L’ORA PIU’ BUIA – Era il 22 dicembre 2019 quando il Milan veniva sconfitto in casa dell’Atalanta per 5 a 0. Tanti, se fossero stati in Pioli, si sarebbero dimessi. Altrettanti hanno invocato a gran voce le dimissioni della dirigenza (sottoscritto compreso, dato che a tutti è concesso un momento di debolezza). Pochi sapevano che dopo l’ennesima sconfitta (Milan – Genoa, 1 a 2) quella squadra si sarebbe rialzata e avrebbe fatto una conclusione di stagione da top club.

Adesso, dopo un anno e quasi un mese, si può dire che il Milan ha ritrovato una propria identità. Ma ciò basterà a questo punto del campionato? La settimana che aspetta il Diavolo sarà una delle più importanti della stagione: prima l’Atalanta a San Siro, con l’Inter a -3 pronta a battere l’Udinese ed effettuare il sorpasso, poi il derby contro l’Inter in Coppa Italia.

Le tante assenze del Milan

La lista delle assenze è molto lunga: Theo, Calhanoglu, Rebic e Krunic sono ancora positivi al covid, Bennacer non ha ancora recuperato dall’infortunio, idem Gabbia. Inoltre si aggiungono le squalifiche di Romagnoli e Saelemaekers in campionato e quella di Donnarumma in Coppa Italia. Eppure, Paolo Maldini (& co.) vede e provvede.

Il mercato del Milan

Il Milan ha già ufficializzato gli acquisti di Meite e Mandzukic (che ha persino preso la tanto temuta maglia n. 9!) ed è a lavoro per acquistare Tomori dal Chelsea e prendere in prestito Firpo dal Barcellona. Il centrale dei Blues potrebbe essere a disposizione già per il prossimo match dei rossoneri. La dirigenza è inoltre a lavoro sia sul mercato in uscita (dopo Duarte, si lavora alla cessione di Conti) sia sul fronte dei rinnovi (Calhanoglu e Donnarumma).

L’arrivo di una nuova punta epserta: l’acquisto di Mario Mandzukic ha due chiavi di letture: da un lato abbiamo un valido vice Ibra, dall’altro un ipotetico compagno di reparto, dato che Pioli ha fatto chiaramente intendere di non volersi precludere “nulla“. Il modulo, in questo caso, passerebbe da 4-2-3-1 a 4-4-2.

Obiettivi e sogni del Milan

Ma dove vuole e può arrivare questo Milan? L’obiettivo principale resta sempre quello, il quarto posto o comunque la qualificazione in Champions, per poter tenere i top e condurre un mercato leggermente più spregiudicato (sia chiaro, in termini di qualità, non di quantità). Eppure, è innegabile che agli obiettivi iniziali adesso ne sono stati aggiunti altri. Da chi? Dalla stessa squadra, dalle mosse della dirigenza e dalla stampa stessa.

La corsa per il primo posto – attualmente – è più aperta che mai. Del resto, nessuno può vietare a dei ragazzi così giovane di sognare qualcosa di così grande. L’importante è non trasformare il sogno in illusione, del resto c’è ancora tempo per fare tutto. Nessuna spada di Damocle pende sulla testa di Pioli che, da traghettatore, è diventato condottiero della squadra. Lui ed il suo gruppo possono godersi un meritato primo posto.

Più volte il Milan in stagione ha dimostrato di sapersi rialzare subito dopo le batoste prese, vale a dire il 3 a 0 in Europa League contro il Lille ed il 3 a 1 in campionato contro la Juve in Serie A. Più volte il Milan ha dimostrato di non essere Ibra – dipendente, contrariamente a quanto tanti pensavano.

Insomma, i numeri ci sono e l’entusiasmo pure. Le partite del 23 e del 27 dovranno essere giocate con l’attenzione di un big match, ma con la tranquillità di sempre, cioè quella di una squadra che ha solo da guadagnare. Nella peggiore delle ipotesi, valga sempre l’insegnamento che il signor Wayne dà al piccolo Bruce: “Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi“.

I rigori del Milan

I rossoneri devono far parlare il campo e nulla più. Per quanto riguarda la sterile polemica dei rigori, basta fare una semplice considerazione. In base ai dati di WhoScored il Milan su 18 partite in Seria A è arrivato alla conclusione su azione manovrata per 160 volte, 12 su contropiede, 92 su calcio piazzato e 12 su rigore. La ripartenza, dunque, non sembra essere la specialità della casa. È gioco forza dedurre che la squadra di Pioli porti tanti uomini in area, andando altrettante volte alla conclusione (non a caso la media è di più di due goal a partita).

Tuttavia, l’assegnazione dei rigori è sempre stato argomento molto dibattuto e mai terreno fertile d’accordo. O sono troppi o sono troppo pochi, agli altri no, alla propria squadra sì, se non lo vede al VAR l’arbitro è presuntuoso, se lo vede è un incapace che non sa leggere bene la situazione: chiacchiere da sezione commenti. La parola finale, tanto, spetta sempre al campo.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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