Samu Castillejo non è riuscito ad imporsi e a ritagliarsi grande spazio da quando la scorsa è approdato al Milan, ma si è limitato a fungere da classico “dodicesimo uomo”, pronto a dare il cambio in avanti agli esterni.

Tuttavia, in lui c’è grande volontà di conquistarsi il posto da titolare nel corso delle prossime settimane. Intervistato ai microfoni di DAZN, lo spagnolo ha tracciato diversi temi, partendo dalla storia del club: “Primi giocatori che mi vengono in mente del Milan? Maldini, Gattuso. Quella era una squadra che aveva vinto tutto, ero piccolo, amavo il calcio e il Milan era una squadra che ho sempre seguito.

A 12 anni ho avuto l’opportunità di poter venire a Milano a vedere la partita, di stare nello spogliatoio prima della gara. Ho visto un Milan-Torino, 0-0, in cui Gilardino sbagliò rigore. Ricordo tutto in modo bellissimo, lo stadio era impressionante, i tifosi incredibili per come sostenevano la squadra. Sono ricordi indimenticabili”.

Sul primo impatto in rossonero: Di sicuro non ho avuto molto spazio per mettermi in mostra in campionato ma, chiaro, posso dare di più. Per questo mi hanno comprato, Leonardo ha avuto fiducia in me e voglio ripagarlo. Quello di cui ha bisogno un giovane è la continuità, è giocare, è sentirsi in fiducia e vedere che le cose ti riescono e che alla fine il calcio che hai dentro viene fuori. Tutto questo deve ancora succedere e c’è tanto di me da vedere ancora”.

Sul trasferimento in rossonero: “Si parlava della mia cessione al Milan, al parroco piacevo tanto per come giocavo e mi ha detto di non andare. Qualcuno stava riprendendo la messa e lui ha anticipato il trasferimento. L’ha ufficializzato lui, non si sapeva ancora al 100% ma era tutto quasi definito e alla fine l’ha chiusa lui”.

Sul suo tatuaggio del 7: “Mi sono tatuato tutti i numeri con cui ho giocato e volevo tatuarmi anche il 7”.

Su cosa prenderebbe dai 7 del Milan del passato:Robinho? Il dribbling. Un giocatore fantastico nell’uno contro uno, da piccolo lo ammiravo tanto, un grande giocatore. Pato? L’ho avuto come compagno, è incredibile il modo in cui colpiva il pallone, la velocità che aveva. E poi è una gran persona. Shevchenko? Lui aveva tutto. Ha vinto il Pallone d’oro, ha vinto tutto con il Milan, un punto di riferimento per i tifosi”.

Sul tecnico Gattuso: “Scherza molto con me, è un allenatore molto vicino ai giocatori e la cosa alla fine ti aiuta. Parla con tutti, grida con tutti. E’ un allenatore molto attivo e alla fine ti costringe a stare sempre sveglio, sul pezzo, mai fermo, e tutto questo aiuta noi giocatori”.

Sulla Champions League: “Ci andiamo? Sicuramente sì, perchè siamo una squadra con una mentalità vincente, con giocatori forti, siamo un gruppo molto unito. Siamo una famiglia grazie al mister: è quello che ho ascoltato da lui sin dal primo giorno. E, alla fine, le squadre compatte e le grandi famiglie ottengono risultati”. A riportare è Calciomercato.com.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.