Modello Red Bull, perché non è possibile un caso simile in Italia

Negli ultimi anni il modello della Red Bull è salito alla ribalta nel mondo del calcio: una filosofia vincente caratterizzata da una meticolosa organizzazione aziendale e risultati sportivi sempre più importanti.

Le origini della Red Bull calcio

In principio ci fu l’acquisto dell’Austria Salzburg nel lontanto 2005, il cui nome viene modificato in Fussballclub Red Bull Salzburg. Ciò sancisce dunque l’ingresso della multinazionale della famosa bibita energetica nello sport più seguito nel globo, dopo aver sponsorizzato per anni gli sport estremi ed aver messo la firma nella Formula 1, a suon di vittorie, con ben due team.

Inizialmente i risultati stentano ad arrivare (ben nove eliminazioni consecutive agli ottavi di Champions League per gli austriaci), ma il progetto del gigante delle lattine è solamente all’inizio: viene acquistato il Liefering FC, che prende il ruolo di seconda squadra rispetto al Salisburgo, e successivamente nel 2006 arriva l’approdo negli Stati Uniti, con l’introduzione dei New York Red Bulls nella Major League Soccer americana; una mossa prevalentemente di marketing, considerando il ricco e grande mercato statunitense: arrivano infatti grandi giocatori come Thierry Henry.

Dopodichè la Red Bull decide di allungare i propri tentacoli in due nuovi continenti, cercando di creare delle vere e proprie accademie oltreoceano: in Sud America viene fondato il Red Bull Brasil, mentre in Africa nasce il Red Bull Ghana, il cui progetto si ferma nel 2014 con poche soddisfazioni.

La nascita del RB Lipsia

È però il 2009 l’anno più importante dell’avventura calcistica per l’azienda. Prende vita, infatti, il progetto più importante degli austriaci: viene acquistato il SSV Markranstadt, che diventa il RasenBallsport Lipsia (in Germania non è possibile inserire il nome di un marchio commerciale nella denominazione societaria), abbreviato in RB Lipsia, ricordando così le iniziali della Red Bull.

Nel giro di sette stagioni il Lipsia passa dalla quinta serie tedesca alla Bundesliga, per poi qualificarsi da neopromossa alla Champions League del 2017/2018. Ciò ha scatenato l’odio da parte di un’importante fetta del calcio tedesco, le cui proteste (in particolare di tifoserie avversarie) sono state molteplici nel corso degli anni: l’accusa è quella di cancellare l’identità di una squadra ed utilizzare il calcio come strumento di marketing, eliminando valori come la tradizione e la passione che sono alla base di questo sport.

Ad ogni modo, nella stagione in corso i tedeschi si trovano terzi in Bundesliga e agli ottavi di Champions League (vittoria per 0-1 contro il Tottenham nella gara d’andata): l’obiettivo è quello di conquistare trofei in questa annata. Ora con una nuova vittoria casalinga con il Tottenham approdano ai quarti di finale di CL. I risultati vanno bene anche per il Salisburgo, che vince ininterrottamente dal 2013 in Austria e inizia a raccogliere soddisfazioni pure in Europa, come il raggiungimento delle semifinali di Europa League nel 2017/2018.

Le chiavi del successo della Red Bull nel calcio

Il modello della Red Bull è oramai sempre di più in ascesa, e a confermarlo sono risultati in campo nazionale ed europeo delle due squadre di punta della multinazionale austriaca. Tuttavia il campo non è altro che la parte finale di un modello meticoloso, caratterizzato da un’organizzazione metodica. I cardini principali del progetto sono tre: scouting e crescita dei giovani talenti, istruzione e sviluppo dello staff tecnico e della dirigenza, costruzione di strutture all’avanguardia.

