Mondiale senza Italia – 14/06/2018: questa è la data segnata sul calendario di tutti i calciofili; giovedì infatti si apriranno le danze del tanto atteso e discusso Mondiale in Russia, a cui purtroppo la nostra nazionale non prenderà parte (non succedeva dal 1958 ndr). Per compensare la mancanza degli azzurri, perché non avventurarsi alla scoperta di una realtà calcistica geograficamente da noi molto lontana ma allo stesso tempo all’avanguardia come quella giapponese? 

Mondiale senza Italia – Chi tifare e perché?

Nonostante in Giappone la passione per il calcio si sia diffusa con decenni di ritardo rispetto a quanto avvenuto in altri paesi, il fatto non deve assolutamente trarci in inganno. Grazie infatti ad un lavoro metodico e capillare e ad una programmazione davvero encomiabile il paese del Sol Levante ha in parte recuperato il gap rispetto all’Europa e al Sudamerica, e in una competizione come quella iridata spesso dagli esiti molto imprevedibili, una squadra organizzata nei minimi dettagli e ben messa in campo dal tecnico Akira Nishino, potrebbe essere davvero una scoperta molto piacevole per tutti gli appassionati.

La maglia del Giappone, una gioia per gli occhi 

Al”inizio del mese di aprile, la nazionale nipponica ha presentato una divisa molto particolare, con molte figure e riferimenti al celebre cartone sportivo Holly E Benji. Nonostante l’entusiasmo di tutti i fan dell’anime, non sarà però questa la maglia con cui il Giappone scenderà in campo nel corso del Mondiale, che sarà quasi identica ma senza le decorazioni dedicate a Capitan Tsubasa.

Con questa mossa di marketing in ogni caso, è stato conquistato non solo il cuore dei tifosi giapponesi, che considerano questo prodotto un must-have della propria cultura audiovisiva, ma anche di tutti quei ragazzi (nella maggior parte ormai uomini) cresciuti ammirando le avventure di Oliver Hutton e Benji Price. Magari anche di qualche italiano in questo Mondiale senza Italia.

 

Il talento di Shinji Kagawa 

Mondiale senza Italia - Giappone Kagawa
Mondiale senza Italia – Giappone Kagawa

Ora o mai più: Shinji Kagawa, fiore all’occhiello della compagine nipponica, è chiamato a dimostrare tutto il suo valore. Il classe 89′, messosi prima in mostra in patria tra le fila del Cerezo Osaka, per poi essere prelevato nel 2010 dal Borussia Dortmund alla modica cifra di 300.000 euro, nei primi anni della sua carriera è stato considerato come uno degli astri nascenti della sua generazione. Dopo due stagioni ad altissimi livelli in Bundes, culminati con la vittoria del titolo, è arrivata la chiamata del Manchester United, e con essa la possibilità per lui di consacrarsi definitivamente. Le cose tuttavia non sono andate propriamente per il verso giusto; Shinji infatti non riesce ad ambientarsi al calcio frenetico e senza sosta della Premier League, finendo per essere relegato ai margini della squadra al tempo allenata da David Moyes. Nell’estate 2014 decide quindi di tornare al Borussia, nel club che per lui è ormai una seconda famiglia; una volta tornato in Germania, il trequartista giapponese, ricomincia a giocare con continuità, realizzando la bellezza di 13 e 13 assist in una annata molto complicata per la squadra, l’ultima di Klopp in Bundesliga, culminata con un deludente settimo posto.

Negli ultimi quattro anni, Kagawa ha più volte dimostrato di essere un giocatore dalle doti tecniche molto spiccate, abile nel giocare nello stretto ed in grado di scardinare le difese avversarie grazie alla sua capacità di inserirsi perfettamente tra le linee. Ciò che tuttavia ha sempre frenato la sua definitiva consacrazione, è stata la sua incapacità di mantenere un livello di rendimento quantomeno accettabile nel corso del tempo, alternando periodi esaltanti a periodi di blackout totale. Che questo mondiale possa essere davvero per lui l’ocasione del riscatto nei confronti dei suoi detrattori?

