Milan, tutte le strade portano a Rangnick. Ma è la scelta giusta?

MILAN, ITALY - SEPTEMBER 21: Players of Milan greet supporters after losing the Serie A match between AC Milan and FC Internazionale at Stadio Giuseppe Meazza on September 21, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Prima la notizia della Bild che ha scosso tutto l’ambiente, poi la conferma di Boban (con sfogo) che gli è costata il posto. Smentite di rito ed infine la notizia di oggi secondo cui starebbe addirittura già studiando l’italiano per farsi trovare pronto il primo giorno di ritiro: la figura di Ralf Rangnick in questo momento è sicuramente la più accreditata per la panchina rossonera della prossima stagione.

Milan, Rangnick è la scelta giusta?

Laa domanda quindi sorge spontanea. Rispondere è quasi impossibile, soprattutto perché la figura di un manager plenipotenziario nel nostro campionato non si è mai vista, anzi. È peculiarità italiana infatti quella che vede gli allenatori non accontentati in toto nelle loro richieste o con acquisti che poco centrano con i loro schemi tattici consolidati nel tempo. Vedi i casi recenti di Conte, Ancelotti o dello stesso Giampaolo in casa rossonera. Rangnick non dovrebbe avere questi problemi. In quanto sarà lui stesso a scegliersi i profili che considera più congeniali al suo credo tattico, che prevede un baricentro molto alto, un 4-4-2 atipico (con i 2 esterni di centrocampo che interpretano il ruolo più da trequartisti, giocando in una linea intermedia tra la mediana e l’attacco) e un pressing a tutto campo.

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I nostri dubbi dunque non sono di certo sulle capacità di allenatore del tedesco, il curriculum è di livello e i risultati ottenuti sono quasi sempre da considerarsi positivi se paragonati alla qualità della rosa di cui disponeva.

Le maggiori perplessità sorgono sul tipo di giocatori che Rangnick ha acquistato nelle sue esperienze passate: profili giovanissimi, con un curriculum semivuoto magari acquisto in campionati di fascia minore come quelli scandinavi, africani o dell’est Europa. Con tutto il rispetto per le realtà di Lipsia e Salisburgo infatti le pressioni rispetto a San Siro sono tutt’altra cosa e abbiamo visto in questi anni come un giovane possa non avere le spalle sufficientemente larghe per reggere la pressione di 50/60mila tifosi dal palato fine che rumoreggiano al primo passaggio sbagliato.

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