Passati in secondo piano rispetto alla vittoria roboante dell’Inter, gli assembramenti nelle ore precedenti al Derby della Madonnina sono stati una fotografia sbagliata regalata al mondo intero, nell’era dei social network, di un qualcosa di sconsiderato e da condannare.

C’è anche chi l’ha considerata una vera e propria lezione di tifo, con entrambe le tifoserie che hanno voluto dimostrare vicinanza alla propria squadra del cuore in una gara che assumeva un’importanza tale da valere quasi una fetta di scudetto. Un match da non perdere che non si vedeva da anni nelle parti di Milano.

Si comprende quindi l’interesse delle due tifoserie, ma è stato tutto sconsiderato e fuori luogo visto il momento. Così come sono stati errati i commenti davanti le telecamere dell’allenatore neroazzurro Antonio Conte e del direttore tecnico rossonero Paolo Maldini: due facce della stessa medaglia che non hanno fatto altro che elogiare i tifosi. Il primo ha voluto dedicare la vittoria ai tifosi, rei di “averli accolti con un’atmosfera da brividi“, mentre il secondo ha rincarato la dose, sostenendo che “i tifosi hanno riempito il cuore in questo calcio che, senza gente, è diventato freddo“. Bastava prendere esempio da un collega, il tecnico dei partenopei Gennaro Gattuso, che dopo la scomparsa di Maradona aveva richiamato all’attenzione i propri tifosi che erano accorsi in massa in strada per omaggiare Diego.

È vero, gli stadi chiusi sono apparsi molto spogli e ci auguriamo che i tifosi possano tornare (in sicurezza) all’interno degli impianti per regalarci nuove coreografie o far sentire la presenza alla squadra. Tuttavia, è bene ricordare, che il mancato ingresso dei tifosi sugli spalti non è dovuto all’incapacità di distanziare i tifosi (basti pensare ai seggiolini numerati), bensì alla necessità di evitare assembramenti all’entrata e all’uscita e nell’utilizzo dei mezzi pubblici per arrivare all’impianto sportivo.

Assembramenti che purtroppo si sono visti comunque, in barba alle normative imposte dal Governo, e che analizzati ancor più da vicino hanno regalato un’atmosfera da brividi. Non in senso positivo, come sostenuto dall’ex CT della Nazionale, ma in senso negativo: migliaia di persone radunate senza distanze di sicurezza spesso non rispettate, molta gente senza mascherina, alcuni ragazzi anche abbracciati ed anche un tafferuglio dove alcuni tifosi neroazzurri sono venuti a contatto con un supporter rossonero.

È stato uno scenario tragicomico, come se per magia il 21 febbraio 2021 il Covid a Milano fosse scomparso. Purtroppo, vorrei tanto scrivere il contrario, ma non è proprio così.
Ci prepariamo invece ad una fase, forse quella più importante, con una lotta finale (in attesa dei vaccini) verso un virus che è mutato.

Abbassare la guardia per una partita di calcio significa tirare uno schiaffo nei confronti di chi ha combattuto e combatte questa malattia, di chi non ce l’ha fatta, di chi è impegnato ogni giorno in prima linea nei reparti di un ospedale, di chi è titolare di bar e ristoranti e che quotidianamente fa fatica ad alzare una serranda, nella speranza che i contagi possano presto scendere.

Il tutto in una regione come la Lombardia che ha pagato il tributo più grande in questa pandemia: non vuole essere moralismo, ma richiamare lo sguardo su una realtà quotidiana che evidentemente abbiamo smarrito.
Con la speranza che questo spettacolo non rappresenti una bomba ad orologeria generando nelle prossime settimane un effetto a catena drammatico con contagi a cascata.

Per ora, hanno perso tutti, altro che lezione di tifo: è stata una lezione di imbecillità.

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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