Fabio Borini ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport del suo futuro e della sua permanenza al Milan. Di seguito le parole dell’esterno rossonero: “Andare via? Andare dove? Qui siamo al Milan. E voglio la rivincita contro la Juventus in Supercoppa. Sport preferito? Mi piace il football americano perché mi rispecchio nella filosofia della dedizione e del lavoro duro , correre è una delle caratteristiche che più mi fanno assomigliare a Gattuso. In me rivedo la stessa carica, la cattiveria agonistica. Io, come lui, finisco le partite stremato. D’altra parte mia madre corre ancora (lunghe distanze, ndr), mio papà lo faceva (200-400 metri, ndr) e mia sorella faceva salto in lungo. Non c’è da stupirsi. Differenze negli allenamenti tra Montella e Gattuso? Dico solo una cosa: se uno vuole allenarsi forte e bene, lo fa con tutti.

Il bilancio della mia stagione? Assolutamente positivo. Le aspettative nei miei confronti non erano molto elevate e io credo di aver dimostrato di valere la maglia del Milan. Penso di aver fatto vedere buone cose nonostante la maggior parte delle volte non abbia giocato nel mio ruolo naturale. La giudico un’annata sorprendente e il mio rendimento mi dà anche un pizzico di rivalsa: dopo essere stato a lungo all’estero, la gente si era un po’ dimenticata di me. Per mantenere il sorriso, nella prossima stagione, devono arrivare gol e soprattutto minuti in più, ovvio. Segnare e continuare a stare in panchina è un po’ frustrante. Io vorrei giocare e non essere solo una pedina. Intendo ritagliarmi un ruolo da protagonista. Non sono al Milan per svernare, ma per rimettermi in gioco. Il mio ruolo? Terzino? Alla terza volta che Gattuso mi ha messo lì, sono andato da lui e gli ho detto che se ci fosse stato bisogno di me in quel ruolo, avrei voluto impararlo per bene. Sono movimenti che in carriera ho sempre cercato di neutralizzare e ora mi sta capitando di doverli mettere in pratica. Non so in che ruolo giocherò l’anno prossimo, ma di base resto un attaccante…Se mi mettessi in campo, sarei seconda punta in un 4-4-2. Per il mio approccio al lavoro mi considero un esempio, in questo senso sì. Sono uno che lavora tanto e credo di farlo bene, ambizioso, coraggioso e determinato. Sono generoso di natura, anche in spogliatoio: sulla base della mia esperienza ho aiutato gli altri neo acquisti con la lingua, ho fatto da tramite, li ho coinvolti nell’adattamento e l’ho fatto con piacere perché so di aver dato una mano al gruppo.

L’ambiente Milan? Un passato di enorme profilo e uno staff che si prende cura dei giocatori. Tocchi con mano che ti vogliono bene. Mi è successo solo qui e al Liverpool. Rischio di fuggi-fuggi da Milanello? Per quanto mi riguarda di certo no. In generale non credo. Potrebbe essere una situazione che ci lega ancora di più. E poi, fuggi-fuggi per dove? Qui siamo al Milan. Suso? L’ho visto crescere a Liverpool, ora è un giocatore molto più consapevole. Se andasse via creerebbe un bel vuoto. Calhanoglu un po’ l’ho aiutato anch’io… Qualche consiglio di campo azzeccato, ma soprattutto fuori. Diciamo che non ho reso un gran servizio a me stesso (ride, ndr). Mirabelli? Massimiliano lavora molto bene perché conosce moltissimi giocatori non solo dal punto di vista tecnico, ma anche della personalità. E questo è di grande aiuto per creare un gruppo vincente. Titoli? Sto aspettando la rivincita con la Juve, in Supercoppa. Giocare nella prima metà di agosto potrebbe avvantaggiarci se il mister non ci ammazza in precampionato… (ride, ndr). Il mio sogno è vincere un trofeo con questa maglia, la Supercoppa sarebbe un’ottima introduzione verso prospettive più importanti”.

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.

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