Milan, Gattuso: “Vietato sbagliare, ci giochiamo tutto. Mi spaventano Spalletti e Icardi ma voglio undici avvelenati”

Gattuso

E’ terminata da poco la conferenza stampa di Rino Gattuso alla vigilia del derby contro l’Inter, il secondo da allenatore del Milan dopo quello vinto in Coppa Italia. Di seguito le dichiarazioni del tecnico rossonero riportate da MilanNews.it.

Sapevo che il presidente sarebbe venuto a vederci, poi domani starà con la squadra e staremo insieme. Dà la sensazione di esserci come dico da sempre, poi domani passerà 3 o 4 ore con noi ed è un segnale importante. Derby? Da giocatore potevo sfogarmi di più, da allenatore è molto più difficile. Dobbiamo essere umili, rispettosi nei confronti dell’Inter e coscienti di quello che dobbiamo fare. Loro possano ancora sbagliare, noi no. Dobbiamo fare le cose per bene e giocare senza il braccino. E non voglio sentire la parola stanchezza, nessun alibi. Voglio undici avvelenati. La squadra è stanca? Per come alleniamo noi, è simile a giocare una partita ma senza lo stress mentale. Credo che la squadra sia pronta per il derby, abbiamo anche riposato e i ragazzi sono freschi. Non possiamo sbagliare e non c’è alcun alibi. Se vogliamo pensare alla Champions non possiamo sbagliare, è una finale. Ci giochiamo tanto, anzi, tutto”.

Cosa temo per domani? La storia del derby. Quasi sempre vince la squadra che è in difficoltà. Il derby di Coppa lo abbiamo vinto ed eravamo alla canna del gas. Dobbiamo stare attenti perché non mi piace che dicono che siamo i favoriti. Loro sono davanti a noi di sette punti e sono più forti di noi. Mi spaventa Spalletti perché è un grandissimo. Ha esperienza ed è molto preparato, sa come affrontare queste gare. Dobbiamo leggere al meglio la partita. Mi piacerebbero tante cose. Vincere il derby, la finale di Coppa Italia, l’Europa League, andare in Champions. Ma dobbiamo tenere i piedi per terra e lavorare con umiltà. A noi queste gare servono per alzare l’asticella, si cresce così e più velocemente. Questo gruppo aveva bisogno di queste partite, perché è solo così che si fa mentalità”.

Kalinic? Proteggo sempre i miei giocatori finché hanno voglia e rispetto dello spogliatoio e dei compagni. Io posso dar loro anche il mio cuore e possono palleggiarci, a Nikola poi continuerò a dare opportunità perché è forte e si deve riprendere. Al gol sbagliato da lui ho sperato di passare altrimenti lo avremmo perso definitivamente, ma è forte ed è un attaccante vero. Ci ho parlato spesso ma non solo io, anche i suoi compagni. Ma questo trattamento non va solo a lui, anche a chi sta giocando meno. È questo il senso di appartenenza. E poi spero che San Siro mi aiuti e ci aiuti: André Silva e Kalinic vanno aiutati, meno fischi e qualche applauso in più”.

Il Milan è ancora in gioco su tre competizioni: “Al mio arrivo abbiamo cominciato a lavorare ed ero certo dei valori di questa rosa. Ora temo il pericolo di pensare di essere bravissimi e fortissimi, non scordiamoci da dove siamo partiti. Non abbiamo fatto nulla e dobbiamo diventare ulteriormente squadra. I presupposti per fare qualcosa di importante c’è, ma non deve mancare il sacrificio e la voglia di allenarsi. Ripeto, ho la paura che qualcosa possa cambiare e devo essere io bravo a continuare e martellare. Svolta nel derby di Coppa Italia? “Pensavo solo di vincerlo e riscattare la sconfitta con l’Atalanta. In quel periodo al primo schiaffone lasciavamo il campo. Sapevo che quella gara potesse farci svoltare, ma la mia testa era solo sulla vittoria. Icardi mi preoccupa? Assolutamente sì, è uno dei più forti al mondo. Si muove in maniera incredibile, pochi meglio di lui. Non sbaglia mai, è un cecchino. Se ha una o due occasioni non perdona mai. Ma anche Candreva e Perisic sono di altissima qualità. Dobbiamo stare molto attenti”.

Gattuso commenta il paragone con Conte da parte di Bonucci: “Quando vincerò quello che ha alzato Antonio e avrò 300 panchine in A, allora si faranno i paragoni. Ora gli assomiglio a livello caratteriale, ma poi si ferma lì. Essere paragonato a lui è un grandissimo onore. Io devo essere credibile con quello che propongo alla squadra, ma io ho vissuto 14 anni al Milan. La società era diversa ma la differenza la facevano gli uomini in campo, il mio dovere è far capire che rispettare le regole e la maglia è lo spirito per vincere. Il segreto, per anni, è stato il senso di appartenenza, ogni giorno che eravamo a Milanello eravamo a casa. Voglio che torni tutto questo perché così si può crescere”.

Biglia? Un mese fa lo massacravate, ora è in crescita. Ma tutti sono migliorati, anche Kessie Montolivo Locatelli. Lo stesso Çalhanoglu che è attaccante ma fa tutti i ruoli quando deve difendere. Quando parlo di difesa, lo deve fare tutta la squadra. I due esterni d’attacco scendono ad aiutare i terzini. Vero che la linea di difesa ora è stretta e compatta, ma perché tutti lavoriamo sodo”.

CONDIVIDI
15/10/99 Redattore di Novantesimo