra Douglas Costa veniva perennemente triplicato, lasciando poco spazio di spinta anche a Cuadrado, mentre a sinistra veniva esasperato lo scambio di palloni (salvo poi non arrivare a nulla) tra Bonucci e Alex Sandro arrivati a 32 passaggi a vicenda, la seconda migliore combinazioni dopo quella tra i due centrali (Bonucci e De Ligt). Un copione nel primo tempo che se rivisto in differita dà l’impressione di essere entrati in un loop infinito.

In difesa invece troppa poca copertura degli spazi in difesa e occasioni concesse al Napoli. Se i partenopei hanno avuto tre grandi occasioni da gol facendo anche nove tiri in area, CR7 e compagni ne hanno fatti solo cinque senza mai creare importanti chance da rete terminando con zero gol sia la semifinale col Milan che l’ultimo atto.

Focus sui problemi offensivi della Juve

Oltre a quelli già citati, i problemi offensivi non si fermano qui. Tra i dati più negativi della serata ci sono i soli 3 cross andati a buon fine su 24, un misero 13%. Questo è principalmente dovuto all’assenza di uomini in area di rigore come accaduto già diverse volte questa stagione (sconfitta a Lione compresa).

Altro elemento di discussione è la prestazione di Cristiano Ronaldo. Dopo il rigore sbagliato e la brutta performance contro il Milan tutto il mondo si aspettava una reazione da CR7 con gol e coppa al cielo. Così non è stato con il portoghese che per la prima volta ha perso due finali consecutive dopo quella in Supercoppa contro la Lazio fornendo un’altra prestazione sottotono. Mettere in croce il portoghese a priori sarebbe esagerato, ma è obbligatorio risaltare alcuni dati come i 2 dribbling riusciti su 7 tentati e i soli tre tiri tentati (l’ultima volta che fece peggio fu l’11 dicembre contro il Bayer Leverkusen dove con 2 tiri segnò comunque 1 gol). Stiamo parlando di un attaccante che ha segnato 21 reti in 22 partite in Serie A, ma che al momento non può ricoprire il ruolo di esterno per poca lucidità e una lontananza dal campo causa emergenza Coronavirus letale se correlato anche ai suoi 35 anni. Uno spostamento da punta centrale potrebbe favorire il suo raggiungimento della forma ideale in ottica Champions League.

Conclusioni

Una Juve piena di problemi e con una situazione, come quella di Maurizio Sarri reduce da due trofei persi in finale, che potrebbe influire mentalmente sui suoi ragazzi. Diventa ora impossibile pensare di fallire in campionato mentre in Champions League sarà opportuno cercare di farsi trovare pronti e preparati per la gara contro il Lione ed eventualmente le successive gare secche di Lisbona.

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