Napoli, cronache di una brusca involuzione autunnale: Ancelotti alla ricerca delle certezze perdute

ancelotti

Luglio 2015. Dopo due anni di alti e bassi sotto la gestione di Rafa Benitez, il Napoli si appresta ad iniziare l’era Sarri. Il tecnico toscano è alla prima esperienza sulla panchina di una big, ma fin dalle prime battute ci tiene a sottolineare: le basi sono ottime, ma ci sono da ritrovare quella gioia e quell’entusiasmo necessari per una rosa come quella partenopea. La ricetta darà i suoi frutti e come andrà a finire la storia lo sappiamo…

Luglio 2018. L’arrivo di Carlo Ancelotti ha destato grandissima curiosità nell’ambiente. L’allenatore plurititolato annuncia che non ci saranno stravolgimenti a livello tattico, solo qualche accorgimento. Dopo un inizio senza grande equilibrio difensivo, la squadra passa ad un mutevole 4-4-2 ed i frutti si vedono nelle settimane successive. Emblematiche sono le prestazioni in Champions contro Liverpool e PSG. Nella seconda parte della stagione, il Napoli subisce un calo, sia dal punto di vista fisico ma anche delle motivazioni.

Luglio 2019. L’ambiente è in fibrillazione. Manolas è stato strappato alla Roma e De Laurentiis ha promesso altri colpi. Il sogno, neanche troppo lontano considerate le sensazioni di mercato, è James Rodriguez. Ancelotti ci crede e non è un mistero che già dal precampionato inizi a lavorare su una piccola variazione tattica: 4-2-3-1, con la casella del trequartista libera e riservata al colombiano. Poi James non arriva, ma l’alternativa – Lozano dal Psv – sembra il classico profilo da Napoli. L’inizio di campionato è scoppiettante a Firenze, poi segue la bruciante sconfitta nel recupero a Torino con la Juventus. La crescita, tuttavia, appare graduale.

17 settembre 2019. Come un anno prima, al San Paolo arriva il Liverpool di Jurgen Klopp. La prestazione degli azzurri è super, il Napoli prende consapevolezza della propria dimensione, ormai europea. E poi? Vittoria agevole con il Lecce, ma nel treno partenopeo qualcosa si inceppa. Nel turno infrasettimanale il Cagliari espugna il San Paolo con un gol di Castro nel finale. Reazione buona col Brescia, ma si continua a tremare. A Genk arriva un pareggio scialbo, a Torino pure.

8 ottobre 2019. L’immagine che oggi si ha del Napoli è quella di una squadra in involuzione. Le certezze del triennio “sarrista” sono praticamente svanite, ma sembra un lontano parente anche l’undici visto a sprazzi nella scorsa stagione e – esagerando un po’ – persino quello del 17 settembre. Quello visto nelle ultime partite è un Napoli spento, sia nel morale e sia dal punto di vista tecnico-tattico.

Ne sono l’emblema alcuni calciatori. In cima a tutti Insigne, il capitano. Ha fatto molto discutere la sua esclusione a Genk, dove è stato mandato in tribuna, ma a Torino non è che abbia fatto granché per far ricredere i critici, Ancelotti in primis. Zielinski può essere un altro esempio: eterna promessa ormai da anni, sta soffrendo particolarmente la collocazione tattica. Lo stesso Allan mostra una brillantezza piuttosto deficitaria.

Insigne

Tra le tante motivazioni, c’è – come accennato – quella del modulo. Più volte la stampa, riprendendo alcune dichiarazioni del tecnico, ha preso in prestito dalla letteratura sociologica il concetto di “liquidità” per descrivere il variabile scacchiere tattico del tecnico emiliano. E qui in mezzo ci sarebbe stato alla grande James Rodriguez, che avrebbe alzato di non poco il tasso tecnico. Alcuni muoverebbero altre obiezioni sul colombiano e la sua discontinuità, ma sono discorsi inutili dato che non c’è.

In momenti come questo, dove la lucidità e la fiducia dei calciatori sembra davvero latitare, non sembra essere quella della “liquidità” l’arma tramite cui poter risollevarsi. Meglio sarebbe ritrovare le certezze smarrite, magari schierando gli elementi più in difficoltà – che vanno assolutamente recuperati – nelle posizioni a loro più consone, o comunque mettendoli in condizione di esprimersi con più facilità. Quelle di uno Zielinski che torni in grado di strappare nel ruolo di interno, di un Insigne che torni nel vivo nel gioco tra le linee e non relegato solo sull’esterno. O di un Fabian Ruiz libero di sfruttare tutte le sue doti balistiche e di visione di gioco, non solo nel delicato ruolo di mediano.

4-3-3? Il richiamo al “vecchio amore” è immediato. Col Torino è stato sperimentato e i segnali – per usare un eufemismo – potevano essere migliori. Eppure, date le caratteristiche dei giocatori, come ad esempio quelle di Lozano (esterno prima che seconda punta), sembra una soluzione auspicabile. E inoltre, con Llorente e Milik a pieno regime, rinunciare ad un numero 9 di peso pare avere poco senso vista la recente anemia offensiva. Stop alle troppe sperimentazioni, dunque.

La pausa Nazionali cade, mai come questa volta, come una manna dal cielo per i partenopei. Ancelotti ha due settimane di tempo per provare a sbrogliare la matassa. La sensazione è che ci possa riuscire nell’immediato, dato che le soluzioni in suo possesso sono molte soprattutto per quanto riguarda l’attacco, a prescindere da moduli e lavagnette tattiche. Delle certezze di cui si è parlato, però, ce n’è una di cui non si può fare a meno, nel lungo e nel breve periodo: quell’entusiasmo citato in apertura e che torna di moda ciclicamente per una rosa come quella azzurra. Solo così, infatti, squadra e ambiente riprenderanno il proprio cammino a gonfie vele.


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