L’avvocato Giuseppe La Scala, vicepresidente dei Piccoli Azionisti del Milan, quest’oggi ha parlato in esclusiva ai microfoni di MilanNews.it.

Ecco a seguire la sua intervista post CDA dei rossoneri, riportata dalla suddetta fonte: “Qualunque siano state le ragioni, con questa decisione la UEFA ha assunto un atteggiamento che non aveva avuto in passato. La scelta della UEFA ha poco a che fare con lo spirito originario per cui è nato il Financial Fair Play, ovvero mettere le squadre in condizioni di pari opportunità, spingendole all’equilibrio finanziario. Ciò significa dare massimo risalto alla qualità della gestione del club.

Viceversa, la UEFA è entrata in materia relativa all’assetto proprietario. Come a dire che, in assenza di garanzia di stabilità della proprietà, non c’è la volontà di valutare nessun business plan. Mi sembra, francamente, una forzatura, perchè una squadra potrebbe cambiare proprietà ogni 3 mesi, ma se è gestita bene dal suo management, non ho capito perchè non dovrebbe essere credibile il business plan.

Prima di oggi non c’è mai stato un caso simile. La Dinamo Mosca (l’unico altro club a cui è stata respinta la richiesta di Settlement Agreement) si era resa colpevole della falsificazione dei bilanci“.

Su chi si dovrebbe assumere le responsabilità del rifiuto della UEFA: Il management ha fatto quello che poteva e doveva fare. Sicuramente non dipende più da loro il futuro della società. Ho l’impressione che il CdA del Milan abbia le mani legate, sia impotente. Ora tutto è nelle mani della proprietà. Se sono in grado di rimediare a questa situazione devono farlo al più presto, altrimenti il senso di responsabilità impone che si facciano da parte.

Che la UEFA abbia torto o ragione, il rifinanziamento non lo riusciranno a concludere prima della sentenza della commissione giudiziaria, mi pare di aver capito. Secondo me l’intervento di Fassone di oggi è un intervento che fa i conti con la forte probabilità che si venga esclusi dalle coppe europee. Il Milan ha bisogno di una proprietà stabile a prescindere dalla UEFA“.

Sull’ipotesi in cui il Milan venisse escluso dalle Coppe europee: Sarebbe più grave a livello d’immagine che economico. Il Milan che manda i suoi tifosi al cinema il giovedì è un Milan triste. Si è detto che a noi avrebbe fatto bene parteciparvi anche per una questione di abitudine alla mentalità europea di calciatori molto giovani come i nostri. Non bisogna essere ipocriti, sarebbe un problema star fuori dall’Europa“.

Su Elliot e un eventuale acquisto del Milan da parte del fondo in questione: Non ho visto il contratto, lo premetto. Credo che il contratto preveda che, se la proprietà non riesce a rispettare le scadenze nella sottoscrizione o nel versamento degli aumenti di capitali, indispensabili per garantire l’operatività sociale, la scadenza del prestito venga anticipata. Quindi sarebbe un caso di default, sostanzialmente.

In questo momento, mi aspetto che sia la proprietà a parlare e a rassicurare tutti, se è in grado. Se no che accetti una delle proposte di inserimento di nuovi soci minori.

E’ stato un errore gravissimo della proprietà quello di temporeggiare sul rifinanziamento, visto che hanno le proposte sul tavolo da settimane. L’impressione è che si sia tirata la corda fino a quando si è rotta: a furia di aspettare proposte con tassi di interessi minori, ora il Milan rischia di star fuori dalle coppe, con tanto di conseguente danno economico.

E, sentendo le parole di Fassone di oggi, mi pare impossibile che si riesca a rifinanziare prima della sentenza della commissione giudicante. Da un punto di vista legale, nemmeno se metti gli avvocati a lavorare 24 ore su 24 chiudi in 15 giorni un rifinanziamento. Figuriamoci se così complesso“.

Su Fassone: Voglio fare una premessa. Questo duplice ruolo di Fassone come general manager del Milan e di uomo che, per conto della proprietà, prima ha trovato Elliott e ora si sta occupando anche del rifinanziamento del debito, è in conflitto d’interessi. Se tu fai gli interessi della società, devi mettere in mora la proprietà.

L’amministratore delegato di una società, anche se nominato su indicazione della società, non dovrebbe essere un rappresentante della proprietà in società. Detto ciò, tornando alla tua domanda, non è scontato che, qualora il Milan passasse di mano e finisse ad Elliott, Fassone rimarrebbe.

Ho sentito voci contastanti in merito. Qualcuno dice che sia uomo di Elliott anche in prospettiva, altri che il fondo americano non sia troppo contento di come siano state condotte le cose“.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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