Milan, la colpa non è di Pioli: le ragioni della crisi rossonera

Pioli Milan

In occasione della scorsa giornata, il Milan è caduto all’Olimpico sotto i colpi di Dzeko e Zaniolo (meramente illusorio è stato infatti il goal del momentaneo pareggio siglato da Theo Hernandez). I giallorossi arrivavano al match con una rosa decimata dagli infortuni, basti pensare a lancio di Antonucci dal primo minuto o all’avanzamento di Gianluca Mancini a centrocampo. Inoltre, arrivavano pure stanchi dalla gara di Europa League disputatasi giovedì scorso. I rossoneri, nonostante ciò, non hanno saputo imporsi.

Se andiamo a guardare i goal, possiamo notare come tutti e due le reti nascano da errori individuali. Sulla rete del vantaggio di Dzeko, Kessie ha la piena responsabilità. L’ivoriano lascia solo il bosniaco, quasi come se si fosse dimenticato della sua marcatura. Sulla rete di Zaniolo, invece, il responsabile è Calabria, peraltro da poco subentrato. Ma la lista degli errori non finisce qui: possiamo citare i tiri telefonati di Suso, gli errori di Biglia in fase di costruzione, la leziosità di Leao a meno di 10′ dalla fine con la sua squadra sotto e così via.

ESCLUSIVA MILAN Foto LaPresse – Spada 15 Luglio 2019 – Centro Sportivo Milanello , Varese (Italia) – A.C. Milan – Stagione 2019-2020 – Allenamento Nella foto: Theo Hernandez EXCLUSIVE MILAN Photo LaPresse – Spada July 15 , 2019 Milanello Training Center , Varese (Italy) Sport Soccer A.C. Milan – Starting Season 2019-2020 – Training session In the pic: Theo Hernandez

In un undici titolare così disastrato, giocatori come Donnarumma e Theo Hernandez sono solo predicatori nel deserto. Proprio l’ex Real Madrid è tra i pochi dei rossoneri che si salvano, lo stesso che il precedente allenatore del Diavolo, Marco Giampaolo, vedeva troppo fuori dai suoi schemi. Si pensi a quando, durante la partita contro il Genoa, più volte lo ha “richiamato all’ordine“.

Eppure errori così non possono essere attribuiti a Stefano Pioli. In due partite il nuovo tecnico ha dato al Milan una identità più forte di quanta gliene avesse data Giampaolo: a riprova di ciò vi è l’aumento delle conclusioni nello specchio della porta da parte dei rossoneri, che – appunto – faticavano molto a trovare il goal.

Certo anche Pioli ha i suoi limiti. Si pensi, a titolo esemplificativo, all’ostinarsi a voler schierare Biglia in cabina di regia. Purtroppo per i rossoneri, l’argentino non è più il metronomo che Pioli aveva avuto alla Lazio. O ancora al voler vedere Leao punta. Mossa che può starci, ma che risulta difficile da apprezzare quando a farne la spese è una punta del carattere di Piatek. L’ex Genoa può dare al Milan una sostanza che attualmente, magari, Leao, forse perchè troppo acerbo, non può dare.

Resta poi aperto il capitolo Suso. Lo spagnolo sembra imprescindibile, seppur sia solo il fantasma del Suso visto con la gestione Gattuso. Niente assist, niente goal: soltanto dribbling prevedibili e tiri telefonati. Ma qual è la causa di una condizione tale?

I giocatori pagano certamente i continui cambi di allenatore, così come pagano la totale indecisione di Giampaolo, che sarà certamente un grande teorico di calcio, ma che, durante la sua esperienza rossonera, ha saputo dimostrare ben poco. Tanta confusione e poco più. La prova emblematica di come l’ex allenatore della Sampdoria non avesse saputo trasmettere la sua idea di calcio ai suoi animi è la debacle del Milan contro la Fiorentina per 3 a 1.

A Pioli, perciò, serve semplicemente tempo. Le idee ci sono: 4-3-3, lavoro sugli esterni, contributo dei terzini, valorizzazione dell’unica punta, verticalizzazioni, ordine in campo.

I problemi, comunque, non finiscono via. Guardando ai vertici più alti della società, notiamo un apparente discrasia tra il duo Boban – Maldini e il fondo Elliot, con Gazidis che quest’oggi ha dovuto chiarire la posizione di quest’ultimo sulla gestione del Milan. Maldini, in settimana, ha infatti affermato la sua volontà di voler tornare a vincere nel breve periodo, non nel lungo. Gazidis, in occasione dell’assemblea dei soci, ha spiegato come la società voglia investire su giovani di qualità, senza volersi precludere – ove possibile – colpi d’esperienza.

E allora prima di un nuovo allenatore, prima di altre scommesse perse, bisognerebbe rendere solida una società che, attualmente, appare molto confusa. La nobiltà del progetto “Il Milan ai milanisti” è lodevole, ma ha bisogno di risvolti applicativi positivi. Anche perchè, di questo passo, se il quarto posto è un lontano miraggio, anche l’Europa League potrebbe diventare complicato.

Di questo passo al Milan di grande resterà solo il suo passato, oltre che il circolo vizioso in cui entrerà. Serve una svolta, una di quelle che ribalta il morale dei giocatori, ma soprattutto serve un’annata dove le cose inizino a girare per il verso giusto, per uscire da questo limbo. E si sa, la fortuna aiuta gli audaci.

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"La maniera di andare a caccia è di poter cacciare tutta la vita, fino a che c’è questo o quell’animale [...] e quella di scrivere è sin che tu riesci a vivere e vi siano lapis e penna e carta e inchiostro o qualsiasi altro strumento per farlo, e qualcosa di cui ti importi scrivere, e tu senta che sarebbe stupido, che è stupido fare in qualsiasi altro modo" - Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, 1935.

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