Milan, ecco Giampaolo: “Grande opportunità”

Il Milan presenta in data odierna il nuovo allenatore Marco Giampaolo attraverso la consuseta conferenza stampa. Ecco le sue parole, secondo quanto riportato da Tuttmercatoweb.

Come sarà il Milan? Bisogna migliorare la sintesi tra gol segnati e subiti, lo si fa attraverso i calciatori. Serve fare più gol e subirne di meno, anche questo è uno dei miei obiettivi”

Come ha strutturato il lavoro fino all’inizio del campionato? E’ complesso rispondere ma è pertinente la domanda. C’è un percorso da seguire e in questo devono starci dentro tanti calciatori. Il primo messaggo deve essere collettivo. Ci sono step da seguire. Inizialmente, dobbiamo conoscerci. Fanno prima i calciatori a conoscere me che viceversa. Tra le cose che devo fare è parlare con loro, capirne i profili, pensare ad un modello di gioco. Dirò ai calciatori cosa penso, cosa mi aspetto da loro. E’ un lavoro strutturato, lungo. Non conosco scorciatoie, non le perseguo. Devo seguire step di lavoro, creare coinvolgimento da parte dei calciatori che poi completeranno il lavoro tramite le loro qualità. Io rappresento l’idea che soltanto loro possono realizzare. So dove bisogna andare, questo comporta tempo e lavoro, fare e disfare, ma non mi spaventa”

Si è parlato anche di top player con la società? Solo top player stiamo cercando (ride n.d.r.)

L’incontro con Allegri? “E’ un appuntamento ricorrente quello con Galeone e Allegri. Galeone mi ha insegnato tantissime cose, Max era nostro calciatore e mi ha raccontato tante cose del Milan, l’ho sentito anche qualche ora fa. Ha fatto una carriera straordinaria, ha una grandissima capacità di gestire le cose. Il confronto ci arricchisce, gli chiederò altre cose, per me è importante capire bene dove sono, l’ho già capito ma devo approfondire”

L’eredità di Gattuso e le differenze con la sua impostazione? “Posso soltanto dire che quando abbiamo giocato contro, le due volte che ci siamo incontrati, a Gattuso ho fatto i miei complimenti per la gestione dialettica della situazione. Si è sempre assunto le responsabilità in prima persona, tanti colleghi gliel’hanno rinfacciato in maniera negativa ma per me in quanto tecnico va fatto. Per questo l’ho elogiato. La squadra, per quanto ho visto, disponeva di qualità, gestiva molto bene nella sua metà campo, con una buona organizzazione nella densità, con qualità in aggiunta a questo. Vedremo cosa cambiare, vedremo. Ho alcune idee ma devo capire con chi ho a che fare, conoscere bene le qualità dei calciatori. Lavorerò per giocare un calcio in cui il calciatore si senta protagonista, che giochi la partita, che non si attendista. Per fare questo, c’è bisogno di lavoro, lavoro e lavoro. Poi di grande disponibilità, di giocatori che credano nel progetto. E’ un lavoro complesso”

Donnarumma sarà titolare l’anno prossimo? “E’ un giocatore fortissimo. Io chiedo pochissime maglie agli avversari, ma nel primo anno di Sampdoria la chiesi proprio a lui”

Porterà un lavoro di correzione o rivoluzione? “Partiamo con una rosa di calciatori ristretta e con tanti ragazzi della Primavera. Per me sarà un motivo per portare avanti un discorso con calciatori che hanno fatto parte del Milan l’anno scorso, educare i giocatori della Primavera, ma non devo fare esperimenti. Devo parlare con i calciatori e tagliare l’abito più adatto alle loro misure. Devono conoscere le loro caratteristiche tanto tecniche quanto caratteriali e comportamentali. Il calciatore raccoglie tanti significati, mi interessano anche quelle”

Riuscire a conciliare le esigenze di mercato con i dirigenti al suo fianco? “Sono stati calciatori di altissimo livello. Hanno sensibilità per capire. Non sono stato pressante, ho espresso le mie idee. Ho chiesto un calciatore nel breve periodo per portare avanti il lavoro in maniera seria, ma ne abbiamo già discusso. Ho fiducia per la loro conoscenza. I giocatori che mi propongono non sono mai sbagliati, in passato mi è capitato che ci andassero molto lontano. Quando dico che mi serve un giocatore e mi presenti l’opposto vuol dire che siamo lontani. I loro suggerimenti sono sempre pertinenti, non mi pare di essere mai stato pressante”

L’essere definito “Maestro” da Sacchi? “Sorvolo, sono un allenatore che svolge il suo lavoro con grande passione”

Cosa ha pensato quando il Milan è stato escluso dall’Europa League? “Ci dispiace non disputare la competizione europea. Da questo bisogna cogliere l’altro lato, la possibilità di lavorare sette giorni, avere un ciclo settimanale per poter creare le condizioni di farla nel migliore dei modi l’anno successivo”