La Bundesliga, l’El Dorado dei calciatori giapponesi

Un dato molto curioso e che difficilmente passa inosservato, è l’elevato numero di giocatori giapponesi nel calcio tedesco. Le cause di questo strano fenomeno sono diverse, legate anche a motivazioni storiche e di mercato.

Va innanzitutto sottolineato come in Germania siano presenti comunità nipponiche molto radicate in svaria città del paese; proprio a Colonia è presente la più grande comunità giapponese d’Europa, città dove viene celebrata annualmente la Giornata del Giappone.

Una fattore da che ha portato alla nascita del connubio tra Bundesliga e calcio giapponese è stata la decisione di molti club tedeschi di inviare un gran numero di talent-scout a scoprire talenti asiatici, così da evitare di dover competere con le altre compagini europee per le giovani stelle del calcio sudamericano, sicuramente più conosciuti ma per i quali vengono spesso spese cifre altissime, in alcuni casi assolutamente ingiustificate.

Un’altro motivo che sta alla base di questo strano fenomeno è il fatto che in Germania è possibile tesserare un numero illimitato di extracomunitari, a differenza di molti altri campionati europei. Come già spiegato in precedenza infatti, le squadre europee preferiscono attingere dal calcio sudamericano, piuttosto che esplorare nuovi scenari come quello asiatico, precludendosi in questo modo la possibilità di scoprire giovani molto talentuosi, dotati di grande spirito di sacrificio e dedizione al lavoro (caratteristica che derviva dal retaggio culturale del popolo nipponico) e che in molti casi non hanno nulla da individiare ai loro coetanei europei e sudamericani.

Russia 2018 può essere una vetrina importante per tutto il movimento calcistico giapponese?

La squadra allenata da Nishino, potrebbe essere la mina vagante del torneo. Inserita nel girone H con Colombia, Polonia e Senegal, uno dei più equilibrati tra quelli sorteggiati, potrebbe farci divertire e permetterci di conoscere meglio una realtà affascinante come quella nipponica. Il tecnico, subentrato ad Haliloldhodzic ad aprile, è quasi riconosciuto in maniera unanime come uno degli uomini di spicco di tutto il panorama calcistico del paese.

I due moduli più utilizzati nelle recenti uscite sono stati il 4-2-3-1 e 3-4-3; Nishino sta ancora cercando di capire quale può essere lo stile di gioco più congeniale per la sua squadra, anche se pare evidente come questo ruoterà attorno a tre degli uomini più affidabili a sua disposizione: il capitano Hasebe, spesso impiegato come centrale di difesa per sviluppare il gioco dal basso, il regista Hoshima, a cui verranno affidate le chiavi del centrocampo, e Keisuke Honda, vecchia conoscenza del nostro calcio, la cui abilità nello stretto verà sfruttata per duettare assieme a Kagawa, ed è proprio dalla loro intesa che possono sorgere le maggiori insidie per le difese avversarie. Il tallone d’Achille del Giappone al momento è l’eccessiva ampiezza tra un reparto e l’altro, molto spesso apparsi troppo slegati tra loro ed in grande difficoltà nell’interagire in fase di costruzione.

Non è facile a priori tracciare un percorso di una squadra imprevedibile come quella di Nichino, considerando anche che per strappare il pass per gli ottavi dovrà vedersela con tre squadre molto ostiche. Il compito di questa Nazionale tuttavia, non deve soltanto essere quello di andare il più in là possibile nella competizione, ma anche quello di portare alla ribalta non solo il movimento calcistico giapponese, ma di tutto il continente asiatico, notevolmente in crescita negli ultimi anni. Una storia così bella, in un Mondiale senza Italia, merita un occhio di riguardo.

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