In occasione del suo 50esimo anno d’eta, l’ex capitano e bandiera del Milan Paolo Maldini ha parlato ai microfoni di MilanTV, raccontando qualche aneddoto e rivelando i tanti attestati di stima provenienti da tutto il mondo: “Sto godendo di queste cose piacevoli nel post-carriera. Quando sei giocatore è normale pensare ad altro, quando smetti sei più attento a queste dimostrazioni di affetto. Con Puyol e Sergio Ramos ho parlato più volte e non mi hanno mai nascosto questa loro passione per la mia maniera di essere e di stare in campo.”

Il difensore arrivò al Milan dopo un provino a Linate, che racconta con un filo di nostalgia: “Mi ricordo quel mio primo giorno a Linate, mi ricordo che avevo comprato le scarpe in Corso Buenos Aires, mi ricordo che mi chiesero che ruolo avessi, e io non lo avevo, quindi c’era libero quello di ala destra. Mi ricordo che il provino è andato bene e da lì è partita la mia avventura, avevo solo 10 anni, e sono rimasto 31 anni al Milan”.

Belle parole anche nei confronti di Liedholm, il primo a buttarlo nella mischia: “Liedholm mi voleva far esordire prima. Quando ha deciso di farlo, la notizia è uscita sui giornali e lui si è spaventato e mi ha detto che avrei dovuto giocare con la Primavera. Avevo solamente 16 anni e ha scelto una partita in cui io ero la terza-quarta scelta in panchina e così è stata una sorpresa sia per me che per la stampa. Sono legato a tutti, però lui è stata la persona che ha creduto più in me, dopo mio padre”.

Proprio su Ancelotti, il difensore ha espresso la propria idea sulla sua nuova avventura sulla panchina del Napoli: “Mi ha sorpreso tantissimo, perchè l’ho visto all’addio di Andrea Pirlo e non mi ha detto nulla, anche se vedevo che era un po’ con la testa tra le nuvole. Credo che questa scelta sia data dalla sua grande voglia di allenare e dal fatto che non ci fossero alternative nel Paese dove credo lui volesse stare, ovvero l’Inghilterra. E’ giusto che uno come lui alleni e che faccia l’esperienza in un ambiente diverso, ma che non è poi tanto diverso da ciò che è stato il suo inizio di carriera con Parma, Juventus e Milan e di conseguenza non avrà problemi.”

Secondo l’ex difensore della Nazionale, tra i più talentuosi passati a Milanello c’è Alexandre Pato, nonostante il brasiliano abbia avuto non pochi infortuni in rossonero: “Le sue caratteristiche dovevano portarlo ad essere tra i primi tre giocatori al mondo. Le caratteristiche sono una cosa, poi la completezza del giocatore e della persona sono un’altra. Anche se Pato, soprattutto negli ultimi anni, è tornato ad essere un giocatore importante. Ad esempio non avrei mai scommesso su Desailly. Desailly è arrivato come difensore. La sua posizione è stata un po’ casuale, perchè durante gli allenamenti si sentiva ‘ma questo dove lo mettiamo?’ poi ad un certo punto è stato messo davanti alla difesa e da lì è diventata una diga incredibile. Di Kakà si sapeva poco, ma sono bastati penso 20 minuti di allenamento. Di Sheva si sapeva tanto, ed ha confermato. Desailly è stato quello che ha sorpreso più di tutti.”

In chiusura, Maldini ricorda la semifinale di ritorno a San Siro del 2007 contro il Manchester vinta 3-0, dopo la debacle all’andata per 2-3: “Quella è una coppa che è stata voluta tantissimo. Non eravamo i più forti, non stavamo particolarmente bene – io in particolare, perchè avevo dei grossi problemi alle ginocchia – e abbiamo fatto un girone di Champions League veramente brutto. Io, però, ho iniziato a dire Carlo: ‘Guarda che vinciamo la coppa’. Mi ricordo che siamo andati a Malta a fare il ritiro invernale e ho spinto l’idea di andare fino in fondo. Contro il Bayern abbiamo fatto una brutta partita ed è finita 2-2 in casa. Il giorno della partita di ritorno abbiamo cambiato la nostra mentalità e la nostra forma fisica e ci ha permesso di giocare due partite super ne

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Guardo e studio il calcio da 20 anni con gli occhi di un bambino che vede Ronaldinho in azione per la prima volta.

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