Gli obiettivi societari? “Dico sempre promettere meno per mantenere di più. Mi pare sia una frase molto azzeccata. Promettere meno vuol dire lavorare tanto, programmare anche le cose invisibili, nella gestione di una squadra di calcio ci sono tante cose. I carichi di lavoro, i tratti psicologici dei giocatori, le loro ambizioni. Prometto lavoro, serietà, impegno, dedizione, loro lavorano tanto ma anche io conto di lavorare tanto, come ho sempre fatto. Questo si che posso prometterlo. Mi piacciono i giocatori responsabili che sentano il senso di appartenenza, affidabili, non mi piace chi non è affidabile, chi non ha voglia di lavorare, chi gestisce il proprio mestiere in maniera sbagliata. Questo club ha l’obbligo di portare a casa risultati importanti. Io devo mettere il primo piede a Milanello ma respiro questa responsabilità, lo stesso devono fare i giocatori. I tifosi devono raccogliere il frutto di questo lavoro ma noi dobbiamo trascinare quel feeling, lo stato di unione che ti porta ad andare oltre, ma siamo noi che dobbiamo creare tutto questo”

Un giocatore ideale? “La sintesi tra Maldini e Boban

Praet, Veretout, Andrè Silva e Cutrone? “Approfitto per ringraziare Ferrero, mi ha fatto vivere tre anni di calcio appassionato, mi ha fatto esprimere e mi ha dato la possibililtà di venire al Milan, liberandomi dal contratto. Praet lo stimo ma non so se diventerà un giocatore in più per il Milan perchè abbiamo già quattro mezze ali, certo lo stimo, l’ho allenato e non è un giocatore del Milan. Siamo coperti in quel ruolo. Parlo dei miei giocatori, Andrè Silvae Cutrone, a pelle, sono calciatori diverse per caratteristiche. Devo valutarli insieme alla rosa del Milan ma sono giocatori di livello, devo capire come metterli insieme, capire chi è funzionale e chi meno. Ad oggi sono calciatori forti del Milan, poter scegliere è già una bella cosa” 

Cosa può portare al Milan Theo Hernandez? “Theo è un calciatore per cui il club ha fatto una ricerca importante. E’ giovane, è un calciatore di potenzialità, mi hanno chiamato apposta anche per far crescere i giovani di grande qualità. Sono curioso anche io di capire che giocatore sia. Si porta dietro l’ambizione di poter diventare tra qualche anno uno dei calciatori migliori in quel ruolo. Ha caratteristiche più vicine a Laxalt, diverse da Rodriguez e anche lì dovremo capire in che direzione muoverci”

I commenti positivi ricevuti? “Quando si è stimato dalle persone aumentano le responsabilità, c’è poi la condizione di tradire la fiducia. Non ho paura di niente, ho soltanto paura di arrivare in ritardo domani all’allenamento (ride n.d.r.)

Sarri? “C’è antica amicizia, ci sentiamo spesso, abbiamo frequentato il corso insieme. Viene in vacanza vicino a casa mia, ci vediamo, parliamo di esperienze. Lui è l’esempio di chi si è sbattutto nelle categorie inferiori ma ha vinto, ha raccolto grandi soddisfazioni attraverso il sacrificio. Gli devo molto, è lui che mi ha suggerito alla dirigenza dell’Empoli quando allenavo a Cremona. Questo è frutto della stima reciproca. Negli anni ci siamo sempre rubati delle idee, siamo cresciuti in questo modo”

Il mercato? “Io traccio profili, la ricerca la fa il club. Io mi esprimo sui calciatori che ho allenato, posso farlo perchè ne conosco vita, morte e miracoli. I leader di gioco sempre, poi ci sono i calciatori che con la qualità arricchiscono la squadra. I calciatori forti rendono le idee dell’allenatore migliori rispetto alle proposte”

Dove vedrebbe bene Suso? “E’ un giocatore di qualità e a me piacciono i giocatori così, ha dribbling e personalità. Senza calciatori di qualità non vinci le partite. Non mi focalizzo sul modulo, Suso sarà elemento di valutazione non in quanto valore del calciatore ma per la posizione, per farlo rendere per lui e per la squadra”

Si tratta di una rivincita personale? Non è rivincita ma un percorso lungo e complicato. Sono rimasto deluso dalle esperienze negative ma non mi sono mai arreso. Ho sempre studiato, mi piace aggiornarmi perchè penso non si finisca mai di imparare. Non è una rivincita ma la passione che ho nel mio lavoro che mi ha portato qua e spero mi possa far restare qua il più possibile”

I punti di riferimento da cui ripartire? “Sono 24/25 giocatori, portiere compreso, dove il Milan è al di sopra degli interessi particolari. La differenza la fa un gruppo di calciatori al servizio della squadra. Non ci sono prime donne o privilegiati ma giocatori del Milan”.

