Milan, prosegue il tango degli allenatori: adesso tocca a Pioli

Pioli

Non doveva andare così“. E’ certamente questa la frase che molti tifosi del Milan staranno pronunciando tra loro, digrignando i denti, o magari al bar davanti un caffè od una birra. Del resto, dopo il gioco espresso ad Empoli e a Genova, come si poteva pensare che il Milan di Giampaolo fosse solo un fantasma di quello che il tecnico aveva sinora mostrato?

Forse serviva più tempo, forse sarebbe stato inutile. Tuttavia, il Milan è una big da rialzare: un ambiente così difficilmente aspetta. Le idee dell’ex allenatore della Sampdoria probabilmente non sono state recepite dalla rosa, astrattamente valide, pragmaticamente inconsistenti. Nonostante la vittoria contro il Grifone, infatti, Giampaolo è stato ugualmente esonerato.

Al suo posto sarebbe dovuto subentrare Luciano Spalletti, ma, a causa di un forte muro dell’Inter, alla fine è arrivato Stefano Pioli. Cosa accomuna il nuovo allenatore del Diavolo ed il suo predecessore? Il tifo per l’Inter. Destino crudele ed infame. Tanti si chiedono se Pioli sarà o meno un traghettatore. Il quarto posto non è ancora perso, ma manca la continuità. Ogni anno si cambia allenatore, destabilizzando la rosa e non creando un terreno fertile per una stabilità di cui una squadra come il Milan necessita.

Il ritorno alle tre punte

Passiamo così alla domanda più cruciale: come sarà il Milan di Pioli? Difficile pensare ad un 3-5-2 che – allo stato attuale delle cose – potrebbe valorizzare soltanto Conti. Appare infatti più probabile un ritorno al 4-3-3. Le gerarchie in difesa dovrebbero restare immutate. Discorso diverso invece a centrocampo: Biglia e Bennacer si giocheranno un posto da titolare per la gestione della cabina di regia, mentre le mezzali dovrebbero essere quasi sicuramente Kessie e Paqueta, con Krunic pronto a subentrare.

In attacco la situazione cambierà radicalmente, o per meglio dire, ritornerà ad essere la stessa vigente prima dell’arrivo di Giampaolo. Pioli è un cultore delle tre punte. L’attacco rossonero sarà composto da Suso, Piatek e Leao (o Rebic). Attenzione anche all’impiego di Bonaventura, da non considerare come pedina estromessa dall’11 titolare, ma come jolly impiegabile sia come mezzala che come esterno offensivo.

Presente e passato

Si prospetta quindi un minore impiego diHakan Calhanoglu. A causa delle sue recenti prestazioni e della (presunta) non compatibilità con gli schemi di gioco del nuovo allenatore del Milan, il turco potrebbe presto sedere in panchina, a meno che ritorni a fare l’esterno nel 4-3-3.

Tutto questo non suona tremendamente familiare? Sembra di essere tornati un anno indietro, quando Gattuso schierava il suo 4-3-3. E forse con il “comandante” non si stava poi così male (si pensi ad esempio al rendimento di Calabria, all’affermazione di Romagnoli ed alla rinascita di Bakayoko).

Tuttavia la realtà dei fatti adesso vede Pioli sedere sulla panchina rossonera. Negli ultimi otto anni l’attuale allenatore del Diavolo ha allenato 4 squadre diverse: il Bologna con cui ha raggiunto la salvezza i primi due anni, per poi essere esonerato il terzo; la Lazio con ha raggiunto il primo anno il terzo posto, per poi essere esonerato l’anno successivo; l’Inter, con cui non è durato nemmeno un anno ed infine la Fiorentina, in Viola ha collezionato un ottavo posto ed un esonero.

Fonte: EuroSport

Tifosi stanchi

Insomma, visti i precedenti, le prospettive non sembrano essere delle migliori. Pioli è un allenatore ordinato, molto professionale, mai fuori dagli schemi. Siamo sicuri che, però, sia lui l’uomo giusto per raggiungere quel tanto agognato quarto posto che risolleverebbe il Milan?

Sul web, nella giornata passata, è spopolato in poche ore l’hastagh#PioliOut, collocandosi sin da subito tra le prime tendenze su Twitter. Intanto i tifosi contestano (anche e soprattutto) la dirigenza, perché – attualmente – si sentono orfani dell’amore che per anni li ha portati ad urlare, di gioia e dolore, nella loro seconda casa, San Siro.

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"La maniera di andare a caccia è di poter cacciare tutta la vita, fino a che c’è questo o quell’animale [...] e quella di scrivere è sin che tu riesci a vivere e vi siano lapis e penna e carta e inchiostro o qualsiasi altro strumento per farlo, e qualcosa di cui ti importi scrivere, e tu senta che sarebbe stupido, che è stupido fare in qualsiasi altro modo" - Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, 1935.

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