In una partita inevitabilmente condizionata dalle tante assenze di lusso la Juventus ottiene una vittoria che pone fine alla striscia di imbattibilità del Milan che durava dal 22 giugno 2020. Gli indisponibili non devono in alcun modo sminuire la vittoria dei bianconeri, anch’essi privi di giocatori importanti, ma al tempo stesso il peso specifico delle assenze dei rossoneri sia stato maggiore come lo dimostra il campo e anche una panchina scarna come quella a disposizione di Stefano Pioli.

Assenze

Partiamo dall’argomento principale, vale a dire le tante assenze. La Juventus ha dovuto rinunciare a due pezzi da novanta come Morata e Cuadrado: lo spagnolo, dal suo ritorno in bianconero, ha realizzato in 17 partite 10 gol e 7 assist, mentre il colombiano ha fornito 9 assist in 18 partite. Da considerare, inoltre, l’indisponibilità di Alex Sandro che stava ritrovando gradualmente il suo posto da titolare. D’altro canto il Milan ha dovuto far fronte alle assenze degli infortunati Ibrahimovic, Bennacer, Saelemaekers e Gabbia più lo squalificato Tonali oltre ai positivi dell’ultimo minuto Rebic e Krunic. Pioli ha dovuto quindi adattare Calabria a centrocampo come successe a fine 2018 contro la Fiorentina (ironia della sorte, Chiesa decisivo) e rinunciando a schierare l’attacco titolare sostituendo Saelemaekers e Rebic con Castillejo e Hauge, oltre a Leao al posto di Ibrahimovic. Infine, da considerare la differenza delle due panchine: se da una parte sono entrati Demiral, Kulusevski, Arthur, Bernardeschi e McKennie, dall’altra le alternative pescate dalle riserve sono state Conti, Kalulu, Maldini e Brahim Diaz. Differenze notevoli che la Juve ha saputo valorizzare.

All-in Milan nel primo tempo

L’impressione che c’è stata soprattutto a fine partita è che Pioli abbia provato a giocarsi le sue carte nel primo tempo, consapevole delle poche possibilità di tenere testa ad una Juve inevitabilmente più fresca per via dei cambi. Il solito pressing asfissiante del Milan ha messo in grande difficoltà la Juventus in fase di uscita con vari errori dei bianconeri dovuto proprio alla solita intensità che fa dell’attuale capolista della Sere A la squadra senza dubbio più moderna come principi del nostro campionato. Anche se ne abbiamo già parlato, impossibile non tornare sul discorso assenze menzionando Ante Rebic. Il croato è il pressing per antonomasia, colui che il Milan sfrutta più di tutti per andare a pressare in area di rigore avversaria. Per ulteriori informazioni basta rivedere il rigore che si è procurato contro il Benevento frutto di determinazioni e capacità di pressare altissimo.

Hauge, che fino al mattino stesso della partita non sapeva nemmeno di dover scendere in campo, ha caratteristiche completamente diverse e non ha fornito una prestazione all’altezza del compagno anche per via di un Theo Hernandez gravemente insufficiente. Tornando a monte, il Milan nella prima frazione meritava senza dubbio il vantaggio al netto delle varie occasioni avute e di una Juve che per l’ennesima volta in questa stagione concede prateria e zone di campo che possono rivelarsi fatali. Il Milan nel primo tempo ha calciato 5 volte a causa del cattivo posizionamento della Juve ogni qualvolta che il Milan attaccava verticalmente in velocità.

Svolta nella ripresa

Nella ripresa il merito principale della Juve è stato sfruttare la stanchezza del Milan per spostare l’inerzia della partita a favore e colpire due volte senza subire. Il possesso è calato dal 62% del primo tempo al 48% del secondo, concentrandosi più sulle ripartenze e sull’impostazione da dietro piuttosto che alzare i ritmi. Vittoria nel complesso meritata con Kulusevski e McKennie, non a caso assist e gol, sostituti d’eccezione che hanno scardinato un Milan stanco ma mai domo. C’è da sottolineare come le numerosi defezioni non hanno annullato lo spettacolo ma soprattutto l’atteggiamento delle due squadre, segnali che faranno sicuramente felici Pirlo e Pioli.

Promossi e bocciati

Nel Milan le prestazioni negative di Theo Hernandez e Romagnoli hanno semplificato il lavoro di Dybala e Chiesa, tra i migliori della Juventus insieme a Szczesny che continua a trasmettere fiducia al reparto. A proposito, bene la difesa bianconera con Bonucci che quando non viene puntato e gioca di posizionamento con la difesa bassa esalta le sue qualità. A centrocampo qualche affanno in casa Juve con Ramsey e Rabiot poco incisivi e un Bentancur che se non fosse stato per un errore arbitrale avrebbe finito la sua partita prima del tempo. Convince Calabria nel ruolo inedito di centrocampista così come Calhanoglu, sempre dai suoi piedi nascono le occasioni migliori. Leao a due facce, il resto dell’attacco da rivedere. Delude Cristiano Ronaldo, mai nel vivo del gioco sebbene entri nell’azione del momentaneo 2-1.

Tra riscatto e costanza

Una sconfitta indolore per la classifica vista la sconfitta dell’Inter ma che al Milan lascia comunque il rammarico del record interrotto e di una partita che con qualche elemento in più avrebbe potuto regalare un altro risultato. Il calcio è però fatto di momenti ed eventi e una squadra giovane come il Milan farà sicuramente tesoro di ciò. Dall’altra parte ci sono comunque i vincitori, coloro che fino ad ora non hanno pienamente soddisfatto le aspettative per usare un eufemismo ma che nei momenti che contavano, vedi Barcellona, hanno saputo tirar fuori una forza interiore che ha permesso a Ronaldo e compagni di farsi valere.

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