Questo Milan può raggiungere il terzo posto? “L’obiettivo finale devo costruirlo, non posso partire da questo. Parlare di obiettivo finale senza costruirsi step non ha senso. E’ chiaro che si guarda verso l’obiettivo finale ma lo devo costruire su step”

Il modulo? Domani sarà il primo giorno. Devo capire ed entrare nella pancia Milan. Devo capire dove sono, le dinamiche. Non partirò dal modulo ma delle caratteristiche dei calciatori. Sicuramente giocheremo con quattro dietro. Voglio fare valutazioni e sbagliare il meno possibile

Parlando di qualità, dove mancano giocatori di qualità in questa squadra? “Voglio conoscere bene e fino in fondo i calciatori della rosa del Milan. Mi spiace che Kessie, Laxalt, Paquetà, Cutrone, Bonaventura che spero che possa recuperare, Caldara, non siano ora a disposizione e non poter contare su di loro. Prima di muoversi seriamente in qualsiasi direzione voglio capire chi potrà soddisfare le nostre idee e chi, pur essendo forte, non sarà funzionale all’idea. In questo senso qualche periodo di riflessione voglio prenderlo, mi dispiace non poter studiare i sei di prima. Partiamo con un numero di calciatori ridotto ma questo ci metterà in condizione di costruire al meglio la squadra”

Le difficoltà di ottenere risultati da Milan con le difficoltà attuali? Ci vorrà del tempo, è vero. Il tempo potrà essere il primo alleato e il primo nemico. Il Milan è composto da giocatori molto giovane, a questo gruppo servirà trasmettere le ambizioni. E’ un esercizio di mentalità, servirà trasmettere mentalità vincente. Paolo e Zvone hanno esperienza da vendere e contribuiranno perchè questa responsabilità cresca nei giocatori. Allenare il Milan non capita tutti i giorni, bisogna essere orgogliosi. Dobbiamo costruire una squadre che non abbia paura di essere sè stessa. Servirà capire i calciatori, orientarsi, ma è una bella sfida”

Quanto è bello e difficile dovere esaudire le aspettative? Io penso che non si possa giocare bene a calcio senza giocatori di qualità. Nessun allenatore può proporre un calcio apprezzabile senza qualità, la caratteristica che rende un gruppo di calciatori in sintonia, perchè ascoltano la stessa musica. Il Milan ha diversi giocatori di qualità. L’anno scorso pensavo che il Milan potesse essere la sorpresa del campionato, ricordo partite come quella contro il Napoli che vinceva 2-0 e poi perse. Pensavo che il Milan potesse ambire ai posti più nobili della classifica, il campionato poi è lungo. Ho sempre riconosciuto che dentro le corde di questa squadra ci fossero giocatori con la capacità di ascoltare quel tipo di musica. Cercheremo di scegliere giocatori in grado di portare avanti la nostra idea di gioco”

I tre punti cardine e lo slogan? Lo slogan è testa alta e giocare a calcio. Non distinguo tra calcitatori titolari e riserve o forti e deboli. Mi piacciono giocatori motivati. Mi piacciono calciatori che vogliano essere ricordati per aver fatto qualcosa di importante. Il progetto è quello di offrire un calcio apprezzabile, chiaramente bisogna sostenerlo con risultati. Non parto dall’obiettivo finale, il Milan deve giocare per l’obiettivo massimo ma non parto dalla fine. Programmo per step. Il mio primo pensiero è domani, da domani penserò a parlare con i calciatori, a capire cosa pensano, le loro ambizioni, poi mettere in atto un progetto di gioco, poi una mentalità. Il percorso è lungo ma io devo procedere un passo alla volta. L’insieme di questi step creeranno una visione”

Cosa ha in mente di fare con il Milan? “Per me è il Milan è riconoscibilità calcistica, un modulo di gioco, senso di appartenenza. Il Milan ha raggiunto grandi risultati attraverso un’identità. Noi siamo riconoscibili perchè abbiamo la maglia rossonera a strisce verticali. Penso che le grandi squadre debbano avere identità. Gli obiettivi sono tanti e il percorso lungo. Ho in testa tante cose e tanto lavoro. Sarà quello di essere riconoscibile. I calciatori devono riconoscersi in quello che fanno, i tifosi devono avere senso di appartenenza”

Il momento in cui è scattata la scintilla, se lo ricorda? “Stavo salpando quando ho ricevuto, è squillato il telefono e Paolo mi ha detto di venire a Milano. I miei amici sono partiti io ho preso il primo aereo e sono venuto qui. Cinque anni fa per ripartire sono partito dalla Serie C, una scelta che poteva chiudere la mia carriera professionistica da allenatore. Ho accettato, ho avuto la follia di ripartire da lì, ero risentito e volevo tornare in Serie A partendo dalla categoria più bassa. Cinque anni dopo la chiamata di Paolo mi ha reso un uomo felice. Sono pronto a raccogliere questa sfida”

Una carriera fatta di alti e bassi, il Milan è un sogno o un obiettivo, o la grande chance? “Sono felicissimo e motivatissimo di essere qui, di allenare il Milan, una società gloriosa, una storia importantissima. Il Milan per me è una grande opportunità. Penso che attraverso lavoro, ricerca, sacrificio io me la sia meritata, ora devo meritarmela sul campo. Non c’è mai una fine al percorso, il mio è stato di cadute e risalite. Una sottolineatura importante che mi ha fatto il club è che diffida da chi non ha mai sbagliato. Questo mi ha fatto piacere. Si impara anche dagli errori. Sono contento e motivato di raccogliere questa sfida. Penso di esserci arrivato anche all’età giusta”

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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