Quando si vedono giovani calciatori esordire o segnare nei massimi campionati ci si chiede sempre: “Io a quell’età che cosa facevo?”.
C’è chi a 17 anni vince un Mondiale da protagonista come Kylian Mbappé o chi a 15 anni lascia il suo Camerun, più precisamente un quartiere della periferia camerunese, per poi giocare con le giovanili del glorioso Real Madrid come Samuel Eto’o senza dimenticare Gianni Rivera, capace di debuttare in Serie A non ancora sedicenne. Esistono però altre storie di ragazzi che cominciano dal nulla e rischiano tutto come Musa Juwara.

Il viaggio della speranza di Juwara

Nato il giorno di Santo Stefano del 2001, il giovane gambiano all’epoca quindicenne decide di intraprendere la via del mare su un barcone senza accompagnatori e senza sapere nuotare. Uno spiraglio di luce si vede con l’arrivo di una ONG tedesca, la Fgs Frankfurt, che aiuta a Juwara e altri 535 migranti ad arrivare nelle coste messinesi con il trasferimento in un centro di accoglienza vicino a Potenza.

Le foto di quel 10 giugno 2016, giorno dello sbarco.

Arrivato in Italia le difficoltà continuano ad esserci: dalla componente scolastica mancante allo svolgimento di qualche lavoretto con tutte le problematiche del caso fino all’importanza di dover trovare una guida che lo aiuti in una realtà completamente nuova. In tal caso arriva Vitantonio Suma, tecnico della Virtus Avigliano, che oltre a dare la possibilità a Juwara di inseguire il sogno di calciatore riescono anche a fornirgli l’istruzione scolastica in quanto divenuti a tutti gli effetti tutori legali del giovane Musa.

Chievo, il Viareggio e Bologna

Come detto, Suma porta Juwara alla Virtus Avigliano dove mostra a tutti le sue grandi qualità realizzando 29 gol nell’anno della vittoria del titolo Allievi regionali. I suoi numeri non passano inosservati e nel novembre del 2016 il Chievo si dichiara pronto ad investire su di lui. Dei problemi burocratici bloccano il trasferimento da Potenza a Verona ma ancora una volta il destino decide di aiutare Juwara: la madre adottiva, Loredana Bruno, è un’avvocatessa e sebbene il primo ricorso d’urgenza al Tribunale di Potenza non va buon fine, dopo varie operazioni legali si riesce a trovare l’accordo definitivo per il suo passaggio nel Nord Italia.

Al Chievo Musa tra il 2017/2018 e il 2018/2019 segna 13 gol in 45 presenze affermandosi tra i giovani più interessanti del campionato Primavera. A marzo 2019, Juwara ha vissuto un’esperienza in al Torino unicamente per disputare il Torneo di Viareggio. Le prestazioni rimangono di livello con 3 gol in 3 partite a dimostrazione delle sue qualità di adattarsi anche in un gruppo nuovo in poco tempo. Il 25 maggio 2019, dopo il suo rientro a Verona, riesce anche ad esordire tra i professionisti nel match contro il Frosinone.

L’8 luglio arriva la chiamata del Bologna che lo acquista a titolo definitivo. Con i felsinei migliora ulteriormente il suo rapporto con la Primavera arrivando a 11 reti e 5 assist in 16 presenze più i 2 gol in 2 gare di Coppa Italia Primavera. Sinisa Mihajlovic, uno che i giovani non ha paura di lanciarli, se lo porta col tempo spesso e volentieri in panchina facendolo esordire dal primo minuto in Coppa Italia (Udinese-Bologna 4-0, 4 dicembre 2019) e poi in Serie A a gara in corso (Roma-Bologna 2-3, 7 febbraio 2020) prima di realizzare la prima marcatura nel massimo campionato contro l’Inter il 5 luglio 2020.

Perché Mihajlovic crede in lui

Oltre ad una grande velocità e un’innata capacità di accentrarsi e colpire in porta, Musa Juwara brilla particolarmente per la sua concretezza. Il gambiano, prendendo in considerazione i dati del suo attuale Campionato Primavera, vanta 11 gol con un expected goal (probabilità di un tiro di essere tramutato in goal) di 7.62. Un valore reale di reti così maggiore rispetto al relativo expected testimonia quanto sia abile Juwara a trasformare in gol occasioni sulla carta più difficile del previsto. Interessanti anche i dati relativi agli assist (3) e alla percentuale di dribbling completati che si avvicina al 60%.

«Andiamoci tutti piano»

Per Juwara non poteva che esserci padre calcistico migliore di Sinisa Mihajlovic. Lo stesso tecnico del Bologna ha subito messo in chiaro alcune cose riguardo il classe 2001 invitando tutti ad andarci cauti: «Adesso… ha fatto un gol e cinque gare in A e subito vogliono farlo diventare fenomeno. Piano, andiamoci tutti piano: è una bella storia di vita ma non è ancora una storia di calcio. È appena cominciata, volete farli diventare fenomeni dopo un gol, lui deve stare coi piedi per terra, continuare a far vedere il motivo per cui sta con la prima squadra. Ma comunque ribadisco: sono contento perché è un bravo ragazzo».

Dedizione, sacrificio e voglia di mettersi il brutto passato alle spalle dando il massimo con la giusta guida dentro e fuori dal campo. Musa Juwara ha ora raggiunto il suo sogno e dovrà dare tutto per dimostrare al mondo che alcune favole sono a lieto fine.

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