Quando Gennaro Gattuso immaginava il suo esordio sulla panchina del Napoli, siamo certi lo immaginasse con un esito diverso. Per quanto la sfida contro il Parma non sia stata la peggiore del campionato degli Azzurri, anzi, il risultato non ha premiato.

Diciamoci la verità, attualmente il Gattuso allenatore non è all’altezza del Napoli. Se due anni fa avessero detto ai tifosi partenopei che il dopo Ancelotti sarebbe stato Gattuso, l’idea sarebbe stata quella di un Napoli che ha fatto dieci passi indietro.

E in realtà il Napoli quei dieci passi indietro li ha (quasi) fatti in classifica. Gli Azzurri sono passati dal contendere lo Scudetto alla Juve al trovarsi a 11 punti dalla zona Champions. L’arrivo del tecnico calabrese vuol dire quindi che il Napoli si sta ridimensionando? Non proprio.

La carriera da allenatore dell’ex centrocampista è stata una carriera di tanti bassi e pochi alti. L’ultima esperienza è stata alla guida del “suo” Milan: con i rossoneri non è riuscito l’anno scorso a raggiungere la qualificazione in Champions.
Se si guarda adesso la situazione in Casa Milan, però, quel -1 dal quarto posto raggiunto da Gattuso suona come un mezzo miracolo. In più aggiungete che la rosa a disposizione del calabrese era inferiore rispetto a quella attuale.

Questo perché Gattuso è il migliore allenatore che ci sia in Italia? Non proprio, anzi tutt’altro. Gattuso ha dei limiti che nessuno può negare (solo il tempo potrà dire se questo periodo di pausa lo abbia aiutato in tal senso), ma ha una grande cultura del lavoro quotidiano. Il lavoro che il tecnico svolgerà in ogni singolo allenamento potrà solo giovare agli Azzurri.

Questo Napoli non ha bisogno di imparare a giocare a calcio, deve solo ricordarsi di saperlo fare. La squadra è in una situazione psicologica difficile e probabilmente Gattuso è l’uomo migliore (tra quelli disponibili) per provare a tirarcela fuori. Se l’ex Milan sa fare bene qualcosa, quel qualcosa è lavorare sulla testa dei suoi uomini per provare a tirare fuori il meglio da loro. Gattuso per i suoi giocatori darà l’anima, se loro faranno lo stesso i risultati arriveranno.

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Classe 1997, studente di Culture Digitali e della Comunicazione presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio: milanista.

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