Per quanto riguarda il primo punto l’obiettivo è sempre stato chiaro fin dagli albori: puntare esclusivamente sulla valorizzazione di giovani talenti da lanciare sul palcoscenico internazionale, e per farlo viene costruita nel corso degli anni una rete di scouting fittissima, che ad oggi si colloca tra le prime al mondo. I frutti non stentano ad arrivare e tra Lipsia e Salisburgo passano giocatori come Naby Keita, Takumi Minamino e Herling Haland. I primi sono passati al Liverpool, mentre la promettente prima punta norvegese è stato acquistato dal Borussia Dortmund. In tutti e tre i casi sono state generate plusvalenze da capogiro. Tutt’ora si possono notare grandi giocatori tra le fila delle formazioni Red Bull, come Timo Werner e Dayot Upamecano a Lipsia.

Ralf Rangnick: il pioniere del modello Red Bull?

Per il secondo punto ci si basa sulla formazione ed il sviluppo dello staff tecnico e dirigenziale: l’obiettivo è quello di dare una visione comune a tutto lo staff, ovvero proppore un calcio veloce, spettacolare e proponendo squadre sempre molto giovani. L’uomo simbolo dell’ascesa della Red Bull è stato sicuramente Ralf Rangnick (accostato al Milan ultimamente), che ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo a Salisburgo e di allenatore a Lipsia in due occasioni. Lipsia che oggi può considerarsi in buone mani con Julian Nagelsmann in panchina, promettente tecnico tedesco.

Il terzo punto riguarda la costruzione di strutture avanguardistiche come gli stadi ultramoderni e i centri sportivi annoveristici, realizzati in modo tale da ottimizzare il lavoro svolto dallo staff tecnico e la crescita dei giovani.

È possibile un caso Red Bull in Italia?

Il progetto della Red Bull nel calcio, dunque, sembra essere in continua espansione: non a caso negli ultimi anni si è parlato di ulteriori acquisizioni di club da parte della multinazionale austriaca, tra cui il possibile ingresso in Italia. Nel lontano 2010, infatti, il nome della Red Bull fu accostato al Torino (in passato anche il Genoa, secondo voci), mentre nel 2017 circolarono delle voci riguardanti il possibile interesse degli austriaci nel rilevare le quote di maggioranza dell’Udinese: in entrambi casi non si arrivò a vere e proprie trattative.

Ad ogni modo al giorno d’oggi non sembra possibile un ingresso di Red Bull nel calcio italiano, per diversi motivi:

  1. La centralità del Lipsia nel progetto di Red Bull: avendo già una squadra come il RB Lipsia in uno dei principali campionati europei, la Bundesliga, un investimento in un altro campionato di primo livello come la Serie A non è al momento necessario. L’intenzione del gigante delle bevande energetiche, infatti, è quella di dare sempre più peso e valore al RB Lipsia in campo europeo, e la proprietà di un club in Italia non garantirebbe più gli stessi investimenti per il team tedesco.
  2. La necessità di grandi strutture: come noto, alla base del progetto Red Bull è necessario avere strutture all’avanguardia, tra stadi e centri sportivi, che comporterebbero a grandi investimenti, ma la burocrazia italiana e la difficoltà relative ad ottenere il permesso alla costruzione degli impianti costituirebbero un problema non da poco.
  3. L’inconciliabilità tra la visione di Red Bull ed il calcio italiano: il progetto del RB Lipsia ha creato molte polemiche tra gli addetti ai lavori in Germania e ha generato l’astio tra le tifoserie avversarie. Un eventuale ingresso di Red Bull in un calcio estremamente passionale e tradizionalista come il nostro potrebbe causare un dissenso perfino maggiore rispetto a quelle in terra teutonica.

Quello della Red Bull, dunque, è uno tra i modelli più interessanti e meglio organizzati sul palcoscenico internazionale. Una concezione del calcio accusata di andare contro la tradizione e che al momento rimane troppo distante dall’Italia, ma sicuramente avrà un ruolo sempre più importante nel futuro.

#restiamoacasa

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008